lunedì 2 gennaio 2012

Un nuovo (riuscitissimo!) micro progetto: Students' self help project

Carissimi amici, fraterni saluti da sagai.
Oggi ho ricevuto alcune foto e un report da Kilanthur. Vi mando.
P.Felix mi ha detto che alcuni giorni fa' ha mandato a voi alucne foto e un report. Fatemi sapere se avete ricevuto o no.
Vi auguro buon Natale e felice anno nuovo.
Salutatemi tutti soci.

Fraternamente, Sagai


My Dear Sagai,
I am fine and wish you every joy and happiness. At last I am able to send these few lines along with the photos and a small report on the petty shop. Hope all goes well there. Wish you every Joy and happiness during this period of Christmas. May the Year to come bring Joy Blessings from the Lord.

Take care. john


Riceviamo e pubblichiamo volentieri quanto ci è ultimamente pervenuto dalla Parrocchia dei Servi di Maria di Kilnathur (Tamil Nadu-India).


ARPUTHA MATHA SERVITE COMMUNITY
SELF HELP PROJECT – INTERIM REPORT
August 2011 to December 2011.

Project Title: Arputha Matha Students’ Petty Shop
(Stationary and Childrens’ Fancy)

Project Target group: St. Xavier’s High School Poor Students
Project Location: St. Xavier’s High School, Kilnathur, Tiruvannamalai

Total Project Fund: 1,50,000.00

Applicant: The Prior and Correspondent,
Arputha Matha Servite Community,
Kilnathur, Thiruvannamalai, Tamil Nadu.

Project legal holder: Rev.Fr. Savariappan osm
Vicar Provincial

It is with great enthusiasm and desire the Self help Project for the students began on 20th August 2011 with the financial Assistance of “SULLE ORME DEI SERVI” group.
The Servite community is really grateful to “Sulle orme dei Servi-vesro il mondo” for the realization of this wonderful expression of service.
The Petty Shop is maintained by the students themselves with the animation of Mrs. Glory, a dedicated teacher in our School. There are 4 students who serve in the Shop taking tern among themselves. They themselves take initiatives for purchasing and selling the goods for reasonable prices. The shop is not expected to yield much profit but to fulfill the directives of the Object proposed and to teach the students to stand on their own.
Until now the students are enjoying the benefit of this shop. They feel the blessing of this shop and procure their study materials from here. Monthly statements of accounts are verified and signed by the responsible. We will send financial report separately in the next few weeks.
The Community, the Teachers and the students of St. Xavier’s High School are really grateful to “Sulle orme dei Servi-verso il mondo” Association for this blessing.
We wish a Merry Christmas and a Prosperous New Year, 2012.

With Gratitude and Prayers.
Fr. John Roncalli osm.
Fr. Adam osm



COMUNITA’ SERVITANA ARPUTHA MATHA
PROGETTO DI AUTO SOSTEGNO–REPORT TEMPORANEO
Agosto - Decembre 2011.


Nome del progetto: ”Negozietto” degli studenti della Scuola Arputha Matha
(Stationary and Childrens’ Fancy)

Fruitori del progetto: Studenti indigenti della St. Xavier’s High School

Luogo del Progetto: St. Xavier’s High School, Kilnathur, Tiruvannamalai

Costo del progetto: Rupie 150,000.00 (€. 2.300 circa )

Richiedente: Il Priore della Comunità Servitana Arputha Matha,
Kilnathur, Thiruvannamalai, Tamil Nadu.

Responsabile legale del progetto: Rev.Fr. Savariappan osm
Vicario Provinciale

E’ con grande entusiasmo e volontà che l’auto-progetto a favore degli studenti ha iniziato in data 20 Agosto con l’assistenza finanziaria dell’Associazione “Sulle orme dei Servi-verso il mondo”. La comunità Servitana tutta è sinceramente riconoscente a questa Associazione per la realizzazione di questa splendida espressione di servizio.
Il “Petty Shop” (“negozietto”) è gestito dagli studenti stessi con la direzione della Sig.na Glory, una insegnante impegnata nella nostra Scuola.
Ci son quattro studenti che accudiscono al “negozietto”alternandosi tra di loro. Essi stessi prendono l’iniziativa per acquistare gli articoli di merce e venderli a prezzi ragionevoli . Il “negozietto” non ha lo scopo di far fruttare un buon guadagno, ma di cogliere la finalità dell’obiettivo proposto ed insegnare agli studenti di gestirsi in autonomia.
Fino ad ora gli studenti stanno apprezzando i benefici consentiti da questo “negozietto”.
Essi apprezzano la fortuna di questa realtà e si procurano qui i loro materiali didattici .
Mensilmente i rendiconti contabili sono controllati e sottoscritti dalla responsabile. Vi invieremo i reports contabili entro alcune settimane in forma separata.
La Comunità, gli Insegnanti e gli studenti della Scuola S. Saverio esprimono la loro gratitudine all’Associazione “Sulle orme dei Servi-verso il mondo” per questo “dono del cielo”. Vi auguriamo un Felice Natale ed un Prospero Nuovo Anno.


Con Gratitudine e Preghiere.
p. John Roncalli osm.
p. Adam osm



domenica 4 dicembre 2011

Noi ancora in Uganda...

Questa nostra quarta visita in Uganda ha quasi il sapore di un grandioso inno alla tenacia femminile, alla grandezza delle donne che abbiamo incontrato, al loro camminare a testa alta nonostante il difficile cammino incontrato.
Noi tre del Regnum Mariae (Anna, Margherita, Esther) siamo state ancora ospiti dei nostri fratelli a Jinja e qualche giorno a Kisoga.
Sono sempre loro, p.Giuseppe, p.Robert, p.Tadeo, p.Rajkumar, p.Francis, che con fraterna discrezione ci inseriscono a poco a poco nella vita e nelle usanze dei villaggi e della cittadina di Jinja o di Kisoga. E con loro possiamo poi tornare a dialogare, a confrontarci sulle realtà incontrate, a riflettere insieme con lo sguardo verso un altrove lontano e misterioso, coscienti che la diversità ci sovrasta e ci arricchisce.

Queste lunghe conversazioni coi fratelli mi fanno ritornare ai nostri inizi nelle Filippine, quando nelle notti stellate, P.Tarcisio e p.Luigi approfittavano dei dopocena per descriverci la costellazione più visibile, ma soprattutto per parlarci della vita filippina e del proprio amalgamarsi in quella cultura.
A Jinja non è la notte ad ispirarci ma è sempre il maestoso Nilo a stuzzicare le nostre conversazioni.

Ora le vere protagoniste di questo articolo e della nostra visita sono le donne: Betty, Grace, Veronica, Hellen, Juliana, Leonard, Florence, Agnes, sr.Giuditta, sr.Gemma, Alba Sara…e tante altre dell’OSSM o del villaggio o amiche e collaboratrici e sconosciute che in qualche modo si rivelano… Ognuna con la sua dura storia e con la capacità conseguente di reagire e di costruire per il futuro.
Betty di Jinja fa la sarta, aiuta i poveri, frequenta l’OSSM. Aveva programmato un micro progetto con l’Associazione “Sulle orme dei Servi verso il mondo” per comprare almeno un paio di macchine da cucire, attrezzate a dovere. E così ha fatto. Appena ricevuto il contributo si è consigliata con una signora esperta presso la quale già lavora e, con l’aiuto fraterno di P.Xotta e P.Kyeyne, si è recata a Kampala per comprare le macchine.
Ne ha scelte due ed è rimasta soddisfatta perché potrà così realizzare il suo sogno: aprire un piccolo laboratorio di sartoria a Jinja, insegnare cucito e dare lavoro ad altre ragazze. Conta di tenere in Banca i pochi euro rimasti, per organizzare al meglio il lavoro futuro.
Così ha fatto anche Florence a Bulaga , villaggio piccolissimo non tanto lontano da Kisoga. Con il contributo per il suo microprogetto ha comprato numerose altre cose da vendere nel suo negozietto di generi alimentari. Quando abbiamo visto per la prima volta la sua casetta, già visitata più volte dai ladri, il negozietto conteneva soltanto un po’ di riso, di pasta, di quaderni anche stropicciati, di detersivi, di saponette. Questa volta, mentre stavamo per lasciare l’Uganda, Florence aveva già fatto in tempo a procurarsi altri generi e anche vestiti usati (comprati al mercatino grande di Mukono) per poi rivendere il tutto, guadagnarci un po’e far crescere il piccolissimo villaggio.
Sr.Giuditta a Kisoga, continuamente vicina ai poveri, anziani ma soprattutto a donne e bambini anche con problemi di aids, cerca di inventare tutte le soluzioni possibili per lottare contro la miseria e, col piccolo finanziamento dell’Associazione “Sulle orme dei Servi”, ha comprato diversi maialini e capre per le famiglie, pianticelle da coltivare, fagioli e arachidi sempre da piantare e pagherà l’affitto per l’ orto di una famiglia .

Questi sono soltanto alcuni piccoli esempi. Ma siamo in sintonia con quello che sta succedendo nella società più vasta perché l’impulso innovativo e trasformativo delle donne, nella società del sec. XXI, è stato riconosciuto anche dalle Nazioni Unite: il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio è stato posto in stretta relazione con l’avanzamento della condizione femminile nel mondo.
Secondo Rachel Mayanja, Consigliera Speciale di Ban Ki moon per le tematiche di genere e per la promozione della donna, “ si è costruito un consenso mondiale attorno all’idea che l’empowerment delle donne sia lo strumento più efficace per lo sviluppo e la riduzione della povertà e che i restanti ostacoli all’uguaglianza di genere possano essere superati”.

L’Africa è vastissima ma proprio nei tantissimi piccoli villaggi possono sorgere e diffondersi esperienze innovative per lo sviluppo e la crescita di un paese.
Certo che la formazione gioca un ruolo rilevante per sostenere una presenza attiva delle donne nello sviluppo socio-economico del proprio territorio. E’ provato che da un più elevato grado di istruzione delle donne deriva maggior benessere sociale.
Anche il nostro fratello P.Giuseppe Xotta sostiene con forza questo principio.
Di fronte ai nostri racconti sulle violenze subite dalle ragazze e dalle donne incontrate in alcuni villaggi, ribadiva fortemente e col peso dell’Africa nel cuore, che occorre convincere ragazze e donne a studiare, a trovare vie e modi per uscire dal piccolo villaggio e raggiungere una qualche forma di scuola e di istruzione. E non solo, ma anche ridurre la loro vulnerabilità e l’esposizione ai rischi per la salute. Certo questi principi valgono per tutti, uomini e donne, ma si sa che per le donne non sono certo scontati.
In un incontro con il nostro piccolo gruppo di donne giovani e meno giovani abbiamo assistito con gusto ad un piccolo ma intenso dibattito sulla nostra identità di laiche che “si donano” per la chiesa e per il mondo.
Qualcuna si esprimeva quasi per un adeguamento alle usanze del comune sentire e per un bisogno di protezione accettando di indossare segni e simboli della cattolicità locali e non. Ma con molta forza si è elevata la voce di quelle che hanno esortato al coraggio, alla capacità di spiegare e di esprimersi per quello che si è, senza vergogna. La vergogna è un retaggio antico e senza fondamento razionale.
Non occorrono etichette, siamo come tutti i cristiani: lievito nascosto nella massa.
L’art.60 delle nostre costituzioni ci esorta a sostenerci reciprocamente in questo cammino quotidiano senza inutili paure.

Mentre sto scrivendo questo articolo sto pensando alle tre donne (due liberiane e una yemenita) che, non molti giorni fa, hanno ricevuto il Premio Nobel per la pace. Anche questo è una conferma di un “risveglio” che è fortemente voluto dalle donne e che rappresenta uno slancio potente verso l’affermazione delle libertà civili in contesti alquanto refrattari.
Le vorrei nominare tutte e tre quasi a metterle, con pochissima modestia, vicino alle nostre tre che ho citato poco sopra e alle tante altre!!! Sono: Ellen Johnson-Sirleaf, presidente della Liberia, che ha tirato fuori il paese dal disastro di una guerra civile durata ben 14 anni; Leymah Gbowee, avvocatessa e guida del movimento Women of Liberia Mass Action for Peace, che lanciò la spettacolare azione di “sciopero sessuale”; Tawakul Karman, giornalista e fondatrice dell’Associazione Woman Jiournalists without Chains che lotta per i diritti delle donne e la libertà di espressione nello Yemen.
Mi piace ora concludere con le parole che Angelo Turco ha scritto su “Nigrizia” ( novembre 2011):
“…il premio rappresenta un riconoscimento alle donne d’Africa e a tutte le donne del mondo, per l’apporto che esse danno, non solo alla quotidianità familiare come lavoratici, come mogli, come madri, ma anche al miglioramento e talvolta persino a un radicale risanamento della qualità sociale attraverso il metodo riflessivo che è il loro, impregnato di mediazione, di moderazione, di tolleranza, di generosità e persino aperto alla decisione risolutiva, ove necessaria”.

Margherita Palazzi


































































Tempo di saluti e ringraziamenti...


Carissimo Soci dell'Associazione "Sulle orme dei Servi",
Le 500 euro sono diventate in un momento favorevole 1,900,000 Uganda shilings. Siamo a quota 1, 050,000 e vengo a mandarvi la lista delle famiglie che hanno beneficato del vostro interessse e della vostra solidarieta’.
Alcuni, vi ringraziano della foto, tutti vi ringraziano con riconoscenza al Signore. Vedo questa una via sicura per camminare sulle “orme dei servi”. Vi ringrazio per darmi la possibilità di venire incontro a tante necessità, sopratutto per dare a queste persone la copacità di uscire, anche se in misura limitata, dal cerchio della dipendenza e cominciare a credere nella possibilità di migliorare. Mi sento orgogliosa di voi e raccomando le vostre preoccupazioni alle preghiere efficaci di queste persone. Mi ricordi con affetto ai nostri amici Gallina. La vergine madre e i santi tutti ci guidino sempre.
Con riconoscenza e stima.
Sr. Guiditta M.S.M





































































































































































































Mi sento orgogliosa di voi e raccomando le vostre preoccupazioni alle preghiere efficaci di queste persone. Mi ricordi con affetto ai nostri amici Gallina. La vergine madre e i santi tutti ci guidino sempre.




















































































Con riconoscenza e stima.










































Sr. Guiditta M.S.M










































domenica 23 ottobre 2011

TAMIL NADU: AGOSTO 2011: appunti e riflessioni di viaggio (L'autore è Riccardo)




Finalmente riesco a riprendere in mano il blog!
Ci siamo lasciati il giorno prima della mia partenza per l’India. Il lungo viaggio di ritorno (praticamente 40 ore di veglia tra spostamenti in bus, attese, aerei, …) mi ha lasciato parecchio frastornato e riprendere a lavorare il lunedì successivo ha messo la ciliegina sulla torta. Dopo quasi 20 giorni immerso dalla punta dei piedi a quella dei capelli nella strabordante Umanità indiana, toccare terra di nuovo é stato veramente sorprendente… il giorno dopo il ritorno sono riuscito a fare una passeggiata per il mio paese e la diversità di colori, odori, suoni mi ha spiazzato almeno quanto mi aveva spiazzato il tuffo nel caos fuori dall’aeroporto di Madras.


Ma cosa ho portato a casa da questa esperienza in India a seguito di “Sulle Orme dei Servi” con gli amici Michele, Maria, Silvia, Michele di nuovo, Franco ed Enrico? Un bagaglio carico di emozioni, quasi 2000 foto, tantissimi aneddoti e un po’ di sano fundraising e project management per la cooperazione allo sviluppo! Andando nel dettaglio:



- non puoi cercare di paragonare un mondo così diverso col nostro. L’unica cosa che puoi fare é lasciarsi rapire da tutto quello che capita a te e a quel che c’è attorno a te.



-il traffico indiano è come un giro in ottovolante: ti terrorizza e ti esalta.



- crescita: qui stiamo implodendo, lì stanno esplodendo.



-il mio stile di consumo fa schifo!



-le scimmie indiane sono aggressive, specie se vuoi far loro una foto …da vicino!



- la comunità e le microcomunità sono il cuore del mondo. Strategie e strumenti finanziari mondiali vengono dopo il senso e la pratica dell’appartenenza al proprio contesto. Ripartiamo dal vicinato!



- andare ad “aiutare” non va bene: non siamo capaci di comprendere e decifrare le dinamiche di microeconomia (sistema-villaggio) che imperano. Piuttosto si può affiancarsi a chi ha delle proposte e vuole cambiare la propria condizione. Ma la proposta deve esserci, e non va suggerita.



- “Sulle Orme dei Servi” ha fatto una scelta coraggiosa per una piccola organizzazione non profit: cofinanziare progetti di microimprenditorialità di singoli individui. Simile al microcredito, con la differenza che non c’è calcolo di interessi e che la persona finanziata contribuisce per il 15-20-25% al progetto. Questo andando di persona a controllare i progetti (come abbiamo fatto con questo viaggio) e facendo riferimento all’ordine mendicante dei “Servi di Maria”, che però non hanno alcun rapporto contrattuale e funzione operativa rispetto al buon andamento del tutto, ma come osservatori che possono segnalare e garantire “moralmente ” verso l’associazione le persone che potrebbero cogliere questa opportunità e come mediatori culturali integrati totalmente nella propria comunità.



- il cibo indiano é così piccante che può bruciare. Ma alla seconda colazione con riso, chapati, verdure e pollo speziati non ci fai più caso, e le tue mani sono molto più pratiche delle posate.



- “Sulle Orme dei Servi” raccoglie 15000-20000€ all’anno con:
- 5 per 1000
- donazioni su progetti o aree geografiche (es: Tamil Nadu, Bolivia, Mozambico)
- quote associative
- mercatini di solidarietà (anche nel Tamil, abbiamo visitato i produttori locali, comprato la loro merce al giusto prezzo di mercato, ora rivendiamo tutto qui in Italia su offerta minima e tutto il ricavato torna sui progetti)
- volontariato (preme sempre ricordarlo: un soldo risparmiato é un soldo guadagnato e un volontario affezionato é un tesoro custodito… l’associazione per il viaggio in India, come per tutti gli altri viaggi, non spende un centesimo di euro, tranne che per i propri progetti. Tutto é rimesso, anche economicamente, alla voglia dei partecipanti di fare un’esperienza nuova e coinvolgente, contribuire con le proprie energie e il proprio tempo, con le proprie risorse).



- Ganesh ha un mito interessante ed é veramente simpatico: per forza tutti lo vanno a salutare appena arrivano nei templi!



Tornerò in India. Ci ho lasciato un pezzo di cuore, quella che mi sono portato via non mi basta! ;)



Wanakkan !

mercoledì 5 ottobre 2011

VIAGGIO IN TAMIL NADU (INDIA) 17 AGOSTO – 3 SETTEMBRE 2011

Con: Michele, Franco, Enrico, Riccardo, Michele, Silvia e Maria

Il Tamil Nadu è una terra straordinaria di miseria e meraviglie, di templi vistosi che si ergono tra capanne di terra e foglie di palma, di puzza che esce dai mucchi di immondizie, di profumo di gelsomini venduti per strada ed intrecciati tra i capelli delle donne, di sari dai colori sgargianti e portati con eleganza, di occhi ridenti di bambini.
Partiamo da Venezia in sette (costo del viaggio rigorosamente a carico partecipanti) e arriviamo a Chennai. L’impatto con la grande città è veramente impressionante. Il traffico fa concorrenza alle nostre grandi città e l’inquinamento è grande.
Arriviamo con il bus mandatoci da Padre Sagai (Sahayaraj) al Convento dei Servi di Maria di Mamallapuram.
Una camera con bagno e refettorio in comune con i frati e novizi. Il cibo è semplice: riso, banane, pollo, chapati e acqua filtrata in caraffa. Sui soffitti girano le pale che rendono accettabile la temperatura piuttosto alta (35/36 gradi con umidità 70%). Il thali che è riso bollito quasi sempre basmati è servito con salse molto speziate e talvolta molto piccanti con sapori variegati. Le salse si versano nel piatto di acciaio con bordo rialzato e si raccolgono con un piccolo pugno di riso da prendere in mano . La mano è sempre e soltanto la destra in quanto la sinistra è considerata impura.

Giorni 18,19,20,21 tappa a Mamallapuram che è poco più che un villaggio affacciato sul Golfo del Bengala
Il 19, come da programma, consegniamo i piccoli premi in rupie a tre uomini ai quali erano state consegnate le capre l’anno prima. Consegnando le rupie Padre Sami, che ci fa da interprete, spiega in lingua Tamil ai beneficiati che il riconoscimento viene dato solo a loro e non a tutti quelli che avevano avuto le capre in quanto solo loro hanno allevato e tenuto le capre facendole anche moltiplicare nel numero. Padre Sami ci fa sapere che una giovane donna del villaggio, madre di due figli e abbandonata dal marito, ha chiesto di potere avere una macchina da cucire per lavorare e mantenere se e i propri figli. Michele, il Presidente dell’Associazione , chiede a Padre Sami di procedere all’acquisto dell’attrezzatura che consegneremo alla fine del nostro viaggio.
Il giorno 20 ci rechiamo nel piccolo villaggio di Kilnathur. Qua inauguriamo il Petty shop. Si tratta di un piccolo negozio che sarà gestito dai ragazzi del villaggio e dove si venderanno libri, quaderni, cancelleria e qualche dolce il tutto a prezzi inferiori rispetto alla città che dista alquanto dal villaggio. La festa soprattutto da parte dei bambini è grande! Dopo pranzo Padre John Roncalli ci chiede se possiamo contribuire per la riparazione del tetto della scuola che fa acqua e ci illustra a grandi linee un progetto per la realizzazione di un laboratorio di confezione sandali che dovrebbe dare lavoro ad alcuni uomini con famiglia del villaggio. Michele fa capire che per la riparazione del tetto la nostra Associazione non potrà contribuire mentre terrà senz’altro in considerazione il progetto “laboratorio calzature”. In serata torniamo a Mamallapuram.

Il 20, 21 e 22 visitiamo Mamallapuram e Pondicherry.

Il 23 ci rechiamo al villaggio di Siluvaipuram dove inauguriamo il “tayloring centre”. L’accoglienza è grandiosa con rito di benvenuto, danze in costume delle ragazze, toccanti parole e sguardi di bambini che ci sorridono. E’ commovente! Vengono consegnate trenta macchine da cucire meccaniche e Padre Felixraja ci consegna un elenco con foto, nome, cognome e dati anagrafici delle donne che faranno parte del “tayloring centre”. Speriamo che questo centro di cucito abbia successo. Un abitante del villaggio ci chiede aiuto per la costruzione di una grande casa sopraelevata rispetto al villaggio che consenta agli abitanti del villaggio di ripararsi quando il fango, conseguenza delle piogge monsoniche, invade le capanne dove abitano. Visitiamo il villaggio e la bella chiesa assieme a Padre Felix e poi pranziamo con lui e il parroco del villaggio. Facciamo capire che l’Associazione non può impegnarsi per esaudire la richiesta di costruzione “casa sopraelevata” . Padre Felix ci parla di un progetto futuro volto ad aiutare un gruppo di uomini che lavorano nei cementifici della zona. Questo può essere un progetto che, gestito poi da Padre Felix, la Nostra Associazione potrebbe sostenere finanziariamente.

Il 24 visitiamo il tempio Brihadisvara di Thanjavur e poi ci rechiamo alla missione di Trichy (ovvero Tiruchirappalli). Qui oltre al Priore e ai Frati incontriamo Padre Sagai che si unirà a noi nei prossimi giorni.
Il mattino dopo visitiamo con Padre Sagai la “Jegan Matha Scool” (‘Madre dell’Universo’) aperta nel 2008 dai Servi di Maria e che conta attualmente più di 600 studenti di varie religioni e di estrazione sociale media e povera.
I ragazzi, tutti in divisa, arrivano alle nove a scuola ed iniziano la giornata con il “pensiero del giorno” letto da un alunno e portato all’attenzione di tutti con l’altoparlante. Si fanno nello stesso modo anche gli auguri di “buon compleanno” ai nati del giorno. La scuola è moderna e ben attrezzata con grande aula computer.

Ci rechiamo poi all’Ospedale di Fatima Nagar da Suor Rita. Incontriamo Suor Rita una bella donna di cinquant’anni vestita con un semplice sari. E’ sorridente ma sbrigativa e si capisce subito che sia come medico che come responsabile del centro ospedaliero è brava ed amata dai collaboratori oltre che dai pazienti. Ci presenta due volontari italiani che per circa un mese sono andati ad aiutare nell’Ospedale. Ci fa vedere i suoi lebbrosi e come interviene sulle loro mani malate per guarirle e raddrizzarle dando quindi la possibilità a questi uomini, una volta guariti ,di poter lavorare ancora. Visitiamo anche il laboratorio con i telai dove alcune ex lebbrose possono guadagnarsi da vivere tessendo tovaglie, copri-letti e asciugamani. Ci dice che Lucy, la ragazza ex lebbrosa alla quale l’anno scorso era stata consegnata la macchina elettrica (Lucy ha la gamba destra amputata), si è sposata e sta aspettando un bambino che nascerà a novembre. Acquistiamo tovaglie e asciugamani per la nostra bancarella. Ci rechiamo poi verso il recinto dove sono custodite le capre, acquistate con il contributo dell’Associazione da Suor Rita, e le consegniamo ad alcuni ex lebbrosi che potranno in questo modo vivere. Nel pomeriggio visitiamo i reparti dei lebbrosi e degli ammalati di tubercolosi. Per me che per la prima volta visito e vedo sofferenze di questo tipo l’impatto emotivo è grande.
Con la promessa di ritornare, durante il viaggio di ritorno verso Chennai, ripartiamo per Trichy.

Il 26 ci rechiamo al villaggio di Narikkanvayal
Percorriamo una stradina che si snoda in mezzo a terreno già pronto per la semina del riso (la pioggia soltanto potrà portare l’acqua per farlo nascere ed avere raccolto – dal 2004 al 2008 la carestia che colpì questa zona fu dovuta proprio alla siccità).
In questo villaggio veniamo accolti da padre John Britto e da alcuni abitanti compreso il più piccolo nato da pochi giorni. Controlliamo il pozzo per la desalinizzazione dell’acqua che non è ancora in funzione perché la linea elettrica fatica ad arrivare. Constatiamo però che sono stati piantati dei pali e questo fa ben sperare. Il padre ci dice che ci sarebbe la necessità di acquistare un trattore per aiutare gli abitanti del villaggio che coltivano il riso. Prendiamo nota per vedere cosa la nostra Associazione potrà fare nel futuro in collaborazione con padre Britto. Andiamo a visitare il villaggio dove i tetti delle capanne qua sono di tegole. Nella povertà ci sembra però che gli abitanti vivano dignitosamente.
Il padre ci offre il pranzo e nel pomeriggio visitiamo la scuola (più di seicento studenti rigorosamente, come in tutte le scuole viste finora, in divisa). Visitiamo anche una classe di ragazzi tra i 17 e i 18 anni che il padre cerca di “togliere dalla strada”. I ragazzi ci cantano una canzone e noi ricambiamo con una canzone di Battisti che sembrano apprezzare. Visitiamo poi un laboratorio appena avviato dove delle donne vorrebbero guadagnarsi da vivere ricamando con la seta su dei cartoncini augurali. Se il laboratorio si avvierà bene nel futuro si potrebbero acquistare come Associazione i cartoncini per rivenderli in Italia e aiutare quindi queste donne.
Ripartiamo verso Madurai dove arriviamo in serata.

Alle sette del mattino del 27 agosto ci rechiamo al tempio Sri Menaksi. Per strada si vedono i raccoglitori di immondizie che raccolgono con le mani plastica, carta etc. che poi alla sera consegnano nelle discariche in cambio di circa due euro.
Dopo aver visitato il tempio partiamo verso il Museo di Gandhi. Il museo eretto in memoria di Ghandi che è qui ricordato per aver indossato per la prima volta a Madurai la veste indiana e successivamente per aver rifiutato di entrare nel tempio senza che fosse permesso anche a degli intoccabili con cui si accompagnava di entrare.

Nel pomeriggio siamo di nuovo a Trichy presso la missione.

Il 28 ci rechiamo al negozio “Chennai Silk” dove acquistiamo articoli in seta per alimentare le bancarelle che sostengono finanziariamente i nostri micro-progetti.
Nel pomeriggio Enrico, Michele, Franco, Riccardo e Michele disputano una amichevole di pallavolo con i giovani frati del convento. Giocano con entusiasmo e divertimento.

Il 29 mattina consegniamo il motociclo all’insegnante, padre di tre figli, che lo aiuterà soprattutto quando iniziano le piogge a recarsi a scuola (l’insegnante non ha l’uso delle gambe). Recitiamo una breve preghiera e Padre Sagai benedice il mezzo e tutti noi. Ci rechiamo poi in un negozio vicino al convento e con i soldi donati da una signora handicappata di Strà (VE) acquistiamo detergenti e generi alimentari che consegneremo nel pomeriggio a Suor Rita a Fatima Nagar.
Nel pomeriggio da Suor Rita incontriamo i bambini malati di AIDS e consegniamo i nostri piccoli doni.
Ci rechiamo poi presso il recinto per consegnare assieme a Suor Rita altre capre ad altri ex malati di lebbra. Suor Rita ci dice che il prossimo anno il micro progetto potrebbe considerare la consegna di mucche ai guariti dalla lebbra che, aiutai dalla famiglia, fossero in grado di allevarle.
Salutiamo questa donna coraggiosa che “non ha paura” perché armata di una fede incrollabile e di un grande amore verso “gli ultimi”.

Il 30 agosto, dopo i saluti ai frati di Trichy che ci hanno dimostrato fraterna amicizia, ci rechiamo alla Stazione e partiamo alla volta di Chenhalpatty. A Chenhalpatty troviamo Padre Sami e con il mezzo carico fino all’inverosimile ci rechiamo a Mamallapuram dove in refettorio il pranzo ci aspetta anche se pochi, vista la stanchezza, ne approfittano.
Il 31 agosto e l’1 settembre siamo a Mamallapuram e ci rechiamo in paese per gli acquisti per le nostre future bancarelle.
L’1 settembre consegniamo la macchina da cucire, procurata nel frattempo da Padre Sami con il nostro contributo, alla donna del villaggio che ne aveva fatta richiesta. La donna consegna a Michele il suo contributo di 500 rupie e caricata la macchina in testa torna la suo villaggio con la promessa da parte nostra che se lavorerà bene il prossimo anno Le sarà consegnata una macchina elettrica. I suoi occhi esprimono tutta la riconoscenza e felicità possibili.

La sera facciamo festa e mangiamo pesce e pasta al pomodoro! Temporale ed energia elettrica che se ne va e non ricompare se non alle 9 della mattina successiva. Notte dura senza pale per rinfrescare l’aria e senza macchinetta per uccidere le zanzare.

Il 2 settembre nel pomeriggio partiamo verso Chennai. Di nuovo la città caotica, inquinatissima e con enormi baraccopoli.
Andiamo sulla collina a Chennai dove San Tommaso apostolo fu qui martirizzato nel 72.

Ci rechiamo poi al Convento dei Servi di Maria di Chennai dove veniamo accolti e invitati a riposarci e a cenare.
Verso le 22 partiamo alla volta dell’Aeroporto dove inizia la lunga attesa fino alle 4,15 quando ci imbarchiamo. Scalo a Dubai (specchi e acciaio) e arrivo a Venezia sabato 3 settembre alle ore 14.
Diciotto giorni di condivisione con i sette compagni di viaggio di una esperienza coinvolgente e che mi resterà nel cuore.

Maria Baldan





Maria assieme a Silvia consegnano la macchina da cucire alla Sig.ra Kandamal a Mamallapuram.






Maria, assieme ad altri Soci, consegnano le capre a due persone che, guarite dalla lebbra presso l'ospedale di FatimaNagar, fanno ritorno ai loro villaggi.


































sabato 23 luglio 2011

Mozambico: è nato il laboratorio di riparazione computer!







Si è concluso nel mese di Giugno il secondo micro-progetto realizzato presso il Lar (= focolare) “Nueva Esperanca” per “ragazzi di strada” di Matola (Mozambico) che ha portato alla realizzazione del laboratorio di riparazione computer .
L’anno precedente, sempre presso lo stesso Lar era stato sviluppato e portato a termine il sostegno all’officina meccanica di Carlos Silva Sitoe (che, ci informano, oggi lavora molto bene!).
“Gestore” del laboratorio è il Sig. Saul Josè Chambale, di cui p. Pietro Andriotto ci fornisce le “coordinate”: è nato 28 anni fa a Maputo, orfano fin da piccolo e affidato ad una zia che poi lo ha mandato in una casa di accoglienza delle Suore del Calvario. Nel 1994 è entrato nel Lar Nueva Esperanca di cui ora è Amministratore.
Attualmente Saul Josè studia Ingegneria informatica all’università e – ci dice sempre p. Pietro Andriotto – “con il vostro appoggio occupa parte del suo tempo a riparare e montare computer ed insegna ad alcuni ragazzi a farlo. Così riesce ad arrotondare il suo stipendio e realizza una sua passione da sempre”.
I nostri migliori auguri, quindi, a questo intraprendente giovane mozambicano, per la continuità del suo impegno, dei suoi studi e della sua realizzazione personale.
Le foto illustrano il materiale per l’acquisto del quale la nostra Associazione ha devoluto €. 3.000 e i beneficiati, a loro volta, €. 1.000 .
Anche a p. Pietro va il nostro rinnovato grazie per la chiara, precisa e dettagliata “rendicontazione” delle cifre spese, a dispetto delle serie difficoltà che si incontrano in Mozambico per la corretta fatturazione del materiale .
Ci fa inoltre piacere dare una notizia dello scampato pericolo che questo progetto ha corso al suo inizio :
con due furti effettuati a poca distanza di giorni l’uno dall’altro, i ladri hanno asportato tutto il materiale che hanno trovato nei locali del Lar : l’archivio, i computer, materiale vario, tra cui quello fotografico, etc..
Per fortuna (e che fortuna!!) tutto il materiale appena acquistato con l’aiuto dell’Associazione e destinato al laboratorio era nel locale a fianco, che i ladri hanno risparmiato dalla loro razzia !! Auguri quindi a Saul Josè e ai suoi “apprendisti” e un grazie di cuore a p. Pietro Andriotto per il suo impegno e la fattiva collaborazione volta alla buona realizzazione del progetto, cosa che si è concretizzata in situazioni non sempre facili.
E per noi, Soci dell’Associazione, la gratificazione delle parole di p. Pietro stesso che si felicita per la realizzazione del “piccolo ma per noi grande progetto”.






















































sabato 21 maggio 2011

Dal viaggio in Albania: ricordi (Liliana Lipone)





Quando l’associazione “Sulle Orme dei Servi” aveva proposto un viaggio in Albania per conoscere il progetto che lì stava realizzando, mi sono lasciata tentare, nonostante il periodo cadesse proprio nelle festività pasquali. La motivazione era essenzialmente una: conoscere questa terra, patria di tanti miei allievi che, soprattutto negli anni dal 1998 al 2005, affollavano le mie classi di scuola carceraria. Avevo imparato a conoscere gli albanesi proprio attraverso i loro racconti, attraverso le narrazioni dei loro viaggi sul gommone, del loro intrufolarsi nei rami della malavita organizzata, in particolar modo attraverso il favoreggiamento della prostituzione, delle loro reazioni impulsive e a volte estreme, tanto da portare ad uccidere e rovinare irrimediabilmente la propria giovane famiglia.
Da alcuni anni, però, seguo sul territorio anche alcune famiglie albanesi “semplici”, “sane”, “pulite”, che vivono in profondità i loro legami familiari, che si sacrificano, lavorando onestamente e seriamente, perché ai loro figli non manchi il necessario e non si sentano discriminati nel contesto italiano in cui vivono. Famiglie in cui lavoro e sacrificio sono i pilastri su cui è costruita la vita familiare.
Ero quindi curiosa di conoscere questa terra di cui avevo indirettamente una esperienza così varia.
All’aeroporto di Tirana ci aspettava suor Giovanna con un fuoristrada, poi abbiamo capito perché un tale mezzo era necessario: le strade sono tutte piene di buchi!
La prima impressione lungo la strada che da Tirana ci portava a Ishull -Lezhe mi sembrava familiare: distese di terreni, in parte incolti, con catene di montagne arrotondate che si susseguivano regolarmente, più o meno spoglie. Mi sembrava un paesaggio dell’Italia meridionale. Poche abitazioni, alcune basse e modeste, altre dall’aspetto più occidentale, vere ville a uno o più piani, terminate o in costruzione, segno che il proprietario era emigrato.
A Ishull ci aspettava una piccola comunità di Serve di Maria Riparatrice: suor Aurelia, suor Gemma e suor Marisa. Comunità non tanto giovane dal punto di vista anagrafico, (suor Giovanna, la più giovane, fa la spola tra Italia e Albania), ma giovanissima nello spirito, evangelica, accogliente, allegra, instancabile.
A queste suore è praticamente affidata la cura della parrocchia di Ishull -Lezhe, una parrocchia formata da piccoli villaggi e case sparse.
Siamo arrivati in Albania il giovedì santo, quindi proprio nel periodo del triduo pasquale. Le celebrazioni intense di questi giorni ci hanno messo subito in contatto con la comunità ecclesiale curata dalle suore. Una comunità anch’essa giovane, ma stavolta anche anagraficamente. Circa una trentina di giovani (dai 13 ai 17 anni) si preparavano alla prima comunione che sarebbe stata somministrata il giorno di Pasqua. Naturalmente c’erano anche donne e uomini, ma ricordo soprattutto donne che sembravano rassomigliarsi tutte, nei loro vestiti per lo più neri, mentre alcune lo avevano bianco, a seconda della regione di appartenenza, e l’immancabile fazzoletto in testa, anch’esso bianco o nero. Dai loro visi traspariva la sincera devozione per la liturgia e i simboli della fede.
Una comunità giovane, semplice, mi è sembrata ancora vergine, cioè disposta ad accogliere la Parola con sincerità di cuore. Una comunità accogliente anche nei nostri confronti: non è stato difficile incontrarsi e comunicare anche senza conoscere la lingua!
Un esempio per tutti la famiglia di Matias che l’associazione aiuta nella costruzione di un pozzo. Una famiglia povera ma di grande dignità, una casa modestissima ma linda e accogliente e direi sorridente come tutta la famiglia che vi abita. Tre figli stupendi e una moglie lavoratrice e affabile, vero cuore della casa. Una fede custodita gelosamente tra i divieti del comunismo e mantenuta viva dalla nonna paterna che in silenzio ascoltava quello che il figlio ricordava della sua infanzia.
Alcuni pensieri mi hanno accompagnata al mio ritorno in Italia che mi piace condividere.
Le suore arrivavano in chiesa sempre un’ora prima, non solo per preparare la liturgia, ma anche e soprattutto per fare “accoglienza”: erano sulla porta in attesa e accoglievano, col gesto, la parola, l’attenzione, quelli che arrivavano. Per tutti, indistintamente, bambini, giovani, anziani, c’era del tempo da dedicare. Forse le nostre comunità occidentali dovrebbero prendere esempio: chi presiede nelle nostre comunità parrocchiali, o chi collabora, ha ancora del tempo da dedicare ai suoi parrocchiani?
Il comunismo ha sempre spaventato la chiesa e ancora oggi viene sventolato come spauracchio dai nostri politicanti; dinanzi a queste comunità così fresche ho pensato che il comunismo ha anche abbattuto edifici di chiese e conventi, ma non è riuscito a essiccare la sorgente che è nel cuore. Quanto più oggi, invece, dovrebbe far tremare il consumismo che sta inaridendo il cuore dell’uomo e della donna?