mercoledì 5 ottobre 2011

VIAGGIO IN TAMIL NADU (INDIA) 17 AGOSTO – 3 SETTEMBRE 2011

Con: Michele, Franco, Enrico, Riccardo, Michele, Silvia e Maria

Il Tamil Nadu è una terra straordinaria di miseria e meraviglie, di templi vistosi che si ergono tra capanne di terra e foglie di palma, di puzza che esce dai mucchi di immondizie, di profumo di gelsomini venduti per strada ed intrecciati tra i capelli delle donne, di sari dai colori sgargianti e portati con eleganza, di occhi ridenti di bambini.
Partiamo da Venezia in sette (costo del viaggio rigorosamente a carico partecipanti) e arriviamo a Chennai. L’impatto con la grande città è veramente impressionante. Il traffico fa concorrenza alle nostre grandi città e l’inquinamento è grande.
Arriviamo con il bus mandatoci da Padre Sagai (Sahayaraj) al Convento dei Servi di Maria di Mamallapuram.
Una camera con bagno e refettorio in comune con i frati e novizi. Il cibo è semplice: riso, banane, pollo, chapati e acqua filtrata in caraffa. Sui soffitti girano le pale che rendono accettabile la temperatura piuttosto alta (35/36 gradi con umidità 70%). Il thali che è riso bollito quasi sempre basmati è servito con salse molto speziate e talvolta molto piccanti con sapori variegati. Le salse si versano nel piatto di acciaio con bordo rialzato e si raccolgono con un piccolo pugno di riso da prendere in mano . La mano è sempre e soltanto la destra in quanto la sinistra è considerata impura.

Giorni 18,19,20,21 tappa a Mamallapuram che è poco più che un villaggio affacciato sul Golfo del Bengala
Il 19, come da programma, consegniamo i piccoli premi in rupie a tre uomini ai quali erano state consegnate le capre l’anno prima. Consegnando le rupie Padre Sami, che ci fa da interprete, spiega in lingua Tamil ai beneficiati che il riconoscimento viene dato solo a loro e non a tutti quelli che avevano avuto le capre in quanto solo loro hanno allevato e tenuto le capre facendole anche moltiplicare nel numero. Padre Sami ci fa sapere che una giovane donna del villaggio, madre di due figli e abbandonata dal marito, ha chiesto di potere avere una macchina da cucire per lavorare e mantenere se e i propri figli. Michele, il Presidente dell’Associazione , chiede a Padre Sami di procedere all’acquisto dell’attrezzatura che consegneremo alla fine del nostro viaggio.
Il giorno 20 ci rechiamo nel piccolo villaggio di Kilnathur. Qua inauguriamo il Petty shop. Si tratta di un piccolo negozio che sarà gestito dai ragazzi del villaggio e dove si venderanno libri, quaderni, cancelleria e qualche dolce il tutto a prezzi inferiori rispetto alla città che dista alquanto dal villaggio. La festa soprattutto da parte dei bambini è grande! Dopo pranzo Padre John Roncalli ci chiede se possiamo contribuire per la riparazione del tetto della scuola che fa acqua e ci illustra a grandi linee un progetto per la realizzazione di un laboratorio di confezione sandali che dovrebbe dare lavoro ad alcuni uomini con famiglia del villaggio. Michele fa capire che per la riparazione del tetto la nostra Associazione non potrà contribuire mentre terrà senz’altro in considerazione il progetto “laboratorio calzature”. In serata torniamo a Mamallapuram.

Il 20, 21 e 22 visitiamo Mamallapuram e Pondicherry.

Il 23 ci rechiamo al villaggio di Siluvaipuram dove inauguriamo il “tayloring centre”. L’accoglienza è grandiosa con rito di benvenuto, danze in costume delle ragazze, toccanti parole e sguardi di bambini che ci sorridono. E’ commovente! Vengono consegnate trenta macchine da cucire meccaniche e Padre Felixraja ci consegna un elenco con foto, nome, cognome e dati anagrafici delle donne che faranno parte del “tayloring centre”. Speriamo che questo centro di cucito abbia successo. Un abitante del villaggio ci chiede aiuto per la costruzione di una grande casa sopraelevata rispetto al villaggio che consenta agli abitanti del villaggio di ripararsi quando il fango, conseguenza delle piogge monsoniche, invade le capanne dove abitano. Visitiamo il villaggio e la bella chiesa assieme a Padre Felix e poi pranziamo con lui e il parroco del villaggio. Facciamo capire che l’Associazione non può impegnarsi per esaudire la richiesta di costruzione “casa sopraelevata” . Padre Felix ci parla di un progetto futuro volto ad aiutare un gruppo di uomini che lavorano nei cementifici della zona. Questo può essere un progetto che, gestito poi da Padre Felix, la Nostra Associazione potrebbe sostenere finanziariamente.

Il 24 visitiamo il tempio Brihadisvara di Thanjavur e poi ci rechiamo alla missione di Trichy (ovvero Tiruchirappalli). Qui oltre al Priore e ai Frati incontriamo Padre Sagai che si unirà a noi nei prossimi giorni.
Il mattino dopo visitiamo con Padre Sagai la “Jegan Matha Scool” (‘Madre dell’Universo’) aperta nel 2008 dai Servi di Maria e che conta attualmente più di 600 studenti di varie religioni e di estrazione sociale media e povera.
I ragazzi, tutti in divisa, arrivano alle nove a scuola ed iniziano la giornata con il “pensiero del giorno” letto da un alunno e portato all’attenzione di tutti con l’altoparlante. Si fanno nello stesso modo anche gli auguri di “buon compleanno” ai nati del giorno. La scuola è moderna e ben attrezzata con grande aula computer.

Ci rechiamo poi all’Ospedale di Fatima Nagar da Suor Rita. Incontriamo Suor Rita una bella donna di cinquant’anni vestita con un semplice sari. E’ sorridente ma sbrigativa e si capisce subito che sia come medico che come responsabile del centro ospedaliero è brava ed amata dai collaboratori oltre che dai pazienti. Ci presenta due volontari italiani che per circa un mese sono andati ad aiutare nell’Ospedale. Ci fa vedere i suoi lebbrosi e come interviene sulle loro mani malate per guarirle e raddrizzarle dando quindi la possibilità a questi uomini, una volta guariti ,di poter lavorare ancora. Visitiamo anche il laboratorio con i telai dove alcune ex lebbrose possono guadagnarsi da vivere tessendo tovaglie, copri-letti e asciugamani. Ci dice che Lucy, la ragazza ex lebbrosa alla quale l’anno scorso era stata consegnata la macchina elettrica (Lucy ha la gamba destra amputata), si è sposata e sta aspettando un bambino che nascerà a novembre. Acquistiamo tovaglie e asciugamani per la nostra bancarella. Ci rechiamo poi verso il recinto dove sono custodite le capre, acquistate con il contributo dell’Associazione da Suor Rita, e le consegniamo ad alcuni ex lebbrosi che potranno in questo modo vivere. Nel pomeriggio visitiamo i reparti dei lebbrosi e degli ammalati di tubercolosi. Per me che per la prima volta visito e vedo sofferenze di questo tipo l’impatto emotivo è grande.
Con la promessa di ritornare, durante il viaggio di ritorno verso Chennai, ripartiamo per Trichy.

Il 26 ci rechiamo al villaggio di Narikkanvayal
Percorriamo una stradina che si snoda in mezzo a terreno già pronto per la semina del riso (la pioggia soltanto potrà portare l’acqua per farlo nascere ed avere raccolto – dal 2004 al 2008 la carestia che colpì questa zona fu dovuta proprio alla siccità).
In questo villaggio veniamo accolti da padre John Britto e da alcuni abitanti compreso il più piccolo nato da pochi giorni. Controlliamo il pozzo per la desalinizzazione dell’acqua che non è ancora in funzione perché la linea elettrica fatica ad arrivare. Constatiamo però che sono stati piantati dei pali e questo fa ben sperare. Il padre ci dice che ci sarebbe la necessità di acquistare un trattore per aiutare gli abitanti del villaggio che coltivano il riso. Prendiamo nota per vedere cosa la nostra Associazione potrà fare nel futuro in collaborazione con padre Britto. Andiamo a visitare il villaggio dove i tetti delle capanne qua sono di tegole. Nella povertà ci sembra però che gli abitanti vivano dignitosamente.
Il padre ci offre il pranzo e nel pomeriggio visitiamo la scuola (più di seicento studenti rigorosamente, come in tutte le scuole viste finora, in divisa). Visitiamo anche una classe di ragazzi tra i 17 e i 18 anni che il padre cerca di “togliere dalla strada”. I ragazzi ci cantano una canzone e noi ricambiamo con una canzone di Battisti che sembrano apprezzare. Visitiamo poi un laboratorio appena avviato dove delle donne vorrebbero guadagnarsi da vivere ricamando con la seta su dei cartoncini augurali. Se il laboratorio si avvierà bene nel futuro si potrebbero acquistare come Associazione i cartoncini per rivenderli in Italia e aiutare quindi queste donne.
Ripartiamo verso Madurai dove arriviamo in serata.

Alle sette del mattino del 27 agosto ci rechiamo al tempio Sri Menaksi. Per strada si vedono i raccoglitori di immondizie che raccolgono con le mani plastica, carta etc. che poi alla sera consegnano nelle discariche in cambio di circa due euro.
Dopo aver visitato il tempio partiamo verso il Museo di Gandhi. Il museo eretto in memoria di Ghandi che è qui ricordato per aver indossato per la prima volta a Madurai la veste indiana e successivamente per aver rifiutato di entrare nel tempio senza che fosse permesso anche a degli intoccabili con cui si accompagnava di entrare.

Nel pomeriggio siamo di nuovo a Trichy presso la missione.

Il 28 ci rechiamo al negozio “Chennai Silk” dove acquistiamo articoli in seta per alimentare le bancarelle che sostengono finanziariamente i nostri micro-progetti.
Nel pomeriggio Enrico, Michele, Franco, Riccardo e Michele disputano una amichevole di pallavolo con i giovani frati del convento. Giocano con entusiasmo e divertimento.

Il 29 mattina consegniamo il motociclo all’insegnante, padre di tre figli, che lo aiuterà soprattutto quando iniziano le piogge a recarsi a scuola (l’insegnante non ha l’uso delle gambe). Recitiamo una breve preghiera e Padre Sagai benedice il mezzo e tutti noi. Ci rechiamo poi in un negozio vicino al convento e con i soldi donati da una signora handicappata di Strà (VE) acquistiamo detergenti e generi alimentari che consegneremo nel pomeriggio a Suor Rita a Fatima Nagar.
Nel pomeriggio da Suor Rita incontriamo i bambini malati di AIDS e consegniamo i nostri piccoli doni.
Ci rechiamo poi presso il recinto per consegnare assieme a Suor Rita altre capre ad altri ex malati di lebbra. Suor Rita ci dice che il prossimo anno il micro progetto potrebbe considerare la consegna di mucche ai guariti dalla lebbra che, aiutai dalla famiglia, fossero in grado di allevarle.
Salutiamo questa donna coraggiosa che “non ha paura” perché armata di una fede incrollabile e di un grande amore verso “gli ultimi”.

Il 30 agosto, dopo i saluti ai frati di Trichy che ci hanno dimostrato fraterna amicizia, ci rechiamo alla Stazione e partiamo alla volta di Chenhalpatty. A Chenhalpatty troviamo Padre Sami e con il mezzo carico fino all’inverosimile ci rechiamo a Mamallapuram dove in refettorio il pranzo ci aspetta anche se pochi, vista la stanchezza, ne approfittano.
Il 31 agosto e l’1 settembre siamo a Mamallapuram e ci rechiamo in paese per gli acquisti per le nostre future bancarelle.
L’1 settembre consegniamo la macchina da cucire, procurata nel frattempo da Padre Sami con il nostro contributo, alla donna del villaggio che ne aveva fatta richiesta. La donna consegna a Michele il suo contributo di 500 rupie e caricata la macchina in testa torna la suo villaggio con la promessa da parte nostra che se lavorerà bene il prossimo anno Le sarà consegnata una macchina elettrica. I suoi occhi esprimono tutta la riconoscenza e felicità possibili.

La sera facciamo festa e mangiamo pesce e pasta al pomodoro! Temporale ed energia elettrica che se ne va e non ricompare se non alle 9 della mattina successiva. Notte dura senza pale per rinfrescare l’aria e senza macchinetta per uccidere le zanzare.

Il 2 settembre nel pomeriggio partiamo verso Chennai. Di nuovo la città caotica, inquinatissima e con enormi baraccopoli.
Andiamo sulla collina a Chennai dove San Tommaso apostolo fu qui martirizzato nel 72.

Ci rechiamo poi al Convento dei Servi di Maria di Chennai dove veniamo accolti e invitati a riposarci e a cenare.
Verso le 22 partiamo alla volta dell’Aeroporto dove inizia la lunga attesa fino alle 4,15 quando ci imbarchiamo. Scalo a Dubai (specchi e acciaio) e arrivo a Venezia sabato 3 settembre alle ore 14.
Diciotto giorni di condivisione con i sette compagni di viaggio di una esperienza coinvolgente e che mi resterà nel cuore.

Maria Baldan





Maria assieme a Silvia consegnano la macchina da cucire alla Sig.ra Kandamal a Mamallapuram.






Maria, assieme ad altri Soci, consegnano le capre a due persone che, guarite dalla lebbra presso l'ospedale di FatimaNagar, fanno ritorno ai loro villaggi.


































sabato 23 luglio 2011

Mozambico: è nato il laboratorio di riparazione computer!







Si è concluso nel mese di Giugno il secondo micro-progetto realizzato presso il Lar (= focolare) “Nueva Esperanca” per “ragazzi di strada” di Matola (Mozambico) che ha portato alla realizzazione del laboratorio di riparazione computer .
L’anno precedente, sempre presso lo stesso Lar era stato sviluppato e portato a termine il sostegno all’officina meccanica di Carlos Silva Sitoe (che, ci informano, oggi lavora molto bene!).
“Gestore” del laboratorio è il Sig. Saul Josè Chambale, di cui p. Pietro Andriotto ci fornisce le “coordinate”: è nato 28 anni fa a Maputo, orfano fin da piccolo e affidato ad una zia che poi lo ha mandato in una casa di accoglienza delle Suore del Calvario. Nel 1994 è entrato nel Lar Nueva Esperanca di cui ora è Amministratore.
Attualmente Saul Josè studia Ingegneria informatica all’università e – ci dice sempre p. Pietro Andriotto – “con il vostro appoggio occupa parte del suo tempo a riparare e montare computer ed insegna ad alcuni ragazzi a farlo. Così riesce ad arrotondare il suo stipendio e realizza una sua passione da sempre”.
I nostri migliori auguri, quindi, a questo intraprendente giovane mozambicano, per la continuità del suo impegno, dei suoi studi e della sua realizzazione personale.
Le foto illustrano il materiale per l’acquisto del quale la nostra Associazione ha devoluto €. 3.000 e i beneficiati, a loro volta, €. 1.000 .
Anche a p. Pietro va il nostro rinnovato grazie per la chiara, precisa e dettagliata “rendicontazione” delle cifre spese, a dispetto delle serie difficoltà che si incontrano in Mozambico per la corretta fatturazione del materiale .
Ci fa inoltre piacere dare una notizia dello scampato pericolo che questo progetto ha corso al suo inizio :
con due furti effettuati a poca distanza di giorni l’uno dall’altro, i ladri hanno asportato tutto il materiale che hanno trovato nei locali del Lar : l’archivio, i computer, materiale vario, tra cui quello fotografico, etc..
Per fortuna (e che fortuna!!) tutto il materiale appena acquistato con l’aiuto dell’Associazione e destinato al laboratorio era nel locale a fianco, che i ladri hanno risparmiato dalla loro razzia !! Auguri quindi a Saul Josè e ai suoi “apprendisti” e un grazie di cuore a p. Pietro Andriotto per il suo impegno e la fattiva collaborazione volta alla buona realizzazione del progetto, cosa che si è concretizzata in situazioni non sempre facili.
E per noi, Soci dell’Associazione, la gratificazione delle parole di p. Pietro stesso che si felicita per la realizzazione del “piccolo ma per noi grande progetto”.






















































sabato 21 maggio 2011

Dal viaggio in Albania: ricordi (Liliana Lipone)





Quando l’associazione “Sulle Orme dei Servi” aveva proposto un viaggio in Albania per conoscere il progetto che lì stava realizzando, mi sono lasciata tentare, nonostante il periodo cadesse proprio nelle festività pasquali. La motivazione era essenzialmente una: conoscere questa terra, patria di tanti miei allievi che, soprattutto negli anni dal 1998 al 2005, affollavano le mie classi di scuola carceraria. Avevo imparato a conoscere gli albanesi proprio attraverso i loro racconti, attraverso le narrazioni dei loro viaggi sul gommone, del loro intrufolarsi nei rami della malavita organizzata, in particolar modo attraverso il favoreggiamento della prostituzione, delle loro reazioni impulsive e a volte estreme, tanto da portare ad uccidere e rovinare irrimediabilmente la propria giovane famiglia.
Da alcuni anni, però, seguo sul territorio anche alcune famiglie albanesi “semplici”, “sane”, “pulite”, che vivono in profondità i loro legami familiari, che si sacrificano, lavorando onestamente e seriamente, perché ai loro figli non manchi il necessario e non si sentano discriminati nel contesto italiano in cui vivono. Famiglie in cui lavoro e sacrificio sono i pilastri su cui è costruita la vita familiare.
Ero quindi curiosa di conoscere questa terra di cui avevo indirettamente una esperienza così varia.
All’aeroporto di Tirana ci aspettava suor Giovanna con un fuoristrada, poi abbiamo capito perché un tale mezzo era necessario: le strade sono tutte piene di buchi!
La prima impressione lungo la strada che da Tirana ci portava a Ishull -Lezhe mi sembrava familiare: distese di terreni, in parte incolti, con catene di montagne arrotondate che si susseguivano regolarmente, più o meno spoglie. Mi sembrava un paesaggio dell’Italia meridionale. Poche abitazioni, alcune basse e modeste, altre dall’aspetto più occidentale, vere ville a uno o più piani, terminate o in costruzione, segno che il proprietario era emigrato.
A Ishull ci aspettava una piccola comunità di Serve di Maria Riparatrice: suor Aurelia, suor Gemma e suor Marisa. Comunità non tanto giovane dal punto di vista anagrafico, (suor Giovanna, la più giovane, fa la spola tra Italia e Albania), ma giovanissima nello spirito, evangelica, accogliente, allegra, instancabile.
A queste suore è praticamente affidata la cura della parrocchia di Ishull -Lezhe, una parrocchia formata da piccoli villaggi e case sparse.
Siamo arrivati in Albania il giovedì santo, quindi proprio nel periodo del triduo pasquale. Le celebrazioni intense di questi giorni ci hanno messo subito in contatto con la comunità ecclesiale curata dalle suore. Una comunità anch’essa giovane, ma stavolta anche anagraficamente. Circa una trentina di giovani (dai 13 ai 17 anni) si preparavano alla prima comunione che sarebbe stata somministrata il giorno di Pasqua. Naturalmente c’erano anche donne e uomini, ma ricordo soprattutto donne che sembravano rassomigliarsi tutte, nei loro vestiti per lo più neri, mentre alcune lo avevano bianco, a seconda della regione di appartenenza, e l’immancabile fazzoletto in testa, anch’esso bianco o nero. Dai loro visi traspariva la sincera devozione per la liturgia e i simboli della fede.
Una comunità giovane, semplice, mi è sembrata ancora vergine, cioè disposta ad accogliere la Parola con sincerità di cuore. Una comunità accogliente anche nei nostri confronti: non è stato difficile incontrarsi e comunicare anche senza conoscere la lingua!
Un esempio per tutti la famiglia di Matias che l’associazione aiuta nella costruzione di un pozzo. Una famiglia povera ma di grande dignità, una casa modestissima ma linda e accogliente e direi sorridente come tutta la famiglia che vi abita. Tre figli stupendi e una moglie lavoratrice e affabile, vero cuore della casa. Una fede custodita gelosamente tra i divieti del comunismo e mantenuta viva dalla nonna paterna che in silenzio ascoltava quello che il figlio ricordava della sua infanzia.
Alcuni pensieri mi hanno accompagnata al mio ritorno in Italia che mi piace condividere.
Le suore arrivavano in chiesa sempre un’ora prima, non solo per preparare la liturgia, ma anche e soprattutto per fare “accoglienza”: erano sulla porta in attesa e accoglievano, col gesto, la parola, l’attenzione, quelli che arrivavano. Per tutti, indistintamente, bambini, giovani, anziani, c’era del tempo da dedicare. Forse le nostre comunità occidentali dovrebbero prendere esempio: chi presiede nelle nostre comunità parrocchiali, o chi collabora, ha ancora del tempo da dedicare ai suoi parrocchiani?
Il comunismo ha sempre spaventato la chiesa e ancora oggi viene sventolato come spauracchio dai nostri politicanti; dinanzi a queste comunità così fresche ho pensato che il comunismo ha anche abbattuto edifici di chiese e conventi, ma non è riuscito a essiccare la sorgente che è nel cuore. Quanto più oggi, invece, dovrebbe far tremare il consumismo che sta inaridendo il cuore dell’uomo e della donna?













sabato 12 marzo 2011

Racconti dall'Uganda (Il Viaggio di Margherita, 12 - 23 dicembre 2010)

Dice giustamente il nostro amico Giorgio Mazzola (I.S.”Cristo Re”):
“Ogni viaggio, se lo si vive bene, rappresenta l’opportunità di una grande esperienza formativa. Vuoi visitare altri luoghi e altre culture? Bene, impara allora ad essere povero. Se vuoi davvero incontrare qualcuno, cerca di essere povero. Solo chi è povero può realmente incontrare qualcuno. Il ricco regala, distribuisce, pianifica, si moltiplica. Il povero non ha niente da dare, quindi incontra, accoglie".
Per noi del R.M. si tratta ora di vedere come l’intuizione, “la forma di vita” che è nata in certi tempi e in un certo luogo può mettersi in viaggio e incontrare culture e cammini diversi.
Dedichiamo particolare cura alle singole giovani donne che i Servi ci fanno incontrare perché arrivano, in qualche modo, presso le loro parrocchie o conoscono l’Ordine secolare servitano e mostrano un particolare desiderio di dedicarsi maggiormente all’"apostolato laico”.
Puntiamo molto sulla crescita del loro senso di responsabilità e sulla loro autonomia: devono sempre fare i conti con una società ancora fondata sul maschilismo, sulla poligamia, sulle prevaricazioni del potere e per giunta troppo spesso segnata dal malgoverno e dalla corruzione.
L’appello per l’attribuzione, in questo anno, del Premio Nobel per la Pace alle donne africane, afferma tra l’altro:
“Le donne sono la spina dorsale che sorregge l’Africa. In tutti i settori della vita: dalla cura della casa e dell’infanzia, all’economia, alla politica, all’arte, alla cultura, all’impegno ambientale. Per questo in Africa non è pensabile alcun futuro umano, senza la loro partecipazione attiva e responsabile. Senza l’oggi delle donne non ci sarebbe nessun domani per l’Africa... Sono in maggioranza le donne a lavorare i campi in una terra che quasi mai appartiene a loro, solo perché donne. Ad esse che controllano il 70% della produzione agricola, che producono l’80% dei beni di consumo e assicurano il 90% della loro commercializzazione, è quasi sempre impedito di possedere un pezzo di terra….”.

Ora stiamo seguendo in particolare alcune donne, giovani e meno giovani, che hanno attraversato varie avversità ma riescono a continuare il loro cammino senza arrendersi. Tutte lavorano ma i mezzi che usano sono scarsi e inadatti per un dignitoso guadagno. La sarta continua a lavorare con una macchina da cucire molto vecchia e il suo boss vuole maggiori risultati. La negoziante apre una piccola finestra per vendere qualche prodotto sperando di non essere ancora derubata come già è successo parecchie volte.
Tutte si ingegnano con creatività e mettono a disposizione tempo e capacità sia per la loro formazione biblico-spirituale sia per aiuti concreti ai numerosi tipi di povertà presenti nel loro territorio parrocchiale e non.

E’ la terza volta che Anna ed io andiamo in visita in queste terre e questa volta abbiamo percepito maggiormente la crescita della loro fiducia nei nostri confronti, abbiamo vissuto una gioia crescente nell’incontrarci e una consapevolezza maggiore dei contenuti che insieme ci offriamo per un sostegno nelle scelte di fondo, suscitate dal comune carisma mariano, di fraternità e servizio.
I fratelli Servi di Maria, dai prenovizi ai professi, dai frati formatori ai frati che prestano il loro servizio come sacerdoti e al frate Delegato e responsabile per l’Uganda, tutti hanno contribuito a rendere il nostro soggiorno carico di attenzione e cura, di condivisione dei momenti spirituali e di mensa fraterna nonché di momenti di festa insieme alle altre componenti della Famiglia stessa.

A Kisoga abbiamo visitato più volte il piccolo centro delle Suore Mantellate di Pistoia.
Loro, già da anni, hanno iniziato una scuola per i bambini e per i più grandicelli. Hanno formato alcune persone che poi hanno iniziato ad insegnare in questa scuola e ne curano l’andamento e l’organizzazione. Hanno un particolare sguardo per tutti gli anziani che rimangono soli e senza cibo. Hanno anche una piccola casa di cura per donne malate di AIDS e altri disturbi simili. Seguono i figli di donne povere e sole.
Sr.Giuditta, infermiera, è sempre alla ricerca dei più abbandonati che si nascondono per paura della gente e per la vergogna delle loro miserie. Spesso non riesce a trovare soluzioni e risposte ai vari bisogni. Sr.Benizia ha puntato molto sulla scuola e sulla diffusione di informazione e cultura. Sr.Gemma e Sr.Lucia si sono dedicate alla formazione delle ragazze e al lavoro in parrocchia.

Ancora una volta facciamo esperienza di quanto siano fondamentali il collegamento, la comunione e la collaborazione con le più svariate forme di vita all’interno della Famiglia servitana!

Margherita Palazzi


Betty con la sua vecchia macchina nel bazar del boss









lunedì 7 febbraio 2011

Appunti dall'Albania (il viaggio di Mirella e Liliana)

Carissimi Annalisa e Michele,
pensando al viaggio in Albania dove sono tornata con l'amica conosciuta "sul campo" alcuni anni fa, desidero condividere con voi alcuni appunti che mi ha regalato.
Liliana è un'insegnante che ha seguito come volontaria, presso le Serve di Maria Riparatrici di Vallona, dei progetti in collaborazione con la Caritas e una ONLUS anche per lunghi periodi sin dal 2000.
Durante il nostro soggiorno a Inshull si è prodigata con la sua esperienza, per l'animazione, i canti e quanto era utile per la buona riuscita della celebrazione e delle attività con gioia e soddisfazione di tutti.
(La cronaca più dettagliata alla prossima occasione!)

Ciao, un abbraccio.
Mirella


25.12.10
…E il viaggio è ricominciato, ma forse non si è mai interrotto.
Gezuar Krishtlindjen dal Nord della terra delle Aquile dove si misura il valore della testimonianza e la forza del Vangelo.
Troppo tempo trascorre nella quotidianità senza che si riesca a percepire l’importanza di lasciare tracce di fede di luce.
La nostra frenesia occidentale con una sua ritualità spesso privata di contenuti e ridotta a sequenza meccanica di azioni, non riesce a posare lo sguardo su un tempo umano fuori dal “tempo”
Ishulll Lexe
Così strade di fango, gente che cammina, la chiesa con il cimitero, un luogo e una comunità.
La notte di Natale, il messaggio agli uomini di buona volontà è consegnato agli angeli, pastori, re e imperatori, vestiti con materiali di recupero, ma che sanno restituire sacralità alla rappresentazione del Mistero: Ed ecco che una Madonna con le scarpe da ginnastica e un Giuseppe con gli occhiali rendono credibile ciò che si sta rappresentando e nella serietà del gesto di una madre che culla il proprio bambino, ognuno di noi, testimone dell’Annuncio, riceve una presenza che cambia la vita.
Il centro, la proclamazione della parola, la partecipazione dell’assemblea, trasformano la piccola chiesa, dal piazzale di erba e fango, in Presepe Vivente, in una comunità di gente semplice che accoglie il gesto di Dio il dono del Figlio.
26.12.10
La comunità si ritrova all’appuntamento,della celebrazione eucaristica e ancora ciascuno, presenta all’altare ciò che porta nel cuore.
Il canto, la preghiera, gli strumenti, infondono un senso di appartenenza, di una nuova realtà che sta nascendo ed ha bisogno di nutrirsi di gesti di carità e di amore.
Gli stessi che nel pomeriggio trovano voce in un'altra piccola comunità dedicata alla Sacra Famiglia. Alla recita del Padre Nostro attorno all’altare si rende visibile la “famiglia” che la comunità cristiana vuole diventare per questa gente che, pur attraversando nuove epoche storiche, resta testimone della violenza di un regime totalitario che ha lasciato cicatrici nell’anima e nel cuore.
27, 28, 29 dicembre
Giornata di formazione per i preadolescenti e gli adolescenti di Ishull Lexe con la partecipazione di una rappresentanza da Valona.
“Costruire la mia Casa sulla roccia” la presenza di Gesù nella mia vita, nella mia famiglia, la mia trasformazione nell’incontro con il messaggio di Gesù. Lavoro di gruppo, video, e foto per approfondire, condividere, ricordare, comprendere la forza di un invito e la potenza di un desiderio
dicembre – 1, 2, 3 gennaio
Gezuar Lin e Ri. Buon Anno
S: Messa di ringraziamento con Te Deum, celebrata dal vescovo e tombola del kitch con le suore della comunità di Valona.
Spedizione serale al Kafic Ebraico “promenade” alla ricerca del “soufflaque perduto, pranzo a base di panini sulla spiaggia di Orikum.
Immagini di una “ vacanza” per risaldare legami, ritrovare amici,scoprire nuove realtà, in una sorta di pellegrinaggio dell’amicizia.

lunedì 10 gennaio 2011

Pubblichiamo i saluti e gli auguri pervenutici da due Comunità di Serve di Maria che sono ormai nel nostro panorama associativo: quella di Ishull-Letzhe in Albania e quella di Celaya (Mexico).
Da Celaya:

Stimato Signor Michele,
un cordialissimo saluto a lei e a tutti i Membri dell'Associazione. Chiedo scusa per questo lungo silenzio dovuto a un guasto telefonico che ci ha tenuto isolate dalla vigilia di Natale fino ad oggi. Ora, che tutto é ritornato normale, mi pongo in contatto con lei per ringraziare degli auguri natalizi e del ricordo, ricordo ricambiato da parte di tutte noi. Che il Signore conceda a tutti un Nuovo Anno di grazia, pace, salute e lavoro.Il giorno 30 di dicembre abbiamo celebrato la prima Professione della novizia Magdalena, che ora si chiama Sorella María Magdalena, pur mancando il mezzo di comunicazione, cioé telefono ed e-mail, alla celebrazione hanno partecipato molte persone, é stato bello. Il lavoro con la "giuseppina" segue sempre a ritmo continuo, il giorno 27 abbiamo consegnato la casula per la celebrazione del 25º di Ordinazione sacerdotale del Padre Ángel Vargas, é riuscita molto bene, ora siamo impegnate con gli scapolari dell'Ordine Secolare dei Servi e abbiamo altre richieste di lavoro in fila. Grazie, ancora grazie a tutti per questa felice iniziativa.Nella Cappella abbiamo giá potuto installare la prima vetrata rappresentante Santa Giuliana Falconieri, iniziatrice della rama femminile del nostro Ordine. Grazie, ancora grazie a tutti per questa felice iniziativa.A Santa María di Guadalupe affidiamo lei , Annalisa, ciascun Membro dell'Associazione e le loro famiglie, perché li benedica e protegga.
Con affetto e gratitudine.
Suor María Lucía Palamidese e Sorelle, Monache Serve di María
(ndr: Quella che Suor Lucia chiama "la Giuseppina" è la macchina bordadora (ricamatrice) "protagonista" del micro-progetto effettuato nel 2009).
Dall'Albania:

Gentile Signor Michele, Annalisa e quanti condividono i nostri cammini, cari e sentiti ringraziamenti per gli auguri accolti con gratitudine e certezza che il Signore ama ciascuno con amore infinito e il Suo Figlio nato per noi ci resta accanto per rendere fecondi i nostri passi nel servizio del Suo Regno.
Chiedere perdono per non aver scritto prima è poca cosa, ma siamo state a lungo impedite dal non funzionamento dell'internet e poi il tempo vola...
Sappiamo che fa piacere sentire qualche notizia, così in allegato vi raccontiamo alcuni momenti vissuti nella nostra missione.
-Il mese di dicembre ci ha viste impegnate nella preparazione del S. Natale con i ragazzi, la precarietà dei mezzi spesso rallenta il rendimento, ma non rallenta l'impegno e la gioia dei ragazzi che con piccole cose sono in grado di realizzare cose significative e dimostrare riconoscenza.
Recite, canti e manifestazione di semplicità hanno caratterizzato la celebrazione del Santo Natale attorno al Dio fatto Bambino.
-Due giorni ricchi per la formazione dei giovanissimi che hanno compensato la fatica e la stanchezza di noi adulti. Stare insieme, condividere e riflettere per diventare amici e camminare come figli amati dal Signore, diventano momenti di esperienza e capacità di costruire per guardare al futuro illuminati dalla luce portata da Gesù.
-Abbiamo avuto la gioia e la fortuna di avere in mezzo a noi anche Mirella che si è resa disponibile nell'aiutarci e gli aiuti sono veramente preziosi e motivo di ringraziamento al Signore.
-Un momento particolare della Chiesa albanese alla quale abbiamo partecipato: 8 Dicembre nella cattedrale di Scutari si è celebrato solennemente la chiusura del Processo diocesano dei martiri albanesi, 40 persone che hanno coronato la loro vita con il martirio durante il periodo della dittatura. Periodo molto vicino a noi quindi denso di significato e di ricordi... Molti i presenti tra i quali parenti e familiari dei martiri. Non è facile esprimere i sentimenti e le emozioni che traspariva dai volti.... Riflettere sul senso della vita, una vita donata per il Vangelo... scegliere di morire martire piuttosto che tradire la propria fede, testimoniare con la vita il Credo religioso e l’amore cristiano che fa perdonare anche l’imperdonabile, ecco gli esempi che questi fratelli ci hanno lasciato come testamento spirituale. Penso che molti come me hanno ricordato ciò che Tertulliano diceva a riguardo dei perseguitati: "Il sangue dei Martiri è seme dei nuovi cristiani" questi sentimenti di sicuro risuonava nel cuore di molti presenti nella celebrazione. Alcuni dei martiri erano religiosi gesuiti, altri francescani altri sacerdoti diocesani, altri ancora semplici fedeli che hanno preferito morire in modo atroce, ma non rinunciare alla propria fede. Tra essi una giovane donna che non ha accettato le angherie di un tiranno ed è stata costretta ad atroci sofferenze sofferte per Cristo. Esempio e incoraggiamento per noi che viviamo in questa terra e tra questi fratelli ancora tanto bisognosi di amore, sostegno, incoraggiamento…
Viene spontaneo ringraziare il Signore per questo dono che fa alla sua Chiesa e speriamo che presto vedremo glorificati anche su questa terra quanti hanno donato la loro vita nella fede in Cristo nato in mezzo a noi, vissuto come noi, morto e Risorto per garantirci la Salvezza.

Con la stima e la riconoscenza vi salutiamo augurandovi ancora Buon Anno nel Signore
sr Aurelia, sr Marisa, Sr Gemma
Ishull Lezha 9.1.20

domenica 2 gennaio 2011

In alto a sinistra: laboratorio di buste per lettere a Chennay, a destra: ospedale di Fatimanagar, il momento della consegna della macchina da cucire a Lucy.



A sinistra: riunione "Tayloring school" a Kilnathur; a destra: consegna delle capre ad una giovane mamma di Mamallapuram.



TAMIL NADU 2010


Stavolta a Chennay ci siamo arrivati in un giorno di pioggia: sarà stata la stanchezza per il viaggio in aereo, il grigiore che tutto pervadeva, la lentezza dell’incedere dell’auto nella melassa meccanizzata per uscire dalla sempre caotica città, sta di fatto che Annalisa ed io abbiamo guadagnato l’angolo di pace e serenità di Mamallapuram, tirando finalmente un sospiro di sollievo e lasciandoci piacevolmente cadere sui duri tavolati che costituivano i giacigli della nostra stanza (non esistono, infatti, laggiù i materassi “all’italiana”).
Ma più di tanto non ci è stato possibile indugiare sulla nostra stanchezza e desiderare una sosta ad essa adeguata, perché il viaggio era organizzato “al minuto-secondo spaccato” in quanto l’obiettivo era di ri-percorrere tutti, ma proprio tutti, i luoghi dove erano o sono stati o saranno in corso i micro-progetti dell’Associazione “Sulle orme dei Servi-verso il mondo” da quattro anni a questa parte.
Spartanamente, quindi, era già stata a priori defalcata dal programma ogni cosa che non avesse a che fare con gli “obiettivi associativi”: niente “approfondimenti “ dedicati alle differenze culturali e religiose, niente visite a siti monumentali o di interesse turistico, niente concessioni a trastulli, riposi beati e piacevoli cene, ma solo un calendario di corse in treno e auto, appuntamenti, visite e incontri, inquadrate mentalmente da fogli, carteggi, appunti, lettere spedite e ricevute, cifre di denaro speso, da spendere, da verificare e da controllare.
Si è cominciato subito con il micro-progetto di Mamallapuram: incontro con le persone che avevano ottenuto le capre l’anno precedente, valutazione della situazione, acquisto di un altro gruppo di capre precedentemente concordato con le famiglie e i Padri Servi di Maria di Mamallapuram.
P. Sami da noi conosciuto gli anni precedenti, dopo un grave incidente in moto che lo aveva allontanato dalla scuola per mesi, era stato trasferito nella lontana città di Bangalore, lasciando il posto ad un altro p. Sami, appena giunto a Mamallapuram, con il quale abbiamo condiviso anche qualche intenso momento di spiritualità.
La notte del nostro arrivo, è andato con il “mediatore” a comprare 30 capre e il giorno seguente con un po’ di fatica e con un pizzico di conseguente confusione, gli animali sono stati consegnati ai destinatari prefissati: abbiamo preso nota dei nomi, verificato cos’era rimasto della consegna delle capre dell’anno scorso, registrata l’assenza di qualche famiglia che si era dovuta trasferire altrove e incassato il contributo da ciascuno dei beneficiati. Il tutto si è concluso con un breve conciliabolo con i beneficiati, persone molto povere e con le raccomandazioni di un uso corretto e virtuoso di quanto avevano ricevuto.
Quindi siamo ripartiti per Trichy e per Fatimanagar.
E’ sempre un’emozione, sospesa tra gioia e compunto dolore, la visita a Fatima Nagar, l’incontro con Suor Rita, le consorelle e gli ospiti , piccoli e adulti, malati di lebbra, TBC e di AIDS.
Anche questa volta Suor Rita è stata straordinariamente efficace: come sempre non era stato necessario un lungo carteggio e altrettanti colloqui telefonici per attrezzare i due micro-progetti che l’Associazione aveva proposto per Fatima Nagar. Infatti le 10 capre erano nel loro recinto e le due persone a cui erano destinate, ex-malati di lebbra dello stesso Ospedale, erano pronti alla pur sobria “cerimonia” della consegna: alcune parole di circostanza, saluti, le foto di rito.
Ma più toccante si è rivelata la consegna della macchina da cucire elettrica, la prima di questo tipo, a Lucy, una bella ragazza di vent’anni, dal viso sereno e dai grandi occhi neri. A lei il destino, sotto forma di lebbra, aveva chiesto l’amputazione della gamba destra, dal ginocchio in giù.Per questo Suor Rita ci aveva chiesto per lei una macchina con il motore elettrico. Turbati “dentro”, Annalisa ed io, le abbiamo consegnato il suo strumento di lavoro.
La foto scattata a lei, assieme a Suor Rita, è stata, eccezionalmente, una, una sola: non ne servivano altre per esprimere il vissuto del momento! Nel pomeriggio Suor Rita ci ha mostrato, con comprensibile soddisfazione, i padiglioni del nuovo ospedale e del nuovo centro per i bambini malati di AIDS.
Poi, mentre Annalisa era a colloquio con Sr. Rita, ho effettuato come sempre il mio piccolo “pellegrinaggio del dolore”, recandomi a visitare i vari padiglioni: i bambini ammalati di AIDS, i tubercolotici, i lebbrosi. Passavo, guardavo, cercavo di imprimere, come le altre volte, negli occhi quelle scene di corpi smunti, neri, alcuni spettrali, nelle camerate disadorne e immerse in un silenzio irreale. Momenti e visioni che considero utili serbare interiormente, quando, di fronte alla fatica del vivere, sento difficoltà che giudico eccessive.
Durante la visita al complesso ospedaliero avevo notato delle cassette di legno attaccate ai muri: mi sono avvicinato e ho visto scritto: “condom box (cassette dei preservativi)”!! Non ci volevo credere! Più tardi, tornato da Annalisa e da Suor Rita, ho fatto presente il fatto e Suor Rita, con molto candore, mi ha detto che questa “precauzione” era per impedire, dato che la “natura” e la relazione affettiva tra le persone hanno sempre e dovunque le proprie esigenze, la trasmissione delle infezioni, cosa da evitare in maniera assoluta. Al Vescovo, che le faceva presente la discrepanza con l’ufficialità della dottrina cattolica, Suor Rita dice di aver risposto così: “Lei è lì, Eminenza, sopra e distante, sono io che sono qui, giù, in mezzo a queste situazioni, cui devo dare, senza giudicare il passato di nessuno, indicazioni di soluzioni per evitare mali peggior. Queste persone hanno il diritto di godere la sessualità, dono di Dio, in modo positivo, cioè senza recare danno a sé e agli altri”.
In serata siamo tornati a Trichy e ci siamo incontrati col “nostro” interlocutore privilegiato”, p. Sagai, sempre attivo, sorridente e disponibile. L’indomani con lui ci siamo recati a Muppayur, a incontrare la fraternità e le ragazze della scuola di cucito, terminata qualche mese prima.
Con queste ultime abbiamo valutato l’andamento della loro attività, realizzata grazie al corso di cucito e la consegna a ciascuna di loro della macchina da cucire. Veniamo così informati che la quasi totalità delle 30 ragazze svolgono attività, a tempo pieno o a part time, grazie alla disponibilità dello strumento necessario.
Interpellate sul futuro, le ragazze hanno fatto anche una proposta interessante, che sarà anche espressa dalle ragazze delle altre scuole, quelle di Kilnathur e della Parrocchia del Bambin Gesù di Okkiampet (vicino a Chennay), e che potrebbe essere oggetto dei nostri prossimi micro-progetti in Tamil Nadu: imparare a confezionare vestiti non solo per donne, ma anche per bimbi, ragazzi e uomini (con la dovuta precauzione !) perché la “cultura indù” (ecco un altro di quei problema che la religione si inventa !) sconsiglia vivamente alle donne di “prendere le misure” di abiti maschili!!
Poi, ancora una volta, siamo stati al villaggio di Narikkanvayal, dove abbiamo già sovvenzionato la perforazione del pozzo e la relativa fontana. I lavori per l’allacciamento elettrico che consentirebbe il collegamento della fontana al desalinizzatore sono bloccati: com’è noto, le esigenze di questo villaggio di “dalit” (fuoricasta) non devono interessare molto le autorità civili, ragion per cui i lavori più volte promessi sono di là dall’essere realizzati. Anzi: l’assessore del Comune aveva promesso (tutto il mondo è paese!) di “venire incontro alle spese” della comunità di Narikknvayal e dando un contributo alle spese già sostenute dai suoi abitanti. Che fare? Quello che l’assessore non ha dato (Rs. 3.000, cioè €. 50) è stato fornito dal sottoscritto, quale rappresentante dell’Associazione “Sulle orme dei Servi-verso il mondo” che ha anche fornito un’altra cifra analoga per pagare, su consiglio del p. John Britto, Parroco del luogo, il “pizzo” per l’ingegnere che doveva dare il via ai lavori. Al momento, però, in cui scriviamo queste righe, da Narikkanvayal non ci sono ancora arrivate le sperate notizie.
Siamo tornati a Trichy, quindi di nuovo a Mamallapuram (sono 8 ore di viaggio) e di qui, il giorno dopo, con altri 400 km. in vettura “anni ’50”, siamo andati a Kilnathur, dove l’anno scorso è stata realizzata un’altra delle nostre “tayloring school” e abbiamo avuto la possibilità di rivedere l’amico p. John Roncalli. L’accoglienza è stata a dir poco festosa, ci hanno messo attorno al collo le ghirlande di profumatissimi gelsomini e le ragazze della scuola ci hanno informato della validità e dell’utilità per la loro economia familiare del loro lavoro con la macchina da cucire e gli insegnamenti di cucito appresi dalla scuola.
Anche qui ribadiscono l’opportunità di effettuare un corso di ulteriore “specializzazione” imparando a cucire abiti per persone di sesso maschile. P. John mi parla della dura vita in quel villaggio sperduto, dove si incrociano problemi di convivenza tra classi sociali e gruppi religiosi. Mi ha mostrato l’altoparlante della chiesa, orientato in una precisa direzione, verso le case abitate esclusivamente da persone di fede cristiana, poiché la musica trasmessa dall’altoparlante non può e non deve essere ascoltata nella zona opposta, dove ci sono persone indù di casta cosiddetta “superiore”! Le case dei cristiani sono su un lato della via, dall’altro abitano gli indù, che ogni tanto visitano le case dei cristiani per bastonarli e oltraggiarli. “E voi cosa fate”? gli chiedo. “Siamo cristiani, seguaci di Gesù. Ci teniamo le botte ricevute e basta”. P. John mi ha parlato della necessità di aprire un negozietto di materiali di cancelleria per i bimbi della scuola del villaggio: per acquistare una matita o un quaderno o una “merendina” devono andare, a piedi, nella città più vicina, dove tutto costa di più. Gli ho risposto che se il micro-progetto verrà presentato nei modi e nelle modalità prescritte, la nostra Associazione avrà l’attenzione giusta per sostenere la sua richiesta.
Salutato p. John, siamo rientrati alla sera a Mamallpuram “spremuti come limoni”.
Il giorno dopo, via ancora, in auto, per altri 300 km. , per andare a comprare nella città di Kanchipuram gli articoli di seta (cuscini, sciarpe, foulard) per alimentare le bancarelle che sostengono finanziariamente i nostri micro-progetti.
E il giorno dopo siamo ritornati, dopo aver girato l’intero Stato del Tamil Nadu, a Chennay: il viaggio stava per concludersi. Abbiamo incontrato alcune ragazze della prima scuola di cucito, siamo andati in città a consegnare il contributo (l’85% della spesa. Il rimanente era a carico del beneficiato) dell’Associazione al piccolo laboratorio che produce buste per lettere nel centro di Chennay. Siamo entrati in un corridoio scuro, dai muri umidi di muffa per avere l’accesso a due stanzette di pochi metri quadrati, completamente senza finestre: lì lavoravano, seduti a terra, tre-quattro persone, oltre che al titolare e a sua moglie. Ci hanno mostrato orgogliosi la nuova macchina, una pressa idraulica asservita ad un piccolo compressore che sostituiva un “torchio a mano” che serviva, ponendo una fustella di ferro sopra una risma di carta, a tagliare le sagome delle buste. Ora la fustella lavora con la trancia e in pochi secondi si tagliano centinaia di fogli. I titolari ci hanno ringraziato, mettendoci al collo le caratteristiche corone di gelsomini.
Siamo tornati finalmente, in serata, ad Okkiampet, periferia di Chennay, pregustando, finalmente, alcune ore di sosta e di riposo per il giorno seguente, dopo “una corsa” durata continuativamente oltre dieci giorni .
Annalisa, però, ha avuto una “delle sue” preziose intuizioni, e mentre io già riposavo felice lei, stesa sul tavolato del letto e non riuscendo a dormire, ha guardato la date dei biglietti aerei del viaggio di ritorno e si è accorta che era prevista per la notte stessa e mancavano, pertanto, solo poche ore alla partenza.
Dopo un breve fraseggio non propriamente riferibile, giù dalla branda, composto a tempo di record il bagaglio, salutati tutti di corsa, siamo partiti per l’aeroporto.
E di lì, a casa, con la soddisfazione del positivo lavoro compiuto dall’Associazione, ai cui Soci portavamo i saluti e sopratutto i più calorosi ringraziamenti da parte di tutti beneficiati dei vari micro-progetti.