sabato 12 marzo 2011

Racconti dall'Uganda (Il Viaggio di Margherita, 12 - 23 dicembre 2010)

Dice giustamente il nostro amico Giorgio Mazzola (I.S.”Cristo Re”):
“Ogni viaggio, se lo si vive bene, rappresenta l’opportunità di una grande esperienza formativa. Vuoi visitare altri luoghi e altre culture? Bene, impara allora ad essere povero. Se vuoi davvero incontrare qualcuno, cerca di essere povero. Solo chi è povero può realmente incontrare qualcuno. Il ricco regala, distribuisce, pianifica, si moltiplica. Il povero non ha niente da dare, quindi incontra, accoglie".
Per noi del R.M. si tratta ora di vedere come l’intuizione, “la forma di vita” che è nata in certi tempi e in un certo luogo può mettersi in viaggio e incontrare culture e cammini diversi.
Dedichiamo particolare cura alle singole giovani donne che i Servi ci fanno incontrare perché arrivano, in qualche modo, presso le loro parrocchie o conoscono l’Ordine secolare servitano e mostrano un particolare desiderio di dedicarsi maggiormente all’"apostolato laico”.
Puntiamo molto sulla crescita del loro senso di responsabilità e sulla loro autonomia: devono sempre fare i conti con una società ancora fondata sul maschilismo, sulla poligamia, sulle prevaricazioni del potere e per giunta troppo spesso segnata dal malgoverno e dalla corruzione.
L’appello per l’attribuzione, in questo anno, del Premio Nobel per la Pace alle donne africane, afferma tra l’altro:
“Le donne sono la spina dorsale che sorregge l’Africa. In tutti i settori della vita: dalla cura della casa e dell’infanzia, all’economia, alla politica, all’arte, alla cultura, all’impegno ambientale. Per questo in Africa non è pensabile alcun futuro umano, senza la loro partecipazione attiva e responsabile. Senza l’oggi delle donne non ci sarebbe nessun domani per l’Africa... Sono in maggioranza le donne a lavorare i campi in una terra che quasi mai appartiene a loro, solo perché donne. Ad esse che controllano il 70% della produzione agricola, che producono l’80% dei beni di consumo e assicurano il 90% della loro commercializzazione, è quasi sempre impedito di possedere un pezzo di terra….”.

Ora stiamo seguendo in particolare alcune donne, giovani e meno giovani, che hanno attraversato varie avversità ma riescono a continuare il loro cammino senza arrendersi. Tutte lavorano ma i mezzi che usano sono scarsi e inadatti per un dignitoso guadagno. La sarta continua a lavorare con una macchina da cucire molto vecchia e il suo boss vuole maggiori risultati. La negoziante apre una piccola finestra per vendere qualche prodotto sperando di non essere ancora derubata come già è successo parecchie volte.
Tutte si ingegnano con creatività e mettono a disposizione tempo e capacità sia per la loro formazione biblico-spirituale sia per aiuti concreti ai numerosi tipi di povertà presenti nel loro territorio parrocchiale e non.

E’ la terza volta che Anna ed io andiamo in visita in queste terre e questa volta abbiamo percepito maggiormente la crescita della loro fiducia nei nostri confronti, abbiamo vissuto una gioia crescente nell’incontrarci e una consapevolezza maggiore dei contenuti che insieme ci offriamo per un sostegno nelle scelte di fondo, suscitate dal comune carisma mariano, di fraternità e servizio.
I fratelli Servi di Maria, dai prenovizi ai professi, dai frati formatori ai frati che prestano il loro servizio come sacerdoti e al frate Delegato e responsabile per l’Uganda, tutti hanno contribuito a rendere il nostro soggiorno carico di attenzione e cura, di condivisione dei momenti spirituali e di mensa fraterna nonché di momenti di festa insieme alle altre componenti della Famiglia stessa.

A Kisoga abbiamo visitato più volte il piccolo centro delle Suore Mantellate di Pistoia.
Loro, già da anni, hanno iniziato una scuola per i bambini e per i più grandicelli. Hanno formato alcune persone che poi hanno iniziato ad insegnare in questa scuola e ne curano l’andamento e l’organizzazione. Hanno un particolare sguardo per tutti gli anziani che rimangono soli e senza cibo. Hanno anche una piccola casa di cura per donne malate di AIDS e altri disturbi simili. Seguono i figli di donne povere e sole.
Sr.Giuditta, infermiera, è sempre alla ricerca dei più abbandonati che si nascondono per paura della gente e per la vergogna delle loro miserie. Spesso non riesce a trovare soluzioni e risposte ai vari bisogni. Sr.Benizia ha puntato molto sulla scuola e sulla diffusione di informazione e cultura. Sr.Gemma e Sr.Lucia si sono dedicate alla formazione delle ragazze e al lavoro in parrocchia.

Ancora una volta facciamo esperienza di quanto siano fondamentali il collegamento, la comunione e la collaborazione con le più svariate forme di vita all’interno della Famiglia servitana!

Margherita Palazzi


Betty con la sua vecchia macchina nel bazar del boss









lunedì 7 febbraio 2011

Appunti dall'Albania (il viaggio di Mirella e Liliana)

Carissimi Annalisa e Michele,
pensando al viaggio in Albania dove sono tornata con l'amica conosciuta "sul campo" alcuni anni fa, desidero condividere con voi alcuni appunti che mi ha regalato.
Liliana è un'insegnante che ha seguito come volontaria, presso le Serve di Maria Riparatrici di Vallona, dei progetti in collaborazione con la Caritas e una ONLUS anche per lunghi periodi sin dal 2000.
Durante il nostro soggiorno a Inshull si è prodigata con la sua esperienza, per l'animazione, i canti e quanto era utile per la buona riuscita della celebrazione e delle attività con gioia e soddisfazione di tutti.
(La cronaca più dettagliata alla prossima occasione!)

Ciao, un abbraccio.
Mirella


25.12.10
…E il viaggio è ricominciato, ma forse non si è mai interrotto.
Gezuar Krishtlindjen dal Nord della terra delle Aquile dove si misura il valore della testimonianza e la forza del Vangelo.
Troppo tempo trascorre nella quotidianità senza che si riesca a percepire l’importanza di lasciare tracce di fede di luce.
La nostra frenesia occidentale con una sua ritualità spesso privata di contenuti e ridotta a sequenza meccanica di azioni, non riesce a posare lo sguardo su un tempo umano fuori dal “tempo”
Ishulll Lexe
Così strade di fango, gente che cammina, la chiesa con il cimitero, un luogo e una comunità.
La notte di Natale, il messaggio agli uomini di buona volontà è consegnato agli angeli, pastori, re e imperatori, vestiti con materiali di recupero, ma che sanno restituire sacralità alla rappresentazione del Mistero: Ed ecco che una Madonna con le scarpe da ginnastica e un Giuseppe con gli occhiali rendono credibile ciò che si sta rappresentando e nella serietà del gesto di una madre che culla il proprio bambino, ognuno di noi, testimone dell’Annuncio, riceve una presenza che cambia la vita.
Il centro, la proclamazione della parola, la partecipazione dell’assemblea, trasformano la piccola chiesa, dal piazzale di erba e fango, in Presepe Vivente, in una comunità di gente semplice che accoglie il gesto di Dio il dono del Figlio.
26.12.10
La comunità si ritrova all’appuntamento,della celebrazione eucaristica e ancora ciascuno, presenta all’altare ciò che porta nel cuore.
Il canto, la preghiera, gli strumenti, infondono un senso di appartenenza, di una nuova realtà che sta nascendo ed ha bisogno di nutrirsi di gesti di carità e di amore.
Gli stessi che nel pomeriggio trovano voce in un'altra piccola comunità dedicata alla Sacra Famiglia. Alla recita del Padre Nostro attorno all’altare si rende visibile la “famiglia” che la comunità cristiana vuole diventare per questa gente che, pur attraversando nuove epoche storiche, resta testimone della violenza di un regime totalitario che ha lasciato cicatrici nell’anima e nel cuore.
27, 28, 29 dicembre
Giornata di formazione per i preadolescenti e gli adolescenti di Ishull Lexe con la partecipazione di una rappresentanza da Valona.
“Costruire la mia Casa sulla roccia” la presenza di Gesù nella mia vita, nella mia famiglia, la mia trasformazione nell’incontro con il messaggio di Gesù. Lavoro di gruppo, video, e foto per approfondire, condividere, ricordare, comprendere la forza di un invito e la potenza di un desiderio
dicembre – 1, 2, 3 gennaio
Gezuar Lin e Ri. Buon Anno
S: Messa di ringraziamento con Te Deum, celebrata dal vescovo e tombola del kitch con le suore della comunità di Valona.
Spedizione serale al Kafic Ebraico “promenade” alla ricerca del “soufflaque perduto, pranzo a base di panini sulla spiaggia di Orikum.
Immagini di una “ vacanza” per risaldare legami, ritrovare amici,scoprire nuove realtà, in una sorta di pellegrinaggio dell’amicizia.

lunedì 10 gennaio 2011

Pubblichiamo i saluti e gli auguri pervenutici da due Comunità di Serve di Maria che sono ormai nel nostro panorama associativo: quella di Ishull-Letzhe in Albania e quella di Celaya (Mexico).
Da Celaya:

Stimato Signor Michele,
un cordialissimo saluto a lei e a tutti i Membri dell'Associazione. Chiedo scusa per questo lungo silenzio dovuto a un guasto telefonico che ci ha tenuto isolate dalla vigilia di Natale fino ad oggi. Ora, che tutto é ritornato normale, mi pongo in contatto con lei per ringraziare degli auguri natalizi e del ricordo, ricordo ricambiato da parte di tutte noi. Che il Signore conceda a tutti un Nuovo Anno di grazia, pace, salute e lavoro.Il giorno 30 di dicembre abbiamo celebrato la prima Professione della novizia Magdalena, che ora si chiama Sorella María Magdalena, pur mancando il mezzo di comunicazione, cioé telefono ed e-mail, alla celebrazione hanno partecipato molte persone, é stato bello. Il lavoro con la "giuseppina" segue sempre a ritmo continuo, il giorno 27 abbiamo consegnato la casula per la celebrazione del 25º di Ordinazione sacerdotale del Padre Ángel Vargas, é riuscita molto bene, ora siamo impegnate con gli scapolari dell'Ordine Secolare dei Servi e abbiamo altre richieste di lavoro in fila. Grazie, ancora grazie a tutti per questa felice iniziativa.Nella Cappella abbiamo giá potuto installare la prima vetrata rappresentante Santa Giuliana Falconieri, iniziatrice della rama femminile del nostro Ordine. Grazie, ancora grazie a tutti per questa felice iniziativa.A Santa María di Guadalupe affidiamo lei , Annalisa, ciascun Membro dell'Associazione e le loro famiglie, perché li benedica e protegga.
Con affetto e gratitudine.
Suor María Lucía Palamidese e Sorelle, Monache Serve di María
(ndr: Quella che Suor Lucia chiama "la Giuseppina" è la macchina bordadora (ricamatrice) "protagonista" del micro-progetto effettuato nel 2009).
Dall'Albania:

Gentile Signor Michele, Annalisa e quanti condividono i nostri cammini, cari e sentiti ringraziamenti per gli auguri accolti con gratitudine e certezza che il Signore ama ciascuno con amore infinito e il Suo Figlio nato per noi ci resta accanto per rendere fecondi i nostri passi nel servizio del Suo Regno.
Chiedere perdono per non aver scritto prima è poca cosa, ma siamo state a lungo impedite dal non funzionamento dell'internet e poi il tempo vola...
Sappiamo che fa piacere sentire qualche notizia, così in allegato vi raccontiamo alcuni momenti vissuti nella nostra missione.
-Il mese di dicembre ci ha viste impegnate nella preparazione del S. Natale con i ragazzi, la precarietà dei mezzi spesso rallenta il rendimento, ma non rallenta l'impegno e la gioia dei ragazzi che con piccole cose sono in grado di realizzare cose significative e dimostrare riconoscenza.
Recite, canti e manifestazione di semplicità hanno caratterizzato la celebrazione del Santo Natale attorno al Dio fatto Bambino.
-Due giorni ricchi per la formazione dei giovanissimi che hanno compensato la fatica e la stanchezza di noi adulti. Stare insieme, condividere e riflettere per diventare amici e camminare come figli amati dal Signore, diventano momenti di esperienza e capacità di costruire per guardare al futuro illuminati dalla luce portata da Gesù.
-Abbiamo avuto la gioia e la fortuna di avere in mezzo a noi anche Mirella che si è resa disponibile nell'aiutarci e gli aiuti sono veramente preziosi e motivo di ringraziamento al Signore.
-Un momento particolare della Chiesa albanese alla quale abbiamo partecipato: 8 Dicembre nella cattedrale di Scutari si è celebrato solennemente la chiusura del Processo diocesano dei martiri albanesi, 40 persone che hanno coronato la loro vita con il martirio durante il periodo della dittatura. Periodo molto vicino a noi quindi denso di significato e di ricordi... Molti i presenti tra i quali parenti e familiari dei martiri. Non è facile esprimere i sentimenti e le emozioni che traspariva dai volti.... Riflettere sul senso della vita, una vita donata per il Vangelo... scegliere di morire martire piuttosto che tradire la propria fede, testimoniare con la vita il Credo religioso e l’amore cristiano che fa perdonare anche l’imperdonabile, ecco gli esempi che questi fratelli ci hanno lasciato come testamento spirituale. Penso che molti come me hanno ricordato ciò che Tertulliano diceva a riguardo dei perseguitati: "Il sangue dei Martiri è seme dei nuovi cristiani" questi sentimenti di sicuro risuonava nel cuore di molti presenti nella celebrazione. Alcuni dei martiri erano religiosi gesuiti, altri francescani altri sacerdoti diocesani, altri ancora semplici fedeli che hanno preferito morire in modo atroce, ma non rinunciare alla propria fede. Tra essi una giovane donna che non ha accettato le angherie di un tiranno ed è stata costretta ad atroci sofferenze sofferte per Cristo. Esempio e incoraggiamento per noi che viviamo in questa terra e tra questi fratelli ancora tanto bisognosi di amore, sostegno, incoraggiamento…
Viene spontaneo ringraziare il Signore per questo dono che fa alla sua Chiesa e speriamo che presto vedremo glorificati anche su questa terra quanti hanno donato la loro vita nella fede in Cristo nato in mezzo a noi, vissuto come noi, morto e Risorto per garantirci la Salvezza.

Con la stima e la riconoscenza vi salutiamo augurandovi ancora Buon Anno nel Signore
sr Aurelia, sr Marisa, Sr Gemma
Ishull Lezha 9.1.20

domenica 2 gennaio 2011

In alto a sinistra: laboratorio di buste per lettere a Chennay, a destra: ospedale di Fatimanagar, il momento della consegna della macchina da cucire a Lucy.



A sinistra: riunione "Tayloring school" a Kilnathur; a destra: consegna delle capre ad una giovane mamma di Mamallapuram.



TAMIL NADU 2010


Stavolta a Chennay ci siamo arrivati in un giorno di pioggia: sarà stata la stanchezza per il viaggio in aereo, il grigiore che tutto pervadeva, la lentezza dell’incedere dell’auto nella melassa meccanizzata per uscire dalla sempre caotica città, sta di fatto che Annalisa ed io abbiamo guadagnato l’angolo di pace e serenità di Mamallapuram, tirando finalmente un sospiro di sollievo e lasciandoci piacevolmente cadere sui duri tavolati che costituivano i giacigli della nostra stanza (non esistono, infatti, laggiù i materassi “all’italiana”).
Ma più di tanto non ci è stato possibile indugiare sulla nostra stanchezza e desiderare una sosta ad essa adeguata, perché il viaggio era organizzato “al minuto-secondo spaccato” in quanto l’obiettivo era di ri-percorrere tutti, ma proprio tutti, i luoghi dove erano o sono stati o saranno in corso i micro-progetti dell’Associazione “Sulle orme dei Servi-verso il mondo” da quattro anni a questa parte.
Spartanamente, quindi, era già stata a priori defalcata dal programma ogni cosa che non avesse a che fare con gli “obiettivi associativi”: niente “approfondimenti “ dedicati alle differenze culturali e religiose, niente visite a siti monumentali o di interesse turistico, niente concessioni a trastulli, riposi beati e piacevoli cene, ma solo un calendario di corse in treno e auto, appuntamenti, visite e incontri, inquadrate mentalmente da fogli, carteggi, appunti, lettere spedite e ricevute, cifre di denaro speso, da spendere, da verificare e da controllare.
Si è cominciato subito con il micro-progetto di Mamallapuram: incontro con le persone che avevano ottenuto le capre l’anno precedente, valutazione della situazione, acquisto di un altro gruppo di capre precedentemente concordato con le famiglie e i Padri Servi di Maria di Mamallapuram.
P. Sami da noi conosciuto gli anni precedenti, dopo un grave incidente in moto che lo aveva allontanato dalla scuola per mesi, era stato trasferito nella lontana città di Bangalore, lasciando il posto ad un altro p. Sami, appena giunto a Mamallapuram, con il quale abbiamo condiviso anche qualche intenso momento di spiritualità.
La notte del nostro arrivo, è andato con il “mediatore” a comprare 30 capre e il giorno seguente con un po’ di fatica e con un pizzico di conseguente confusione, gli animali sono stati consegnati ai destinatari prefissati: abbiamo preso nota dei nomi, verificato cos’era rimasto della consegna delle capre dell’anno scorso, registrata l’assenza di qualche famiglia che si era dovuta trasferire altrove e incassato il contributo da ciascuno dei beneficiati. Il tutto si è concluso con un breve conciliabolo con i beneficiati, persone molto povere e con le raccomandazioni di un uso corretto e virtuoso di quanto avevano ricevuto.
Quindi siamo ripartiti per Trichy e per Fatimanagar.
E’ sempre un’emozione, sospesa tra gioia e compunto dolore, la visita a Fatima Nagar, l’incontro con Suor Rita, le consorelle e gli ospiti , piccoli e adulti, malati di lebbra, TBC e di AIDS.
Anche questa volta Suor Rita è stata straordinariamente efficace: come sempre non era stato necessario un lungo carteggio e altrettanti colloqui telefonici per attrezzare i due micro-progetti che l’Associazione aveva proposto per Fatima Nagar. Infatti le 10 capre erano nel loro recinto e le due persone a cui erano destinate, ex-malati di lebbra dello stesso Ospedale, erano pronti alla pur sobria “cerimonia” della consegna: alcune parole di circostanza, saluti, le foto di rito.
Ma più toccante si è rivelata la consegna della macchina da cucire elettrica, la prima di questo tipo, a Lucy, una bella ragazza di vent’anni, dal viso sereno e dai grandi occhi neri. A lei il destino, sotto forma di lebbra, aveva chiesto l’amputazione della gamba destra, dal ginocchio in giù.Per questo Suor Rita ci aveva chiesto per lei una macchina con il motore elettrico. Turbati “dentro”, Annalisa ed io, le abbiamo consegnato il suo strumento di lavoro.
La foto scattata a lei, assieme a Suor Rita, è stata, eccezionalmente, una, una sola: non ne servivano altre per esprimere il vissuto del momento! Nel pomeriggio Suor Rita ci ha mostrato, con comprensibile soddisfazione, i padiglioni del nuovo ospedale e del nuovo centro per i bambini malati di AIDS.
Poi, mentre Annalisa era a colloquio con Sr. Rita, ho effettuato come sempre il mio piccolo “pellegrinaggio del dolore”, recandomi a visitare i vari padiglioni: i bambini ammalati di AIDS, i tubercolotici, i lebbrosi. Passavo, guardavo, cercavo di imprimere, come le altre volte, negli occhi quelle scene di corpi smunti, neri, alcuni spettrali, nelle camerate disadorne e immerse in un silenzio irreale. Momenti e visioni che considero utili serbare interiormente, quando, di fronte alla fatica del vivere, sento difficoltà che giudico eccessive.
Durante la visita al complesso ospedaliero avevo notato delle cassette di legno attaccate ai muri: mi sono avvicinato e ho visto scritto: “condom box (cassette dei preservativi)”!! Non ci volevo credere! Più tardi, tornato da Annalisa e da Suor Rita, ho fatto presente il fatto e Suor Rita, con molto candore, mi ha detto che questa “precauzione” era per impedire, dato che la “natura” e la relazione affettiva tra le persone hanno sempre e dovunque le proprie esigenze, la trasmissione delle infezioni, cosa da evitare in maniera assoluta. Al Vescovo, che le faceva presente la discrepanza con l’ufficialità della dottrina cattolica, Suor Rita dice di aver risposto così: “Lei è lì, Eminenza, sopra e distante, sono io che sono qui, giù, in mezzo a queste situazioni, cui devo dare, senza giudicare il passato di nessuno, indicazioni di soluzioni per evitare mali peggior. Queste persone hanno il diritto di godere la sessualità, dono di Dio, in modo positivo, cioè senza recare danno a sé e agli altri”.
In serata siamo tornati a Trichy e ci siamo incontrati col “nostro” interlocutore privilegiato”, p. Sagai, sempre attivo, sorridente e disponibile. L’indomani con lui ci siamo recati a Muppayur, a incontrare la fraternità e le ragazze della scuola di cucito, terminata qualche mese prima.
Con queste ultime abbiamo valutato l’andamento della loro attività, realizzata grazie al corso di cucito e la consegna a ciascuna di loro della macchina da cucire. Veniamo così informati che la quasi totalità delle 30 ragazze svolgono attività, a tempo pieno o a part time, grazie alla disponibilità dello strumento necessario.
Interpellate sul futuro, le ragazze hanno fatto anche una proposta interessante, che sarà anche espressa dalle ragazze delle altre scuole, quelle di Kilnathur e della Parrocchia del Bambin Gesù di Okkiampet (vicino a Chennay), e che potrebbe essere oggetto dei nostri prossimi micro-progetti in Tamil Nadu: imparare a confezionare vestiti non solo per donne, ma anche per bimbi, ragazzi e uomini (con la dovuta precauzione !) perché la “cultura indù” (ecco un altro di quei problema che la religione si inventa !) sconsiglia vivamente alle donne di “prendere le misure” di abiti maschili!!
Poi, ancora una volta, siamo stati al villaggio di Narikkanvayal, dove abbiamo già sovvenzionato la perforazione del pozzo e la relativa fontana. I lavori per l’allacciamento elettrico che consentirebbe il collegamento della fontana al desalinizzatore sono bloccati: com’è noto, le esigenze di questo villaggio di “dalit” (fuoricasta) non devono interessare molto le autorità civili, ragion per cui i lavori più volte promessi sono di là dall’essere realizzati. Anzi: l’assessore del Comune aveva promesso (tutto il mondo è paese!) di “venire incontro alle spese” della comunità di Narikknvayal e dando un contributo alle spese già sostenute dai suoi abitanti. Che fare? Quello che l’assessore non ha dato (Rs. 3.000, cioè €. 50) è stato fornito dal sottoscritto, quale rappresentante dell’Associazione “Sulle orme dei Servi-verso il mondo” che ha anche fornito un’altra cifra analoga per pagare, su consiglio del p. John Britto, Parroco del luogo, il “pizzo” per l’ingegnere che doveva dare il via ai lavori. Al momento, però, in cui scriviamo queste righe, da Narikkanvayal non ci sono ancora arrivate le sperate notizie.
Siamo tornati a Trichy, quindi di nuovo a Mamallapuram (sono 8 ore di viaggio) e di qui, il giorno dopo, con altri 400 km. in vettura “anni ’50”, siamo andati a Kilnathur, dove l’anno scorso è stata realizzata un’altra delle nostre “tayloring school” e abbiamo avuto la possibilità di rivedere l’amico p. John Roncalli. L’accoglienza è stata a dir poco festosa, ci hanno messo attorno al collo le ghirlande di profumatissimi gelsomini e le ragazze della scuola ci hanno informato della validità e dell’utilità per la loro economia familiare del loro lavoro con la macchina da cucire e gli insegnamenti di cucito appresi dalla scuola.
Anche qui ribadiscono l’opportunità di effettuare un corso di ulteriore “specializzazione” imparando a cucire abiti per persone di sesso maschile. P. John mi parla della dura vita in quel villaggio sperduto, dove si incrociano problemi di convivenza tra classi sociali e gruppi religiosi. Mi ha mostrato l’altoparlante della chiesa, orientato in una precisa direzione, verso le case abitate esclusivamente da persone di fede cristiana, poiché la musica trasmessa dall’altoparlante non può e non deve essere ascoltata nella zona opposta, dove ci sono persone indù di casta cosiddetta “superiore”! Le case dei cristiani sono su un lato della via, dall’altro abitano gli indù, che ogni tanto visitano le case dei cristiani per bastonarli e oltraggiarli. “E voi cosa fate”? gli chiedo. “Siamo cristiani, seguaci di Gesù. Ci teniamo le botte ricevute e basta”. P. John mi ha parlato della necessità di aprire un negozietto di materiali di cancelleria per i bimbi della scuola del villaggio: per acquistare una matita o un quaderno o una “merendina” devono andare, a piedi, nella città più vicina, dove tutto costa di più. Gli ho risposto che se il micro-progetto verrà presentato nei modi e nelle modalità prescritte, la nostra Associazione avrà l’attenzione giusta per sostenere la sua richiesta.
Salutato p. John, siamo rientrati alla sera a Mamallpuram “spremuti come limoni”.
Il giorno dopo, via ancora, in auto, per altri 300 km. , per andare a comprare nella città di Kanchipuram gli articoli di seta (cuscini, sciarpe, foulard) per alimentare le bancarelle che sostengono finanziariamente i nostri micro-progetti.
E il giorno dopo siamo ritornati, dopo aver girato l’intero Stato del Tamil Nadu, a Chennay: il viaggio stava per concludersi. Abbiamo incontrato alcune ragazze della prima scuola di cucito, siamo andati in città a consegnare il contributo (l’85% della spesa. Il rimanente era a carico del beneficiato) dell’Associazione al piccolo laboratorio che produce buste per lettere nel centro di Chennay. Siamo entrati in un corridoio scuro, dai muri umidi di muffa per avere l’accesso a due stanzette di pochi metri quadrati, completamente senza finestre: lì lavoravano, seduti a terra, tre-quattro persone, oltre che al titolare e a sua moglie. Ci hanno mostrato orgogliosi la nuova macchina, una pressa idraulica asservita ad un piccolo compressore che sostituiva un “torchio a mano” che serviva, ponendo una fustella di ferro sopra una risma di carta, a tagliare le sagome delle buste. Ora la fustella lavora con la trancia e in pochi secondi si tagliano centinaia di fogli. I titolari ci hanno ringraziato, mettendoci al collo le caratteristiche corone di gelsomini.
Siamo tornati finalmente, in serata, ad Okkiampet, periferia di Chennay, pregustando, finalmente, alcune ore di sosta e di riposo per il giorno seguente, dopo “una corsa” durata continuativamente oltre dieci giorni .
Annalisa, però, ha avuto una “delle sue” preziose intuizioni, e mentre io già riposavo felice lei, stesa sul tavolato del letto e non riuscendo a dormire, ha guardato la date dei biglietti aerei del viaggio di ritorno e si è accorta che era prevista per la notte stessa e mancavano, pertanto, solo poche ore alla partenza.
Dopo un breve fraseggio non propriamente riferibile, giù dalla branda, composto a tempo di record il bagaglio, salutati tutti di corsa, siamo partiti per l’aeroporto.
E di lì, a casa, con la soddisfazione del positivo lavoro compiuto dall’Associazione, ai cui Soci portavamo i saluti e sopratutto i più calorosi ringraziamenti da parte di tutti beneficiati dei vari micro-progetti.








lunedì 27 dicembre 2010

Desidero inviare in occasione di questa tempo d' Avvento/Natale, uno speciale ringraziamento all'Associazione "Sulle Orme dei Servi verso il mondo". Mi fa piacere venire a conoscenza di quanto l'Associazione stia rispondendo ad aspetti rilevanti del nostro carisma: la comunione e il servizio verso gran parte delle realtà missionarie servitane e verso alcune realtà molto povere in Italia.
Comunione e servizio che vengono vissuti in una condivisione di metodologia basata suI sistema di proposte di microprogetti e perciò di micro finanziamenti. Questo sistema sta diventando molto utile a livello mondiale perche si prefigge di formare, la dove la povertà non si restringe 0 dilaga, coscienze capaci di sviluppare sempre più l'autosufficienza e l'autonomia economica e di liberarsi, quindi dalla dipendenza dai paesi ricchi. Tale promozione, oserei dire, pedagogica, mette in discussione lo stile di vita di ciascuno di noi e ribadisce il principio dell'eticità delle nostre azioni, dei nostri investimenti, così come si è detto nel Convegno Intemazionale UNIFAS (Famiglia dei Servi) a Rio de Janeiro nello scorso mese di luglio. So che l'Associazione collabora con diversi membri della Famiglia dei Servi, dalle Diaconie al Regnum Mariae, alla Rivista "Le Missioni dei Servi" e si è incontrata con diversi studenti del Marianum e con la Comunità di San Marcello. Confidando quindi nel proseguimento di questa proficua collaborazione, auspico i migliori auguri per un lavoro ricco di frutti buoni e capace di arricchire e rinnovare costantemente la vita di tutta la Famiglia servitana, illuminata da un grande carisma.

Buon Avvento. Buon Natale e buon proseguimento.

In Domina Nostra,
fra Angel M. Ruiz Garnica, osm Priore generale

martedì 30 novembre 2010

Care/i tutte/i,
Vi inviamo in allegato una riflessione che Stefano, Sociodella nostra Associazione, ha tratto dalla sua personale esperienza vissutaquesta estate in Mozambico, visitando la Missione dei Servi di Maria di Matolaretta da p. Pietro Andriotto.
E’ un articolo interessante, che vi invitiamo a leggere.
Traspare, infatti, da queste righe, l’impatto per alcuni aspetti drammaticodi uno di noi a contatto con una realtà fortemente connotata da una notevolepovertà materiale sofferta dalla popolazione, che sconfina, purtroppo, anchenella miseria di alcuni suoi comportamenti .
La novità dei luoghi, la bellezza della natura riescono solo in parte amitigare lo sconcerto e il senso di amarezza che possiamo cogliere nell’analisitratta da questa esperienza.
Ringrazio di cuore Stefano a nome di tutti i Soci dell’Associazione per l’opportunità di analisi e di riflessione offertaci con questo suo scritto.

Michele

MOZAMBICO, AFRICA
***

Il 20 agosto scorso, scendendo all’aeroporto di Maputo, ho messo piede per la prima volta nell’Africa sub-sahariana. Avevo un appuntamento con Carlito, meccanico di 26 anni che lavora presso il Centro Lar-Nueva Esperança della città di Matola, gestito dal Servo di Maria padre Pietro.
Il mio immaginario sul continente è andato subito in crisi nel ritrovare un clima piuttosto fresco, quasi freddo. Disponevo solo di un leggero golfino di cotone; allo stesso modo, le poche convinzioni che avevo portato con me sono state del tutto insufficienti ad orientarmi in una realtà tanto diversa da tutto ciò che conoscevo e immaginavo.
Una visita di poche settimane non consente di fare grosse analisi né di esprimere fermi giudizi. Quello che mi ripropongo, in seguito alla breve esperienza in Mozambico, è il tentativo di intrecciare in un tessuto di significato le impressioni acquisite.

Sono tornato con una valigia piena di batik e di figure in ebano e con molta tristezza.
***
Ho soggiornato per diversi giorni a Matola, vecchio centro residenziale portoghese a pochi chilometri dalla capitale, e ho visitato Nampula e Lichinga nel nord, facendo un paio di escursioni a Ilha de Moçambique e sul lago Niassa.

Il Lar-Nueva Esperança di Matola è gestito da un padre servita italiano, Pietro, che i mozambicani chiamano Frei Pedro. Al Lar ci si prende cura di decine di bambini privi di mezzi materiali, orfani o figli di famiglie molto povere. In funzione dell’età, i bambini vengono mandati a scuola, vengono nutriti e formati e viene loro insegnato un mestiere.
Il Lar appare una piccola oasi di ordine dentro un mare di tensioni sociali. Il Mozambico importa quasi tutto dall’estero, a partire dai generi alimentari, i cui prezzi non sono molto diversi da quelli europei. Per sopravvivere il mozambicano deve quindi garantirsi i soldi per acquistare i beni di prima necessità ma, in questo paese, la stragrande maggioranza della popolazione non ha un lavoro regolare. Le persone vivono nell’economia informale e per molti di loro l’unica maniera per racimolare qualche soldo è il furto.

Nelle città si percepisce un clima di violenza, in cui ciascuno è solo nel tentativo di procurarsi qualcosa per mangiare.

Si ha la sensazione che non esista la società ma solo moltitudini di persone che si incrociano nel disperato tentativo di sopravvivere. Anche la famiglia, nucleo costitutivo di tutte le comunità tradizionali, appare estremamente debole. Sono numerosissimi i genitori che, non formando coppie stabili, abbandonano i figli sulla strada o, nella migliore delle ipotesi, li lasciano alle cure di qualche parente.

Sembra che lo sforzo fatto dal FRELIMO, partito che da sempre governa il Mozambico, di “modernizzare” il paese, abbia sortito l’effetto di distruggere, nel giro di pochi anni, le strutture sociali tradizionali, senza riuscire a sostituirle con strutture adeguate alla modernità che il governo vorrebbe introdurre.
Perché, se risulta abbastanza facile distruggere un equilibrio sociale attraverso l’adozione di un’economia liberista, il cui messaggio implicito è che ognuno deve “correre” da solo, molto più difficile è cambiare un sistema di valori, di miti e di riti, di cui ciascun africano è portatore come elemento fondante della propria identità e delle oramai deboli, ma pur sempre fondamentali, relazioni tra le persone.
Questo elemento è alla base anche delle difficoltà di andare oltre a conversioni molto superficiali alle grandi religioni monoteiste, nonostante chiese e moschee siano presenti in tutte le regioni del paese. A detta dei missionari stessi, le conversioni risultano motivate più dalla speranza di emancipazione economica che dall’adesione sincera ai valori di Cristianesimo e Islam.

Il 1 settembre sono stato testimone di una grande manifestazione contro l’aumento del prezzo del pane. Una protesta senza leader, esplosa spontaneamente, diffusasi via sms e le cui origini profonde vanno individuate nella condizione di disoccupazione, fame e disperazione della grande maggioranza della popolazione. Secondo i dati ufficiali, negli scontri sono morte dieci persone e si sono contati centinaia di feriti. La prima dichiarazione del presidente è stata:” la povertà del Mozambico sta nella testa della gente”.

Pare evidente “l’incomprensione” di un presidente e di un’elite, imbevuti di valori occidentali, che non riescono più a comprendere né a dialogare con la grande massa della popolazione mozambicana, estranea a quei valori, e che cerca di tenersi ancora aggrappata alla propria storia. La “povertà” di cui parla il presidente Guebuza altro non è che la ricchezza e la nostalgia della popolazione nei confronti della propria tradizione. Un estremo tentativo di conservazione della propria identità.
Una nostalgia che si manifesta in maniera molto pratica, nell’incapacità o nell’estrema difficoltà dei mozambicani di sopravvivere con un sistema di regole che è il prodotto delle storia secolare dell’Europa e che, probabilmente, l’africano intuisce essere un tentativo di colonialismo culturale, molto più raffinato di quello praticato nel Novecento.
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Nelle aree periferiche, dove il modello economico liberista è meno invadente, si percepisce un maggior equilibrio nelle relazioni tra le persone e nella società nel suo insieme. Al nord, nella provincia di Niassa, si respira un’aria molto più rilassata. Tutto questo, ovviamente, non significa che la vita scorra idilliaca, significa però, ad esempio, che si ruba di meno, che si può passeggiare con maggior tranquillità e che se un africano ti avvicina non è detto che cerchi solo del denaro ma che potrebbe essere mosso da curiosità o da sincero interesse.

A rendere la situazione del paese ancora più sconfortante poi, è un’altissima mortalità dovuta alla malaria e ad altre malattie tipiche dei luoghi dove la malnutrizione è molto diffusa, al punto che, pur essendoci un’alta percentuale di sieropositivi, l’aids non sembra rappresentare una grande preoccupazione, considerato che spesso la gente muore a causa di malattie molto più banali. Il fatalismo dei mozambicani viene così rivestito da quelle che noi europei chiamiamo superstizioni oscurantiste ma che, agli africani, consentono di dare una spiegazione dei fenomeni che costituiscono la normalità del loro vivere e del loro morire.
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Se il modello liberista pare non interessarsi granché alle devastazioni sociali che esso stesso introduce e se la cultura africana è incapace di affrontare le contraddizioni tra nostalgia per la tradizione e bramosia per gli oggetti di consumo che la modernità promette, tra i pochi soggetti che affrontano in termini pratici e di elaborazione culturale tali contraddizioni, sembrano esserci i missionari.
Portatori di un sistema di valori differente da quello delle popolazioni indigene ma altrettanto fermi nella critica al modello liberista, lavorano nel tentativo di costruzione di una cultura comunitaria, libera da quei bisogni materiali che degradano la vita dei poveri. Io penso che questo sia il grande valore che l’esperienza di Frei Pedro ci insegna.

Venezia, Autunno 2010

Metangula


Nella foto sottostante l'uomo assediato e circondato è Stefano (per chi non lo conoscesse).




domenica 7 novembre 2010

Ultime dall'Albania!

Carissimi, anche questa volta abbiamo letto con gioia la vostra comunicazione. Ci sentiamo in sintonia e un pò lusingate dalle vostrec onsiderazioni. Al futuro pensiamo con la speranza e la fiducia di poter aiutare a migliorare le condizioni di indigenza dei nostri fratelli e siamo certe che la Provvidenza si fa sempre strada. Riguardo ai progetti futuri siamo con il cuore e la mente aperti per poter individuare su cosa porre la nostra attenzione e concretizzare.
Grazie anche a voi che ci aiutate e incoraggiate. Vi assicuriamo il ricordo fatto di amicizia, stima, preghiera e tanta passione per la missione. Grazie delle chiare spiegazioni per essere aggiornate e informate sui vostri progetti e servizio nel mondo. Per il periodo natalizio per ora sappiamo di certo che sr Giovanna verrà, mentre non abbiamo altre notizie.
Inviamo in allegato la traduzione richiesta.

Con affetto per la comunità di Ishull Lezha sr Gemma
La comunita di Ishull Lezhe