martedì 5 giugno 2012

Finalmente!!!


Dopo sei mesi di tentativi, a Tonin Marcu, autista di pulmino e padre di famiglia (quattro figli e uno in arrivo) di Ishull Letze, amico delle Suore Serve di Maria, è stato consegnato il suo “nuovo” pulmino di 18 posti in sostituzione dell’orribile catorcio con cui guadagnava il pane per sé e la sua famiglia trasportando bimbi delle scuole e persone “a tempo perso”.

Questo pulmino, ovviamente di “seconda mano”, è stato portato a Ishull dalla lontana Germania da suo cognato (davvero bravissimo!) dopo una serie di infruttuosi tentativi di acquistarlo a Tirana.
La nostra Associazione aveva devoluto €. 5.500 per la realizzazione di questo micro-progetto e il Sig. Marcu con €. 3.500 (principalmente per le “salate” spese doganali d’importazione).

Ora Tonin potrà lavorare con più serenità ma anche e soprattutto con maggior guadagno, sostituendo il vecchio catorcio di 13 posti (che abbiamo avuto occasione di “ammirare” in Aprile) , malandato e soprattutto costoso per le continue e onerose spese di riparazione, trasportando più persone a prezzi più adeguati, i bimbi delle scuole in condizioni più accettabili e spendendo meno per la manutenzione del mezzo.

Faremo pervenire il nostro grazie sincero al cognato (che per la verità non conosciamo) per la sua perizia e bravura, ma anche al Sig. Luciano, religioso laico dei “Marianisti”, che ha monitorato il buon andamento dell’intera faccenda e le nostre care amiche Suore Serve di Maria, che hanno seguito, per mesi, con cuore e tanta passione la fasi altalenanti di questa iniziativa coronata, alla fine, da positiva conclusione.

Il nuovo pulmino

Il Sig Tonin con la moglie













Carissimi Soci dell'Associazione "Sulle orme dei Servi-verso il mondo",
chiediamo scusa del ritmo lento non sempre causato dalla volontà, ma spesso
dalle circostanze e dalle realtà di vita. Come al solito noi siamo state bloccate dalle tecnologie... Comunque ieri pomeriggio è venuto il sig. Tonino con il nuovo furgone acquistato in Germania e portato dal cognato.

Insieme alla moglie egli è venuto per ringraziare e delegarci di ringraziare quanti hanno contribuito per la realizzazione del suo sogno. Il cognato, in Germania, non aveva più trovato il pulmino visionato in internet, rosso..., ha atteso alcuni giorni come era solito fare in altre circostanze, alla prima occasione di un furgone da 18 posti al costo di 5.000 € in condizioni decenti, lo ha acquistato e si è rimesso in viaggio. A Bari è stato bloccato per alcuni giorni e in attesa di poter pagare 3.500 € per la dogana. Poi finalmente in sede. Ora si fanno tutte le pratiche previste e cercheremo di aggiornarvi secondo le nostre capacità e possibilità.

Viene da considerare quante cose si devono mettere in conto quando si vuole far del bene. La conoscenza della realtà che a volte non corrisponde ai nostri ritmi e modi di concepire, la fiducia nelle persone, la fragilità umana e tante altre circostanze. Tutto poi viene premiato dal Signore che vede la nostra buona volontà comuque siano i risultati..

La gioia che la famiglia di Tonin prova in questo momento è il linguaggio che dice a noi di non aver paura di rischiare, ma donare con gratuità quello che è possibile e poi attendere dal Signore la Sua benedizione.. Il resto allaprossima perchè mi sfugge il tempo...
Con tanti e tanti ringraziamenti... e il desiderio di veder migliorate tante famiglie in particolare dove ci sono bambini in crescita vi assicuriamo la nostra preghiera. con simpatia, affetto, amicizia, stima ecc....

sr Gemma
la comunita di Ishull Lezhe



martedì 6 marzo 2012

Saluti dall'Uganda... e da Suor Giuditta!

Carissimi Soci dell'Ass.ne "Sulle orme dei Servi-verso il mondo",
mando resoconto della seconda parte della somma iniziale (€. 500) con poche (e poco significative) foto dell'acquisto di sementi, strumenti di lavoro e, sempre molto richiesti, piccoli animali.
Ci sentiamo in questo con voi "Sulle orme dei Servi".
Inoltre, parte importante del nostro impegno è quello di preparare altri a continuare sulle stesse Orme per restare vicini alle molte "croci".

Vi penso sempre con grande stima e riconoscenza.
Vostra sorella
Sr. Giuditta Andreazza M.S.M. - Missionaria in Uganda



Nelle foto: al lavoro negli appezzamenti di terreno affittati gratuitamente a persone povere e, talvolta, ridotte in stato di mendicità.




Sotto: Il latte di una capra per una numerosa nidiata di bimbi.

domenica 22 gennaio 2012

Bolivia. Il viaggio di Stefano.

TURISTI A LA PAZ
L’aeroporto di La Paz si trova nella zona di El Alto, a una decina di chilometri dal centro e a 4050 sul livello del mare. Molti turisti arrivano in Bolivia da qui. Nei paesi poveri, le città con un alto numero di turisti internazionali tendono ad essere i luoghi attraverso cui filtrano le idee, le mode, gli stili di vita del mondo ricco. A La Paz sembra non essere così. Come tante gocce d’olio in un contenitore d’acqua, i molti turisti che passano dalla capitale non sembrano mai contaminare la popolazione boliviana.
I turisti, di ogni fascia di età ma tutti con atteggiamenti, modi e costumi di stile giovanilistico, contrastano con la popolazione locale, ancorata fortemente alla realtà indigena. Un sessantenne turista nordamericano non veste in maniera molto diversa da un suo conterraneo ventenne, pratica più o meno lo stesso tipo di turismo, visita più o meno gli stessi luoghi suggeriti dalla guida Lonely Planet, frequenta gli stessi ristoranti “tipici” e acquista la stessa paccottaglia stereotipata.
La popolazione locale, pur relazionandosi coi ricchi stranieri all’interno dei mercati, negli hotel o nei bar, mantiene nettamente distinta la propria identità. Il vecchietto boliviano veste e si comporta da vecchietto, tanto quanto il giovane boliviano veste e si comporta da giovane.
Se la retorica indigenista del presidente Morales non ha risolto i tanti problemi del paese, ha sicuramente contribuito a rafforzare l’orgoglio di molti boliviani nei confronti della propria identità e della propria tradizione.
DANZE A ORURO
La città di Oruro si trova a 3700 metri sull’altipiano meridionale. Nella storia la sua fama è dovuta alla presenza di numerose miniere. Oggi è importante per il suo carnevale, che pare essere uno dei più belli del mondo. La vita dei suoi abitanti si divide tra la l’inferno della miniera, nelle migliaia di budelli scavati nei secoli sotto le fredde montagne dell’altipiano e la gioiosità delle danze.
Per lo standard boliviano, il minatore gode di una retribuzione mediamente buona e di un’aspettativa di vita mediamente corta. Sembra essere questo uno dei motivi della bassa capacità di risparmio di questi lavoratori. Gli alti salari vengono dilapidati immediatamente, in maniera incomprensibile per un europeo. Il minatore segue la logica per cui, se a causa delle condizioni della miniera la sua vita sarà breve, non ha senso metter via denaro, gli conviene spenderlo tutto subito.
Il tempo che non si dedica al lavoro viene impiegato nelle manifestazioni sindacali e sociali e nelle prove del carnevale. Quasi ogni giorno si tengono cortei, sfilate e manifestazioni rivendicative delle diverse categorie di lavoratori e di cittadini e ogni giorno nella piazza sottostante il santuario della Virgen del Socavon, gruppi di studenti, di giovani e di adulti, si allenano insieme nella danza, nelle configurazioni e nei suoni della quale si concretizza l’atmosfera di un carnevale quotidiano.
Manifestazioni sindacali e danze tradizionali sembrano mosse dallo stesso spirito e si integrano a tal punto che, spesso, per un visitatore esterno è difficile distinguere un corteo di lavoratori da una sfilata danzante.
Lo spirito dionisiaco del carnevale dura tutto l’anno e sembra voler controbilanciare la durezza e la tristezza di una vita spesa a scavar buchi sotto terra.


BAMBINI ORFANI IN GITA A UYUNI
La Gota de Leche è un orfanotrofio di Oruro. Le biografie dei bambini ospiti disegnano la mappa di un piccolo inferno dell’infanzia. La struttura è stata costruita con il contributo di organizzazioni internazionali ed il personale si prende amorevolmente cura dei piccoli boliviani in un contesto di grande dignità.
Il Salar de Uyuni è una delle principali mete dei turisti. Un immenso lago salato sull’altopiano a otto ore di strada da Oruro.
Un freddo sabato di agosto, Gabriele, un volontario italiano, assieme ad alcune educatrici, organizza una gita al Salar con una trentina di bambine e bambini. Si viaggia di notte in autobus e si visita il lago salato a bordo di quattro fuoristrada.
I bambini un po’ più grandi si prendono cura dei più piccoli, nessuno si lamenta e tutti si attengono con rispetto e puntualità alle indicazioni delle educatrici. Nel grande deserto di sale ascoltano con interesse le spiegazioni della guida e inseguono con curiosità gli spostamenti delle vicugne. Poco lontano, un gruppo di lavoratori con la faccia bruciata dal sole estrae il sale a colpi di badile.
Dietro i pochi anni di ciascuno di questi bambini si cela la realtà di un disastro familiare, un breve passato che nessuno vuol ricordare.
Nella solidarietà di un’esperienza collettiva, nella magnificenza di un paesaggio straordinario, nella potenza dell’esperienza estetica, si intuisce la promessa di un futuro per il quale anche la vita del più povero orfano di Bolivia può trovare un senso e un’attesa di felicità.


TAZEBAO A COCHABAMBA
Al centro di plaza 14 de septiembre di Cochabamba, si trovano alcuni tazebao, sui quali, ogni giorno, vengono affisse le pagine dei principali giornali nazionali, glossate a pennarello dai gruppi di opposizione con sintetiche e taglienti frasi di commento. Le notizie riguardano sia la politica nazionale che quella internazionale. Il commento e la critica hanno chiaramente l’obbiettivo di smascherare le bugie, di evidenziare le reticenze o di disvelare le ipocrisie attraverso cui, i giornali del paese tendono a formare l’opinione pubblica.
Attorno ai tazebao staziona costantemente un nugolo di persone che, cogliendo l’opportunità di leggere gratuitamente la rassegna stampa, ne assume contemporaneamente la critica, scritta con pennarelli colorati e con la sottile ironia che spesso rivela la realtà nascosta sotto la retorica giornalistica.
Dal punto di vista dello sviluppo delle capacità di analisi della popolazione, il sistema pare molto più efficace della esondante massa di informazione che tracima dalle televisioni e da internet nei paesi ad alto tasso di sviluppo, la quale, in molti casi, come un’alluvione non lascia che una spianata di fango informe nelle coscienze.
Ogni cittadino di Cochabamba che si trovi a passeggiare nel centro della città può, invece, fermarsi a consultare liberamente l’informazione dei giornali, leggerne la critica tracciata a pennarello e commentarla con i presenti.


EL LINDE DE COCHABAMBA
Nel quartiere di Linde, all’estrema periferia della città, mi sono quindi recato a conoscere e a visitare il “taller” (laboratorio) tessile di prodotti di artesania (artigianato) intitolato a p. Josè Sartori, Servo di Maria, amico nostro, recentemente scomparso, che ha dato un forte impulso alla sua costituzione e che l’ Associazione di volontariato “Sulle orme dei Servi-verso il mondo”, di cui faccio parte, ne sostiene l’attività. Il mio obiettivo era vedere, capire, suggerire e riferire ai Soci in Italia circa l’andamento dell’attività del laboratorio stesso e anche “prelevare” dei capi di vestiario già pronti per essere portati in Italia. In questo laboratorio lavora un gruppo di donne di mezza età, tutte con figli da mantenere e per lo più prive dell’aiuto del marito, di umilissima, se non di povera condizione economica, che realizzano scialli e maglioni con le tecniche tradizionali e con l’ausilio di alcune macchine utensili acquistate con il nostro contributo. I loro prodotti vengono poi distribuiti anche in Italia, nei vari mercatini organizzati dall’Associazione.
Il laboratorio, oltre a garantire alle “madres” il principale cespite di reddito, consente loro di incontrarsi regolarmente per il lavoro e socializzando buona parte del proprio tempo, costituiscono una piccola comunità di fini, che consente loro di reagire all’abbandono e alla solitudine, situazioni alle quali sono spesso condannati i poveri nelle periferie delle grandi città boliviane.


ARCHITETTURA COLONIALE A SUCRE E ARGENTO A POTOSI’
All’interno dell’ex cappella dei gesuiti di Sucre fu proclamata l’indipendenza della Bolivia. La città, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, ha una struttura a griglia di bianchi edifici coloniali.
Nella chiesa francescana della Recoleta, un coro intagliato raffigurante i martiri crocifissi a Nagasaki nel 1595, ricorda quanto la città fosse connessa col resto del mondo al tempo della dominazione spagnola.
Il centro dell’interesse turistico di Potosi è la Casa Nacional de Moneda, costruita a metà del 1700 per stampare le monete coloniali. Il Cerro Rico, che fa da sfondo alla città, fu la più grande miniera d’argento del continente ed è la ragione per cui questa città, che ai tempi del suo massimo splendore raggiunse i duecentomila abitanti, venne costruita in questo luogo, a oltre 4000 metri sul livello del mare.
Ancora oggi cooperative e singoli minatori ne scavano le viscere alla ricerca dell’argento residuo. Le agenzie turistiche, nell’intento di sfruttare la fama di Potosi, offrono visite guidate all’interno delle miniere. La terribile condizione del minatore viene così trasformata in un’esperienza turistica.


MARCIA INDIGENA
Sugli autobus, i notiziari delle radio parlano in continuazione della marcia indigena. Migliaia di boliviani appartenenti alle comunità indigene chiedono di fermare i lavori di costruzione della strada che dovrebbe collegare i porti brasiliani dell’Atlantico con la costa del Pacifico, attraverso chilometri di foresta boliviana. Le comunità chiedono il rispetto della terra dei loro avi e, con essa della loro identità. Il governo del presidente Morales si trova così lacerato tra l’impegno verso la propria base elettorale ed un consenso fondato sull’orgoglio indigeno da una parte e gli accordi col Brasile e la sfida dello sviluppo dall’altra.
Le strade fanno transitare le merci, favoriscono i commerci ma alterano lo stile di vita tradizionale e l’economia locale. Le merci sono il veicolo attraverso cui penetra uno stile di vita diverso e questo, per le popolazioni indigene è un elemento che confligge con la difesa della propria identità. Tutti questi aspetti sembrano molto chiari nella coscienza dei boliviani.
Seppur la storia, la cultura e il livello di benessere collochino la Bolivia in una situazione molto diversa da quella europea, anche qui, la contraddizione tra esigenze dello sviluppo e bisogno di difesa della propria identità rimane un grande problema irrisolto. L’autostrada che attraversa la foresta boliviana come l’alta velocità Torino Lione, gli indigeni come i No Tav, rendono manifeste in tutto il mondo l’invasività e la violenza intrinseche all’ideologia dello sviluppo.
PRETI
I padri serviti di Oruro hanno attraversato l’ultimo mezzo secolo di storia boliviana nel contatto quotidiano con la parte più povera della popolazione. Gestiscono un comedor popular e una clinica nei pressi del santuario della Virgen del Socavon. Guidano la vita pastorale dedicando particolare attenzione alle attività sociali della comunità. Lontani dai riflettori del mondo, mostrano di conoscere la realtà indigena molto meglio dei tanti editorialisti ed opinionisti che scrivono sui giornali.
Sull’altipiano, l’adesione al cristianesimo della popolazione rimane mescolata alla millenaria tradizione religiosa andina. L’arduo lavoro di rielaborazione del cristianesimo, che questi padri operano sopra un tessuto di valori profondamente radicato nella storia indigena, richiama la sofferta bellezza di quelle chiese, costruite qualche secolo fa in molti angoli della Bolivia, dove lo stile europeo veniva reinterpretato con i materiali e la manodopera del luogo, dando origine al meraviglioso ed originale stile barocco meticcio.


Venezia, autunno 2011

Stefano Boschini


Nelle foto sopra: Madres del taller "P. Josè Sartori" di Linde-Cochabamba al lavoro.

lunedì 2 gennaio 2012

Un nuovo (riuscitissimo!) micro progetto: Students' self help project

Carissimi amici, fraterni saluti da sagai.
Oggi ho ricevuto alcune foto e un report da Kilanthur. Vi mando.
P.Felix mi ha detto che alcuni giorni fa' ha mandato a voi alucne foto e un report. Fatemi sapere se avete ricevuto o no.
Vi auguro buon Natale e felice anno nuovo.
Salutatemi tutti soci.

Fraternamente, Sagai


My Dear Sagai,
I am fine and wish you every joy and happiness. At last I am able to send these few lines along with the photos and a small report on the petty shop. Hope all goes well there. Wish you every Joy and happiness during this period of Christmas. May the Year to come bring Joy Blessings from the Lord.

Take care. john


Riceviamo e pubblichiamo volentieri quanto ci è ultimamente pervenuto dalla Parrocchia dei Servi di Maria di Kilnathur (Tamil Nadu-India).


ARPUTHA MATHA SERVITE COMMUNITY
SELF HELP PROJECT – INTERIM REPORT
August 2011 to December 2011.

Project Title: Arputha Matha Students’ Petty Shop
(Stationary and Childrens’ Fancy)

Project Target group: St. Xavier’s High School Poor Students
Project Location: St. Xavier’s High School, Kilnathur, Tiruvannamalai

Total Project Fund: 1,50,000.00

Applicant: The Prior and Correspondent,
Arputha Matha Servite Community,
Kilnathur, Thiruvannamalai, Tamil Nadu.

Project legal holder: Rev.Fr. Savariappan osm
Vicar Provincial

It is with great enthusiasm and desire the Self help Project for the students began on 20th August 2011 with the financial Assistance of “SULLE ORME DEI SERVI” group.
The Servite community is really grateful to “Sulle orme dei Servi-vesro il mondo” for the realization of this wonderful expression of service.
The Petty Shop is maintained by the students themselves with the animation of Mrs. Glory, a dedicated teacher in our School. There are 4 students who serve in the Shop taking tern among themselves. They themselves take initiatives for purchasing and selling the goods for reasonable prices. The shop is not expected to yield much profit but to fulfill the directives of the Object proposed and to teach the students to stand on their own.
Until now the students are enjoying the benefit of this shop. They feel the blessing of this shop and procure their study materials from here. Monthly statements of accounts are verified and signed by the responsible. We will send financial report separately in the next few weeks.
The Community, the Teachers and the students of St. Xavier’s High School are really grateful to “Sulle orme dei Servi-verso il mondo” Association for this blessing.
We wish a Merry Christmas and a Prosperous New Year, 2012.

With Gratitude and Prayers.
Fr. John Roncalli osm.
Fr. Adam osm



COMUNITA’ SERVITANA ARPUTHA MATHA
PROGETTO DI AUTO SOSTEGNO–REPORT TEMPORANEO
Agosto - Decembre 2011.


Nome del progetto: ”Negozietto” degli studenti della Scuola Arputha Matha
(Stationary and Childrens’ Fancy)

Fruitori del progetto: Studenti indigenti della St. Xavier’s High School

Luogo del Progetto: St. Xavier’s High School, Kilnathur, Tiruvannamalai

Costo del progetto: Rupie 150,000.00 (€. 2.300 circa )

Richiedente: Il Priore della Comunità Servitana Arputha Matha,
Kilnathur, Thiruvannamalai, Tamil Nadu.

Responsabile legale del progetto: Rev.Fr. Savariappan osm
Vicario Provinciale

E’ con grande entusiasmo e volontà che l’auto-progetto a favore degli studenti ha iniziato in data 20 Agosto con l’assistenza finanziaria dell’Associazione “Sulle orme dei Servi-verso il mondo”. La comunità Servitana tutta è sinceramente riconoscente a questa Associazione per la realizzazione di questa splendida espressione di servizio.
Il “Petty Shop” (“negozietto”) è gestito dagli studenti stessi con la direzione della Sig.na Glory, una insegnante impegnata nella nostra Scuola.
Ci son quattro studenti che accudiscono al “negozietto”alternandosi tra di loro. Essi stessi prendono l’iniziativa per acquistare gli articoli di merce e venderli a prezzi ragionevoli . Il “negozietto” non ha lo scopo di far fruttare un buon guadagno, ma di cogliere la finalità dell’obiettivo proposto ed insegnare agli studenti di gestirsi in autonomia.
Fino ad ora gli studenti stanno apprezzando i benefici consentiti da questo “negozietto”.
Essi apprezzano la fortuna di questa realtà e si procurano qui i loro materiali didattici .
Mensilmente i rendiconti contabili sono controllati e sottoscritti dalla responsabile. Vi invieremo i reports contabili entro alcune settimane in forma separata.
La Comunità, gli Insegnanti e gli studenti della Scuola S. Saverio esprimono la loro gratitudine all’Associazione “Sulle orme dei Servi-verso il mondo” per questo “dono del cielo”. Vi auguriamo un Felice Natale ed un Prospero Nuovo Anno.


Con Gratitudine e Preghiere.
p. John Roncalli osm.
p. Adam osm



domenica 4 dicembre 2011

Noi ancora in Uganda...

Questa nostra quarta visita in Uganda ha quasi il sapore di un grandioso inno alla tenacia femminile, alla grandezza delle donne che abbiamo incontrato, al loro camminare a testa alta nonostante il difficile cammino incontrato.
Noi tre del Regnum Mariae (Anna, Margherita, Esther) siamo state ancora ospiti dei nostri fratelli a Jinja e qualche giorno a Kisoga.
Sono sempre loro, p.Giuseppe, p.Robert, p.Tadeo, p.Rajkumar, p.Francis, che con fraterna discrezione ci inseriscono a poco a poco nella vita e nelle usanze dei villaggi e della cittadina di Jinja o di Kisoga. E con loro possiamo poi tornare a dialogare, a confrontarci sulle realtà incontrate, a riflettere insieme con lo sguardo verso un altrove lontano e misterioso, coscienti che la diversità ci sovrasta e ci arricchisce.

Queste lunghe conversazioni coi fratelli mi fanno ritornare ai nostri inizi nelle Filippine, quando nelle notti stellate, P.Tarcisio e p.Luigi approfittavano dei dopocena per descriverci la costellazione più visibile, ma soprattutto per parlarci della vita filippina e del proprio amalgamarsi in quella cultura.
A Jinja non è la notte ad ispirarci ma è sempre il maestoso Nilo a stuzzicare le nostre conversazioni.

Ora le vere protagoniste di questo articolo e della nostra visita sono le donne: Betty, Grace, Veronica, Hellen, Juliana, Leonard, Florence, Agnes, sr.Giuditta, sr.Gemma, Alba Sara…e tante altre dell’OSSM o del villaggio o amiche e collaboratrici e sconosciute che in qualche modo si rivelano… Ognuna con la sua dura storia e con la capacità conseguente di reagire e di costruire per il futuro.
Betty di Jinja fa la sarta, aiuta i poveri, frequenta l’OSSM. Aveva programmato un micro progetto con l’Associazione “Sulle orme dei Servi verso il mondo” per comprare almeno un paio di macchine da cucire, attrezzate a dovere. E così ha fatto. Appena ricevuto il contributo si è consigliata con una signora esperta presso la quale già lavora e, con l’aiuto fraterno di P.Xotta e P.Kyeyne, si è recata a Kampala per comprare le macchine.
Ne ha scelte due ed è rimasta soddisfatta perché potrà così realizzare il suo sogno: aprire un piccolo laboratorio di sartoria a Jinja, insegnare cucito e dare lavoro ad altre ragazze. Conta di tenere in Banca i pochi euro rimasti, per organizzare al meglio il lavoro futuro.
Così ha fatto anche Florence a Bulaga , villaggio piccolissimo non tanto lontano da Kisoga. Con il contributo per il suo microprogetto ha comprato numerose altre cose da vendere nel suo negozietto di generi alimentari. Quando abbiamo visto per la prima volta la sua casetta, già visitata più volte dai ladri, il negozietto conteneva soltanto un po’ di riso, di pasta, di quaderni anche stropicciati, di detersivi, di saponette. Questa volta, mentre stavamo per lasciare l’Uganda, Florence aveva già fatto in tempo a procurarsi altri generi e anche vestiti usati (comprati al mercatino grande di Mukono) per poi rivendere il tutto, guadagnarci un po’e far crescere il piccolissimo villaggio.
Sr.Giuditta a Kisoga, continuamente vicina ai poveri, anziani ma soprattutto a donne e bambini anche con problemi di aids, cerca di inventare tutte le soluzioni possibili per lottare contro la miseria e, col piccolo finanziamento dell’Associazione “Sulle orme dei Servi”, ha comprato diversi maialini e capre per le famiglie, pianticelle da coltivare, fagioli e arachidi sempre da piantare e pagherà l’affitto per l’ orto di una famiglia .

Questi sono soltanto alcuni piccoli esempi. Ma siamo in sintonia con quello che sta succedendo nella società più vasta perché l’impulso innovativo e trasformativo delle donne, nella società del sec. XXI, è stato riconosciuto anche dalle Nazioni Unite: il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio è stato posto in stretta relazione con l’avanzamento della condizione femminile nel mondo.
Secondo Rachel Mayanja, Consigliera Speciale di Ban Ki moon per le tematiche di genere e per la promozione della donna, “ si è costruito un consenso mondiale attorno all’idea che l’empowerment delle donne sia lo strumento più efficace per lo sviluppo e la riduzione della povertà e che i restanti ostacoli all’uguaglianza di genere possano essere superati”.

L’Africa è vastissima ma proprio nei tantissimi piccoli villaggi possono sorgere e diffondersi esperienze innovative per lo sviluppo e la crescita di un paese.
Certo che la formazione gioca un ruolo rilevante per sostenere una presenza attiva delle donne nello sviluppo socio-economico del proprio territorio. E’ provato che da un più elevato grado di istruzione delle donne deriva maggior benessere sociale.
Anche il nostro fratello P.Giuseppe Xotta sostiene con forza questo principio.
Di fronte ai nostri racconti sulle violenze subite dalle ragazze e dalle donne incontrate in alcuni villaggi, ribadiva fortemente e col peso dell’Africa nel cuore, che occorre convincere ragazze e donne a studiare, a trovare vie e modi per uscire dal piccolo villaggio e raggiungere una qualche forma di scuola e di istruzione. E non solo, ma anche ridurre la loro vulnerabilità e l’esposizione ai rischi per la salute. Certo questi principi valgono per tutti, uomini e donne, ma si sa che per le donne non sono certo scontati.
In un incontro con il nostro piccolo gruppo di donne giovani e meno giovani abbiamo assistito con gusto ad un piccolo ma intenso dibattito sulla nostra identità di laiche che “si donano” per la chiesa e per il mondo.
Qualcuna si esprimeva quasi per un adeguamento alle usanze del comune sentire e per un bisogno di protezione accettando di indossare segni e simboli della cattolicità locali e non. Ma con molta forza si è elevata la voce di quelle che hanno esortato al coraggio, alla capacità di spiegare e di esprimersi per quello che si è, senza vergogna. La vergogna è un retaggio antico e senza fondamento razionale.
Non occorrono etichette, siamo come tutti i cristiani: lievito nascosto nella massa.
L’art.60 delle nostre costituzioni ci esorta a sostenerci reciprocamente in questo cammino quotidiano senza inutili paure.

Mentre sto scrivendo questo articolo sto pensando alle tre donne (due liberiane e una yemenita) che, non molti giorni fa, hanno ricevuto il Premio Nobel per la pace. Anche questo è una conferma di un “risveglio” che è fortemente voluto dalle donne e che rappresenta uno slancio potente verso l’affermazione delle libertà civili in contesti alquanto refrattari.
Le vorrei nominare tutte e tre quasi a metterle, con pochissima modestia, vicino alle nostre tre che ho citato poco sopra e alle tante altre!!! Sono: Ellen Johnson-Sirleaf, presidente della Liberia, che ha tirato fuori il paese dal disastro di una guerra civile durata ben 14 anni; Leymah Gbowee, avvocatessa e guida del movimento Women of Liberia Mass Action for Peace, che lanciò la spettacolare azione di “sciopero sessuale”; Tawakul Karman, giornalista e fondatrice dell’Associazione Woman Jiournalists without Chains che lotta per i diritti delle donne e la libertà di espressione nello Yemen.
Mi piace ora concludere con le parole che Angelo Turco ha scritto su “Nigrizia” ( novembre 2011):
“…il premio rappresenta un riconoscimento alle donne d’Africa e a tutte le donne del mondo, per l’apporto che esse danno, non solo alla quotidianità familiare come lavoratici, come mogli, come madri, ma anche al miglioramento e talvolta persino a un radicale risanamento della qualità sociale attraverso il metodo riflessivo che è il loro, impregnato di mediazione, di moderazione, di tolleranza, di generosità e persino aperto alla decisione risolutiva, ove necessaria”.

Margherita Palazzi


































































Tempo di saluti e ringraziamenti...


Carissimo Soci dell'Associazione "Sulle orme dei Servi",
Le 500 euro sono diventate in un momento favorevole 1,900,000 Uganda shilings. Siamo a quota 1, 050,000 e vengo a mandarvi la lista delle famiglie che hanno beneficato del vostro interessse e della vostra solidarieta’.
Alcuni, vi ringraziano della foto, tutti vi ringraziano con riconoscenza al Signore. Vedo questa una via sicura per camminare sulle “orme dei servi”. Vi ringrazio per darmi la possibilità di venire incontro a tante necessità, sopratutto per dare a queste persone la copacità di uscire, anche se in misura limitata, dal cerchio della dipendenza e cominciare a credere nella possibilità di migliorare. Mi sento orgogliosa di voi e raccomando le vostre preoccupazioni alle preghiere efficaci di queste persone. Mi ricordi con affetto ai nostri amici Gallina. La vergine madre e i santi tutti ci guidino sempre.
Con riconoscenza e stima.
Sr. Guiditta M.S.M





































































































































































































Mi sento orgogliosa di voi e raccomando le vostre preoccupazioni alle preghiere efficaci di queste persone. Mi ricordi con affetto ai nostri amici Gallina. La vergine madre e i santi tutti ci guidino sempre.




















































































Con riconoscenza e stima.










































Sr. Guiditta M.S.M










































domenica 23 ottobre 2011

TAMIL NADU: AGOSTO 2011: appunti e riflessioni di viaggio (L'autore è Riccardo)




Finalmente riesco a riprendere in mano il blog!
Ci siamo lasciati il giorno prima della mia partenza per l’India. Il lungo viaggio di ritorno (praticamente 40 ore di veglia tra spostamenti in bus, attese, aerei, …) mi ha lasciato parecchio frastornato e riprendere a lavorare il lunedì successivo ha messo la ciliegina sulla torta. Dopo quasi 20 giorni immerso dalla punta dei piedi a quella dei capelli nella strabordante Umanità indiana, toccare terra di nuovo é stato veramente sorprendente… il giorno dopo il ritorno sono riuscito a fare una passeggiata per il mio paese e la diversità di colori, odori, suoni mi ha spiazzato almeno quanto mi aveva spiazzato il tuffo nel caos fuori dall’aeroporto di Madras.


Ma cosa ho portato a casa da questa esperienza in India a seguito di “Sulle Orme dei Servi” con gli amici Michele, Maria, Silvia, Michele di nuovo, Franco ed Enrico? Un bagaglio carico di emozioni, quasi 2000 foto, tantissimi aneddoti e un po’ di sano fundraising e project management per la cooperazione allo sviluppo! Andando nel dettaglio:



- non puoi cercare di paragonare un mondo così diverso col nostro. L’unica cosa che puoi fare é lasciarsi rapire da tutto quello che capita a te e a quel che c’è attorno a te.



-il traffico indiano è come un giro in ottovolante: ti terrorizza e ti esalta.



- crescita: qui stiamo implodendo, lì stanno esplodendo.



-il mio stile di consumo fa schifo!



-le scimmie indiane sono aggressive, specie se vuoi far loro una foto …da vicino!



- la comunità e le microcomunità sono il cuore del mondo. Strategie e strumenti finanziari mondiali vengono dopo il senso e la pratica dell’appartenenza al proprio contesto. Ripartiamo dal vicinato!



- andare ad “aiutare” non va bene: non siamo capaci di comprendere e decifrare le dinamiche di microeconomia (sistema-villaggio) che imperano. Piuttosto si può affiancarsi a chi ha delle proposte e vuole cambiare la propria condizione. Ma la proposta deve esserci, e non va suggerita.



- “Sulle Orme dei Servi” ha fatto una scelta coraggiosa per una piccola organizzazione non profit: cofinanziare progetti di microimprenditorialità di singoli individui. Simile al microcredito, con la differenza che non c’è calcolo di interessi e che la persona finanziata contribuisce per il 15-20-25% al progetto. Questo andando di persona a controllare i progetti (come abbiamo fatto con questo viaggio) e facendo riferimento all’ordine mendicante dei “Servi di Maria”, che però non hanno alcun rapporto contrattuale e funzione operativa rispetto al buon andamento del tutto, ma come osservatori che possono segnalare e garantire “moralmente ” verso l’associazione le persone che potrebbero cogliere questa opportunità e come mediatori culturali integrati totalmente nella propria comunità.



- il cibo indiano é così piccante che può bruciare. Ma alla seconda colazione con riso, chapati, verdure e pollo speziati non ci fai più caso, e le tue mani sono molto più pratiche delle posate.



- “Sulle Orme dei Servi” raccoglie 15000-20000€ all’anno con:
- 5 per 1000
- donazioni su progetti o aree geografiche (es: Tamil Nadu, Bolivia, Mozambico)
- quote associative
- mercatini di solidarietà (anche nel Tamil, abbiamo visitato i produttori locali, comprato la loro merce al giusto prezzo di mercato, ora rivendiamo tutto qui in Italia su offerta minima e tutto il ricavato torna sui progetti)
- volontariato (preme sempre ricordarlo: un soldo risparmiato é un soldo guadagnato e un volontario affezionato é un tesoro custodito… l’associazione per il viaggio in India, come per tutti gli altri viaggi, non spende un centesimo di euro, tranne che per i propri progetti. Tutto é rimesso, anche economicamente, alla voglia dei partecipanti di fare un’esperienza nuova e coinvolgente, contribuire con le proprie energie e il proprio tempo, con le proprie risorse).



- Ganesh ha un mito interessante ed é veramente simpatico: per forza tutti lo vanno a salutare appena arrivano nei templi!



Tornerò in India. Ci ho lasciato un pezzo di cuore, quella che mi sono portato via non mi basta! ;)



Wanakkan !

mercoledì 5 ottobre 2011

VIAGGIO IN TAMIL NADU (INDIA) 17 AGOSTO – 3 SETTEMBRE 2011

Con: Michele, Franco, Enrico, Riccardo, Michele, Silvia e Maria

Il Tamil Nadu è una terra straordinaria di miseria e meraviglie, di templi vistosi che si ergono tra capanne di terra e foglie di palma, di puzza che esce dai mucchi di immondizie, di profumo di gelsomini venduti per strada ed intrecciati tra i capelli delle donne, di sari dai colori sgargianti e portati con eleganza, di occhi ridenti di bambini.
Partiamo da Venezia in sette (costo del viaggio rigorosamente a carico partecipanti) e arriviamo a Chennai. L’impatto con la grande città è veramente impressionante. Il traffico fa concorrenza alle nostre grandi città e l’inquinamento è grande.
Arriviamo con il bus mandatoci da Padre Sagai (Sahayaraj) al Convento dei Servi di Maria di Mamallapuram.
Una camera con bagno e refettorio in comune con i frati e novizi. Il cibo è semplice: riso, banane, pollo, chapati e acqua filtrata in caraffa. Sui soffitti girano le pale che rendono accettabile la temperatura piuttosto alta (35/36 gradi con umidità 70%). Il thali che è riso bollito quasi sempre basmati è servito con salse molto speziate e talvolta molto piccanti con sapori variegati. Le salse si versano nel piatto di acciaio con bordo rialzato e si raccolgono con un piccolo pugno di riso da prendere in mano . La mano è sempre e soltanto la destra in quanto la sinistra è considerata impura.

Giorni 18,19,20,21 tappa a Mamallapuram che è poco più che un villaggio affacciato sul Golfo del Bengala
Il 19, come da programma, consegniamo i piccoli premi in rupie a tre uomini ai quali erano state consegnate le capre l’anno prima. Consegnando le rupie Padre Sami, che ci fa da interprete, spiega in lingua Tamil ai beneficiati che il riconoscimento viene dato solo a loro e non a tutti quelli che avevano avuto le capre in quanto solo loro hanno allevato e tenuto le capre facendole anche moltiplicare nel numero. Padre Sami ci fa sapere che una giovane donna del villaggio, madre di due figli e abbandonata dal marito, ha chiesto di potere avere una macchina da cucire per lavorare e mantenere se e i propri figli. Michele, il Presidente dell’Associazione , chiede a Padre Sami di procedere all’acquisto dell’attrezzatura che consegneremo alla fine del nostro viaggio.
Il giorno 20 ci rechiamo nel piccolo villaggio di Kilnathur. Qua inauguriamo il Petty shop. Si tratta di un piccolo negozio che sarà gestito dai ragazzi del villaggio e dove si venderanno libri, quaderni, cancelleria e qualche dolce il tutto a prezzi inferiori rispetto alla città che dista alquanto dal villaggio. La festa soprattutto da parte dei bambini è grande! Dopo pranzo Padre John Roncalli ci chiede se possiamo contribuire per la riparazione del tetto della scuola che fa acqua e ci illustra a grandi linee un progetto per la realizzazione di un laboratorio di confezione sandali che dovrebbe dare lavoro ad alcuni uomini con famiglia del villaggio. Michele fa capire che per la riparazione del tetto la nostra Associazione non potrà contribuire mentre terrà senz’altro in considerazione il progetto “laboratorio calzature”. In serata torniamo a Mamallapuram.

Il 20, 21 e 22 visitiamo Mamallapuram e Pondicherry.

Il 23 ci rechiamo al villaggio di Siluvaipuram dove inauguriamo il “tayloring centre”. L’accoglienza è grandiosa con rito di benvenuto, danze in costume delle ragazze, toccanti parole e sguardi di bambini che ci sorridono. E’ commovente! Vengono consegnate trenta macchine da cucire meccaniche e Padre Felixraja ci consegna un elenco con foto, nome, cognome e dati anagrafici delle donne che faranno parte del “tayloring centre”. Speriamo che questo centro di cucito abbia successo. Un abitante del villaggio ci chiede aiuto per la costruzione di una grande casa sopraelevata rispetto al villaggio che consenta agli abitanti del villaggio di ripararsi quando il fango, conseguenza delle piogge monsoniche, invade le capanne dove abitano. Visitiamo il villaggio e la bella chiesa assieme a Padre Felix e poi pranziamo con lui e il parroco del villaggio. Facciamo capire che l’Associazione non può impegnarsi per esaudire la richiesta di costruzione “casa sopraelevata” . Padre Felix ci parla di un progetto futuro volto ad aiutare un gruppo di uomini che lavorano nei cementifici della zona. Questo può essere un progetto che, gestito poi da Padre Felix, la Nostra Associazione potrebbe sostenere finanziariamente.

Il 24 visitiamo il tempio Brihadisvara di Thanjavur e poi ci rechiamo alla missione di Trichy (ovvero Tiruchirappalli). Qui oltre al Priore e ai Frati incontriamo Padre Sagai che si unirà a noi nei prossimi giorni.
Il mattino dopo visitiamo con Padre Sagai la “Jegan Matha Scool” (‘Madre dell’Universo’) aperta nel 2008 dai Servi di Maria e che conta attualmente più di 600 studenti di varie religioni e di estrazione sociale media e povera.
I ragazzi, tutti in divisa, arrivano alle nove a scuola ed iniziano la giornata con il “pensiero del giorno” letto da un alunno e portato all’attenzione di tutti con l’altoparlante. Si fanno nello stesso modo anche gli auguri di “buon compleanno” ai nati del giorno. La scuola è moderna e ben attrezzata con grande aula computer.

Ci rechiamo poi all’Ospedale di Fatima Nagar da Suor Rita. Incontriamo Suor Rita una bella donna di cinquant’anni vestita con un semplice sari. E’ sorridente ma sbrigativa e si capisce subito che sia come medico che come responsabile del centro ospedaliero è brava ed amata dai collaboratori oltre che dai pazienti. Ci presenta due volontari italiani che per circa un mese sono andati ad aiutare nell’Ospedale. Ci fa vedere i suoi lebbrosi e come interviene sulle loro mani malate per guarirle e raddrizzarle dando quindi la possibilità a questi uomini, una volta guariti ,di poter lavorare ancora. Visitiamo anche il laboratorio con i telai dove alcune ex lebbrose possono guadagnarsi da vivere tessendo tovaglie, copri-letti e asciugamani. Ci dice che Lucy, la ragazza ex lebbrosa alla quale l’anno scorso era stata consegnata la macchina elettrica (Lucy ha la gamba destra amputata), si è sposata e sta aspettando un bambino che nascerà a novembre. Acquistiamo tovaglie e asciugamani per la nostra bancarella. Ci rechiamo poi verso il recinto dove sono custodite le capre, acquistate con il contributo dell’Associazione da Suor Rita, e le consegniamo ad alcuni ex lebbrosi che potranno in questo modo vivere. Nel pomeriggio visitiamo i reparti dei lebbrosi e degli ammalati di tubercolosi. Per me che per la prima volta visito e vedo sofferenze di questo tipo l’impatto emotivo è grande.
Con la promessa di ritornare, durante il viaggio di ritorno verso Chennai, ripartiamo per Trichy.

Il 26 ci rechiamo al villaggio di Narikkanvayal
Percorriamo una stradina che si snoda in mezzo a terreno già pronto per la semina del riso (la pioggia soltanto potrà portare l’acqua per farlo nascere ed avere raccolto – dal 2004 al 2008 la carestia che colpì questa zona fu dovuta proprio alla siccità).
In questo villaggio veniamo accolti da padre John Britto e da alcuni abitanti compreso il più piccolo nato da pochi giorni. Controlliamo il pozzo per la desalinizzazione dell’acqua che non è ancora in funzione perché la linea elettrica fatica ad arrivare. Constatiamo però che sono stati piantati dei pali e questo fa ben sperare. Il padre ci dice che ci sarebbe la necessità di acquistare un trattore per aiutare gli abitanti del villaggio che coltivano il riso. Prendiamo nota per vedere cosa la nostra Associazione potrà fare nel futuro in collaborazione con padre Britto. Andiamo a visitare il villaggio dove i tetti delle capanne qua sono di tegole. Nella povertà ci sembra però che gli abitanti vivano dignitosamente.
Il padre ci offre il pranzo e nel pomeriggio visitiamo la scuola (più di seicento studenti rigorosamente, come in tutte le scuole viste finora, in divisa). Visitiamo anche una classe di ragazzi tra i 17 e i 18 anni che il padre cerca di “togliere dalla strada”. I ragazzi ci cantano una canzone e noi ricambiamo con una canzone di Battisti che sembrano apprezzare. Visitiamo poi un laboratorio appena avviato dove delle donne vorrebbero guadagnarsi da vivere ricamando con la seta su dei cartoncini augurali. Se il laboratorio si avvierà bene nel futuro si potrebbero acquistare come Associazione i cartoncini per rivenderli in Italia e aiutare quindi queste donne.
Ripartiamo verso Madurai dove arriviamo in serata.

Alle sette del mattino del 27 agosto ci rechiamo al tempio Sri Menaksi. Per strada si vedono i raccoglitori di immondizie che raccolgono con le mani plastica, carta etc. che poi alla sera consegnano nelle discariche in cambio di circa due euro.
Dopo aver visitato il tempio partiamo verso il Museo di Gandhi. Il museo eretto in memoria di Ghandi che è qui ricordato per aver indossato per la prima volta a Madurai la veste indiana e successivamente per aver rifiutato di entrare nel tempio senza che fosse permesso anche a degli intoccabili con cui si accompagnava di entrare.

Nel pomeriggio siamo di nuovo a Trichy presso la missione.

Il 28 ci rechiamo al negozio “Chennai Silk” dove acquistiamo articoli in seta per alimentare le bancarelle che sostengono finanziariamente i nostri micro-progetti.
Nel pomeriggio Enrico, Michele, Franco, Riccardo e Michele disputano una amichevole di pallavolo con i giovani frati del convento. Giocano con entusiasmo e divertimento.

Il 29 mattina consegniamo il motociclo all’insegnante, padre di tre figli, che lo aiuterà soprattutto quando iniziano le piogge a recarsi a scuola (l’insegnante non ha l’uso delle gambe). Recitiamo una breve preghiera e Padre Sagai benedice il mezzo e tutti noi. Ci rechiamo poi in un negozio vicino al convento e con i soldi donati da una signora handicappata di Strà (VE) acquistiamo detergenti e generi alimentari che consegneremo nel pomeriggio a Suor Rita a Fatima Nagar.
Nel pomeriggio da Suor Rita incontriamo i bambini malati di AIDS e consegniamo i nostri piccoli doni.
Ci rechiamo poi presso il recinto per consegnare assieme a Suor Rita altre capre ad altri ex malati di lebbra. Suor Rita ci dice che il prossimo anno il micro progetto potrebbe considerare la consegna di mucche ai guariti dalla lebbra che, aiutai dalla famiglia, fossero in grado di allevarle.
Salutiamo questa donna coraggiosa che “non ha paura” perché armata di una fede incrollabile e di un grande amore verso “gli ultimi”.

Il 30 agosto, dopo i saluti ai frati di Trichy che ci hanno dimostrato fraterna amicizia, ci rechiamo alla Stazione e partiamo alla volta di Chenhalpatty. A Chenhalpatty troviamo Padre Sami e con il mezzo carico fino all’inverosimile ci rechiamo a Mamallapuram dove in refettorio il pranzo ci aspetta anche se pochi, vista la stanchezza, ne approfittano.
Il 31 agosto e l’1 settembre siamo a Mamallapuram e ci rechiamo in paese per gli acquisti per le nostre future bancarelle.
L’1 settembre consegniamo la macchina da cucire, procurata nel frattempo da Padre Sami con il nostro contributo, alla donna del villaggio che ne aveva fatta richiesta. La donna consegna a Michele il suo contributo di 500 rupie e caricata la macchina in testa torna la suo villaggio con la promessa da parte nostra che se lavorerà bene il prossimo anno Le sarà consegnata una macchina elettrica. I suoi occhi esprimono tutta la riconoscenza e felicità possibili.

La sera facciamo festa e mangiamo pesce e pasta al pomodoro! Temporale ed energia elettrica che se ne va e non ricompare se non alle 9 della mattina successiva. Notte dura senza pale per rinfrescare l’aria e senza macchinetta per uccidere le zanzare.

Il 2 settembre nel pomeriggio partiamo verso Chennai. Di nuovo la città caotica, inquinatissima e con enormi baraccopoli.
Andiamo sulla collina a Chennai dove San Tommaso apostolo fu qui martirizzato nel 72.

Ci rechiamo poi al Convento dei Servi di Maria di Chennai dove veniamo accolti e invitati a riposarci e a cenare.
Verso le 22 partiamo alla volta dell’Aeroporto dove inizia la lunga attesa fino alle 4,15 quando ci imbarchiamo. Scalo a Dubai (specchi e acciaio) e arrivo a Venezia sabato 3 settembre alle ore 14.
Diciotto giorni di condivisione con i sette compagni di viaggio di una esperienza coinvolgente e che mi resterà nel cuore.

Maria Baldan





Maria assieme a Silvia consegnano la macchina da cucire alla Sig.ra Kandamal a Mamallapuram.






Maria, assieme ad altri Soci, consegnano le capre a due persone che, guarite dalla lebbra presso l'ospedale di FatimaNagar, fanno ritorno ai loro villaggi.


































sabato 23 luglio 2011

Mozambico: è nato il laboratorio di riparazione computer!







Si è concluso nel mese di Giugno il secondo micro-progetto realizzato presso il Lar (= focolare) “Nueva Esperanca” per “ragazzi di strada” di Matola (Mozambico) che ha portato alla realizzazione del laboratorio di riparazione computer .
L’anno precedente, sempre presso lo stesso Lar era stato sviluppato e portato a termine il sostegno all’officina meccanica di Carlos Silva Sitoe (che, ci informano, oggi lavora molto bene!).
“Gestore” del laboratorio è il Sig. Saul Josè Chambale, di cui p. Pietro Andriotto ci fornisce le “coordinate”: è nato 28 anni fa a Maputo, orfano fin da piccolo e affidato ad una zia che poi lo ha mandato in una casa di accoglienza delle Suore del Calvario. Nel 1994 è entrato nel Lar Nueva Esperanca di cui ora è Amministratore.
Attualmente Saul Josè studia Ingegneria informatica all’università e – ci dice sempre p. Pietro Andriotto – “con il vostro appoggio occupa parte del suo tempo a riparare e montare computer ed insegna ad alcuni ragazzi a farlo. Così riesce ad arrotondare il suo stipendio e realizza una sua passione da sempre”.
I nostri migliori auguri, quindi, a questo intraprendente giovane mozambicano, per la continuità del suo impegno, dei suoi studi e della sua realizzazione personale.
Le foto illustrano il materiale per l’acquisto del quale la nostra Associazione ha devoluto €. 3.000 e i beneficiati, a loro volta, €. 1.000 .
Anche a p. Pietro va il nostro rinnovato grazie per la chiara, precisa e dettagliata “rendicontazione” delle cifre spese, a dispetto delle serie difficoltà che si incontrano in Mozambico per la corretta fatturazione del materiale .
Ci fa inoltre piacere dare una notizia dello scampato pericolo che questo progetto ha corso al suo inizio :
con due furti effettuati a poca distanza di giorni l’uno dall’altro, i ladri hanno asportato tutto il materiale che hanno trovato nei locali del Lar : l’archivio, i computer, materiale vario, tra cui quello fotografico, etc..
Per fortuna (e che fortuna!!) tutto il materiale appena acquistato con l’aiuto dell’Associazione e destinato al laboratorio era nel locale a fianco, che i ladri hanno risparmiato dalla loro razzia !! Auguri quindi a Saul Josè e ai suoi “apprendisti” e un grazie di cuore a p. Pietro Andriotto per il suo impegno e la fattiva collaborazione volta alla buona realizzazione del progetto, cosa che si è concretizzata in situazioni non sempre facili.
E per noi, Soci dell’Associazione, la gratificazione delle parole di p. Pietro stesso che si felicita per la realizzazione del “piccolo ma per noi grande progetto”.






















































sabato 21 maggio 2011

Dal viaggio in Albania: ricordi (Liliana Lipone)





Quando l’associazione “Sulle Orme dei Servi” aveva proposto un viaggio in Albania per conoscere il progetto che lì stava realizzando, mi sono lasciata tentare, nonostante il periodo cadesse proprio nelle festività pasquali. La motivazione era essenzialmente una: conoscere questa terra, patria di tanti miei allievi che, soprattutto negli anni dal 1998 al 2005, affollavano le mie classi di scuola carceraria. Avevo imparato a conoscere gli albanesi proprio attraverso i loro racconti, attraverso le narrazioni dei loro viaggi sul gommone, del loro intrufolarsi nei rami della malavita organizzata, in particolar modo attraverso il favoreggiamento della prostituzione, delle loro reazioni impulsive e a volte estreme, tanto da portare ad uccidere e rovinare irrimediabilmente la propria giovane famiglia.
Da alcuni anni, però, seguo sul territorio anche alcune famiglie albanesi “semplici”, “sane”, “pulite”, che vivono in profondità i loro legami familiari, che si sacrificano, lavorando onestamente e seriamente, perché ai loro figli non manchi il necessario e non si sentano discriminati nel contesto italiano in cui vivono. Famiglie in cui lavoro e sacrificio sono i pilastri su cui è costruita la vita familiare.
Ero quindi curiosa di conoscere questa terra di cui avevo indirettamente una esperienza così varia.
All’aeroporto di Tirana ci aspettava suor Giovanna con un fuoristrada, poi abbiamo capito perché un tale mezzo era necessario: le strade sono tutte piene di buchi!
La prima impressione lungo la strada che da Tirana ci portava a Ishull -Lezhe mi sembrava familiare: distese di terreni, in parte incolti, con catene di montagne arrotondate che si susseguivano regolarmente, più o meno spoglie. Mi sembrava un paesaggio dell’Italia meridionale. Poche abitazioni, alcune basse e modeste, altre dall’aspetto più occidentale, vere ville a uno o più piani, terminate o in costruzione, segno che il proprietario era emigrato.
A Ishull ci aspettava una piccola comunità di Serve di Maria Riparatrice: suor Aurelia, suor Gemma e suor Marisa. Comunità non tanto giovane dal punto di vista anagrafico, (suor Giovanna, la più giovane, fa la spola tra Italia e Albania), ma giovanissima nello spirito, evangelica, accogliente, allegra, instancabile.
A queste suore è praticamente affidata la cura della parrocchia di Ishull -Lezhe, una parrocchia formata da piccoli villaggi e case sparse.
Siamo arrivati in Albania il giovedì santo, quindi proprio nel periodo del triduo pasquale. Le celebrazioni intense di questi giorni ci hanno messo subito in contatto con la comunità ecclesiale curata dalle suore. Una comunità anch’essa giovane, ma stavolta anche anagraficamente. Circa una trentina di giovani (dai 13 ai 17 anni) si preparavano alla prima comunione che sarebbe stata somministrata il giorno di Pasqua. Naturalmente c’erano anche donne e uomini, ma ricordo soprattutto donne che sembravano rassomigliarsi tutte, nei loro vestiti per lo più neri, mentre alcune lo avevano bianco, a seconda della regione di appartenenza, e l’immancabile fazzoletto in testa, anch’esso bianco o nero. Dai loro visi traspariva la sincera devozione per la liturgia e i simboli della fede.
Una comunità giovane, semplice, mi è sembrata ancora vergine, cioè disposta ad accogliere la Parola con sincerità di cuore. Una comunità accogliente anche nei nostri confronti: non è stato difficile incontrarsi e comunicare anche senza conoscere la lingua!
Un esempio per tutti la famiglia di Matias che l’associazione aiuta nella costruzione di un pozzo. Una famiglia povera ma di grande dignità, una casa modestissima ma linda e accogliente e direi sorridente come tutta la famiglia che vi abita. Tre figli stupendi e una moglie lavoratrice e affabile, vero cuore della casa. Una fede custodita gelosamente tra i divieti del comunismo e mantenuta viva dalla nonna paterna che in silenzio ascoltava quello che il figlio ricordava della sua infanzia.
Alcuni pensieri mi hanno accompagnata al mio ritorno in Italia che mi piace condividere.
Le suore arrivavano in chiesa sempre un’ora prima, non solo per preparare la liturgia, ma anche e soprattutto per fare “accoglienza”: erano sulla porta in attesa e accoglievano, col gesto, la parola, l’attenzione, quelli che arrivavano. Per tutti, indistintamente, bambini, giovani, anziani, c’era del tempo da dedicare. Forse le nostre comunità occidentali dovrebbero prendere esempio: chi presiede nelle nostre comunità parrocchiali, o chi collabora, ha ancora del tempo da dedicare ai suoi parrocchiani?
Il comunismo ha sempre spaventato la chiesa e ancora oggi viene sventolato come spauracchio dai nostri politicanti; dinanzi a queste comunità così fresche ho pensato che il comunismo ha anche abbattuto edifici di chiese e conventi, ma non è riuscito a essiccare la sorgente che è nel cuore. Quanto più oggi, invece, dovrebbe far tremare il consumismo che sta inaridendo il cuore dell’uomo e della donna?













sabato 12 marzo 2011

Racconti dall'Uganda (Il Viaggio di Margherita, 12 - 23 dicembre 2010)

Dice giustamente il nostro amico Giorgio Mazzola (I.S.”Cristo Re”):
“Ogni viaggio, se lo si vive bene, rappresenta l’opportunità di una grande esperienza formativa. Vuoi visitare altri luoghi e altre culture? Bene, impara allora ad essere povero. Se vuoi davvero incontrare qualcuno, cerca di essere povero. Solo chi è povero può realmente incontrare qualcuno. Il ricco regala, distribuisce, pianifica, si moltiplica. Il povero non ha niente da dare, quindi incontra, accoglie".
Per noi del R.M. si tratta ora di vedere come l’intuizione, “la forma di vita” che è nata in certi tempi e in un certo luogo può mettersi in viaggio e incontrare culture e cammini diversi.
Dedichiamo particolare cura alle singole giovani donne che i Servi ci fanno incontrare perché arrivano, in qualche modo, presso le loro parrocchie o conoscono l’Ordine secolare servitano e mostrano un particolare desiderio di dedicarsi maggiormente all’"apostolato laico”.
Puntiamo molto sulla crescita del loro senso di responsabilità e sulla loro autonomia: devono sempre fare i conti con una società ancora fondata sul maschilismo, sulla poligamia, sulle prevaricazioni del potere e per giunta troppo spesso segnata dal malgoverno e dalla corruzione.
L’appello per l’attribuzione, in questo anno, del Premio Nobel per la Pace alle donne africane, afferma tra l’altro:
“Le donne sono la spina dorsale che sorregge l’Africa. In tutti i settori della vita: dalla cura della casa e dell’infanzia, all’economia, alla politica, all’arte, alla cultura, all’impegno ambientale. Per questo in Africa non è pensabile alcun futuro umano, senza la loro partecipazione attiva e responsabile. Senza l’oggi delle donne non ci sarebbe nessun domani per l’Africa... Sono in maggioranza le donne a lavorare i campi in una terra che quasi mai appartiene a loro, solo perché donne. Ad esse che controllano il 70% della produzione agricola, che producono l’80% dei beni di consumo e assicurano il 90% della loro commercializzazione, è quasi sempre impedito di possedere un pezzo di terra….”.

Ora stiamo seguendo in particolare alcune donne, giovani e meno giovani, che hanno attraversato varie avversità ma riescono a continuare il loro cammino senza arrendersi. Tutte lavorano ma i mezzi che usano sono scarsi e inadatti per un dignitoso guadagno. La sarta continua a lavorare con una macchina da cucire molto vecchia e il suo boss vuole maggiori risultati. La negoziante apre una piccola finestra per vendere qualche prodotto sperando di non essere ancora derubata come già è successo parecchie volte.
Tutte si ingegnano con creatività e mettono a disposizione tempo e capacità sia per la loro formazione biblico-spirituale sia per aiuti concreti ai numerosi tipi di povertà presenti nel loro territorio parrocchiale e non.

E’ la terza volta che Anna ed io andiamo in visita in queste terre e questa volta abbiamo percepito maggiormente la crescita della loro fiducia nei nostri confronti, abbiamo vissuto una gioia crescente nell’incontrarci e una consapevolezza maggiore dei contenuti che insieme ci offriamo per un sostegno nelle scelte di fondo, suscitate dal comune carisma mariano, di fraternità e servizio.
I fratelli Servi di Maria, dai prenovizi ai professi, dai frati formatori ai frati che prestano il loro servizio come sacerdoti e al frate Delegato e responsabile per l’Uganda, tutti hanno contribuito a rendere il nostro soggiorno carico di attenzione e cura, di condivisione dei momenti spirituali e di mensa fraterna nonché di momenti di festa insieme alle altre componenti della Famiglia stessa.

A Kisoga abbiamo visitato più volte il piccolo centro delle Suore Mantellate di Pistoia.
Loro, già da anni, hanno iniziato una scuola per i bambini e per i più grandicelli. Hanno formato alcune persone che poi hanno iniziato ad insegnare in questa scuola e ne curano l’andamento e l’organizzazione. Hanno un particolare sguardo per tutti gli anziani che rimangono soli e senza cibo. Hanno anche una piccola casa di cura per donne malate di AIDS e altri disturbi simili. Seguono i figli di donne povere e sole.
Sr.Giuditta, infermiera, è sempre alla ricerca dei più abbandonati che si nascondono per paura della gente e per la vergogna delle loro miserie. Spesso non riesce a trovare soluzioni e risposte ai vari bisogni. Sr.Benizia ha puntato molto sulla scuola e sulla diffusione di informazione e cultura. Sr.Gemma e Sr.Lucia si sono dedicate alla formazione delle ragazze e al lavoro in parrocchia.

Ancora una volta facciamo esperienza di quanto siano fondamentali il collegamento, la comunione e la collaborazione con le più svariate forme di vita all’interno della Famiglia servitana!

Margherita Palazzi


Betty con la sua vecchia macchina nel bazar del boss









lunedì 7 febbraio 2011

Appunti dall'Albania (il viaggio di Mirella e Liliana)

Carissimi Annalisa e Michele,
pensando al viaggio in Albania dove sono tornata con l'amica conosciuta "sul campo" alcuni anni fa, desidero condividere con voi alcuni appunti che mi ha regalato.
Liliana è un'insegnante che ha seguito come volontaria, presso le Serve di Maria Riparatrici di Vallona, dei progetti in collaborazione con la Caritas e una ONLUS anche per lunghi periodi sin dal 2000.
Durante il nostro soggiorno a Inshull si è prodigata con la sua esperienza, per l'animazione, i canti e quanto era utile per la buona riuscita della celebrazione e delle attività con gioia e soddisfazione di tutti.
(La cronaca più dettagliata alla prossima occasione!)

Ciao, un abbraccio.
Mirella


25.12.10
…E il viaggio è ricominciato, ma forse non si è mai interrotto.
Gezuar Krishtlindjen dal Nord della terra delle Aquile dove si misura il valore della testimonianza e la forza del Vangelo.
Troppo tempo trascorre nella quotidianità senza che si riesca a percepire l’importanza di lasciare tracce di fede di luce.
La nostra frenesia occidentale con una sua ritualità spesso privata di contenuti e ridotta a sequenza meccanica di azioni, non riesce a posare lo sguardo su un tempo umano fuori dal “tempo”
Ishulll Lexe
Così strade di fango, gente che cammina, la chiesa con il cimitero, un luogo e una comunità.
La notte di Natale, il messaggio agli uomini di buona volontà è consegnato agli angeli, pastori, re e imperatori, vestiti con materiali di recupero, ma che sanno restituire sacralità alla rappresentazione del Mistero: Ed ecco che una Madonna con le scarpe da ginnastica e un Giuseppe con gli occhiali rendono credibile ciò che si sta rappresentando e nella serietà del gesto di una madre che culla il proprio bambino, ognuno di noi, testimone dell’Annuncio, riceve una presenza che cambia la vita.
Il centro, la proclamazione della parola, la partecipazione dell’assemblea, trasformano la piccola chiesa, dal piazzale di erba e fango, in Presepe Vivente, in una comunità di gente semplice che accoglie il gesto di Dio il dono del Figlio.
26.12.10
La comunità si ritrova all’appuntamento,della celebrazione eucaristica e ancora ciascuno, presenta all’altare ciò che porta nel cuore.
Il canto, la preghiera, gli strumenti, infondono un senso di appartenenza, di una nuova realtà che sta nascendo ed ha bisogno di nutrirsi di gesti di carità e di amore.
Gli stessi che nel pomeriggio trovano voce in un'altra piccola comunità dedicata alla Sacra Famiglia. Alla recita del Padre Nostro attorno all’altare si rende visibile la “famiglia” che la comunità cristiana vuole diventare per questa gente che, pur attraversando nuove epoche storiche, resta testimone della violenza di un regime totalitario che ha lasciato cicatrici nell’anima e nel cuore.
27, 28, 29 dicembre
Giornata di formazione per i preadolescenti e gli adolescenti di Ishull Lexe con la partecipazione di una rappresentanza da Valona.
“Costruire la mia Casa sulla roccia” la presenza di Gesù nella mia vita, nella mia famiglia, la mia trasformazione nell’incontro con il messaggio di Gesù. Lavoro di gruppo, video, e foto per approfondire, condividere, ricordare, comprendere la forza di un invito e la potenza di un desiderio
dicembre – 1, 2, 3 gennaio
Gezuar Lin e Ri. Buon Anno
S: Messa di ringraziamento con Te Deum, celebrata dal vescovo e tombola del kitch con le suore della comunità di Valona.
Spedizione serale al Kafic Ebraico “promenade” alla ricerca del “soufflaque perduto, pranzo a base di panini sulla spiaggia di Orikum.
Immagini di una “ vacanza” per risaldare legami, ritrovare amici,scoprire nuove realtà, in una sorta di pellegrinaggio dell’amicizia.

lunedì 10 gennaio 2011

Pubblichiamo i saluti e gli auguri pervenutici da due Comunità di Serve di Maria che sono ormai nel nostro panorama associativo: quella di Ishull-Letzhe in Albania e quella di Celaya (Mexico).
Da Celaya:

Stimato Signor Michele,
un cordialissimo saluto a lei e a tutti i Membri dell'Associazione. Chiedo scusa per questo lungo silenzio dovuto a un guasto telefonico che ci ha tenuto isolate dalla vigilia di Natale fino ad oggi. Ora, che tutto é ritornato normale, mi pongo in contatto con lei per ringraziare degli auguri natalizi e del ricordo, ricordo ricambiato da parte di tutte noi. Che il Signore conceda a tutti un Nuovo Anno di grazia, pace, salute e lavoro.Il giorno 30 di dicembre abbiamo celebrato la prima Professione della novizia Magdalena, che ora si chiama Sorella María Magdalena, pur mancando il mezzo di comunicazione, cioé telefono ed e-mail, alla celebrazione hanno partecipato molte persone, é stato bello. Il lavoro con la "giuseppina" segue sempre a ritmo continuo, il giorno 27 abbiamo consegnato la casula per la celebrazione del 25º di Ordinazione sacerdotale del Padre Ángel Vargas, é riuscita molto bene, ora siamo impegnate con gli scapolari dell'Ordine Secolare dei Servi e abbiamo altre richieste di lavoro in fila. Grazie, ancora grazie a tutti per questa felice iniziativa.Nella Cappella abbiamo giá potuto installare la prima vetrata rappresentante Santa Giuliana Falconieri, iniziatrice della rama femminile del nostro Ordine. Grazie, ancora grazie a tutti per questa felice iniziativa.A Santa María di Guadalupe affidiamo lei , Annalisa, ciascun Membro dell'Associazione e le loro famiglie, perché li benedica e protegga.
Con affetto e gratitudine.
Suor María Lucía Palamidese e Sorelle, Monache Serve di María
(ndr: Quella che Suor Lucia chiama "la Giuseppina" è la macchina bordadora (ricamatrice) "protagonista" del micro-progetto effettuato nel 2009).
Dall'Albania:

Gentile Signor Michele, Annalisa e quanti condividono i nostri cammini, cari e sentiti ringraziamenti per gli auguri accolti con gratitudine e certezza che il Signore ama ciascuno con amore infinito e il Suo Figlio nato per noi ci resta accanto per rendere fecondi i nostri passi nel servizio del Suo Regno.
Chiedere perdono per non aver scritto prima è poca cosa, ma siamo state a lungo impedite dal non funzionamento dell'internet e poi il tempo vola...
Sappiamo che fa piacere sentire qualche notizia, così in allegato vi raccontiamo alcuni momenti vissuti nella nostra missione.
-Il mese di dicembre ci ha viste impegnate nella preparazione del S. Natale con i ragazzi, la precarietà dei mezzi spesso rallenta il rendimento, ma non rallenta l'impegno e la gioia dei ragazzi che con piccole cose sono in grado di realizzare cose significative e dimostrare riconoscenza.
Recite, canti e manifestazione di semplicità hanno caratterizzato la celebrazione del Santo Natale attorno al Dio fatto Bambino.
-Due giorni ricchi per la formazione dei giovanissimi che hanno compensato la fatica e la stanchezza di noi adulti. Stare insieme, condividere e riflettere per diventare amici e camminare come figli amati dal Signore, diventano momenti di esperienza e capacità di costruire per guardare al futuro illuminati dalla luce portata da Gesù.
-Abbiamo avuto la gioia e la fortuna di avere in mezzo a noi anche Mirella che si è resa disponibile nell'aiutarci e gli aiuti sono veramente preziosi e motivo di ringraziamento al Signore.
-Un momento particolare della Chiesa albanese alla quale abbiamo partecipato: 8 Dicembre nella cattedrale di Scutari si è celebrato solennemente la chiusura del Processo diocesano dei martiri albanesi, 40 persone che hanno coronato la loro vita con il martirio durante il periodo della dittatura. Periodo molto vicino a noi quindi denso di significato e di ricordi... Molti i presenti tra i quali parenti e familiari dei martiri. Non è facile esprimere i sentimenti e le emozioni che traspariva dai volti.... Riflettere sul senso della vita, una vita donata per il Vangelo... scegliere di morire martire piuttosto che tradire la propria fede, testimoniare con la vita il Credo religioso e l’amore cristiano che fa perdonare anche l’imperdonabile, ecco gli esempi che questi fratelli ci hanno lasciato come testamento spirituale. Penso che molti come me hanno ricordato ciò che Tertulliano diceva a riguardo dei perseguitati: "Il sangue dei Martiri è seme dei nuovi cristiani" questi sentimenti di sicuro risuonava nel cuore di molti presenti nella celebrazione. Alcuni dei martiri erano religiosi gesuiti, altri francescani altri sacerdoti diocesani, altri ancora semplici fedeli che hanno preferito morire in modo atroce, ma non rinunciare alla propria fede. Tra essi una giovane donna che non ha accettato le angherie di un tiranno ed è stata costretta ad atroci sofferenze sofferte per Cristo. Esempio e incoraggiamento per noi che viviamo in questa terra e tra questi fratelli ancora tanto bisognosi di amore, sostegno, incoraggiamento…
Viene spontaneo ringraziare il Signore per questo dono che fa alla sua Chiesa e speriamo che presto vedremo glorificati anche su questa terra quanti hanno donato la loro vita nella fede in Cristo nato in mezzo a noi, vissuto come noi, morto e Risorto per garantirci la Salvezza.

Con la stima e la riconoscenza vi salutiamo augurandovi ancora Buon Anno nel Signore
sr Aurelia, sr Marisa, Sr Gemma
Ishull Lezha 9.1.20

domenica 2 gennaio 2011

In alto a sinistra: laboratorio di buste per lettere a Chennay, a destra: ospedale di Fatimanagar, il momento della consegna della macchina da cucire a Lucy.



A sinistra: riunione "Tayloring school" a Kilnathur; a destra: consegna delle capre ad una giovane mamma di Mamallapuram.



TAMIL NADU 2010


Stavolta a Chennay ci siamo arrivati in un giorno di pioggia: sarà stata la stanchezza per il viaggio in aereo, il grigiore che tutto pervadeva, la lentezza dell’incedere dell’auto nella melassa meccanizzata per uscire dalla sempre caotica città, sta di fatto che Annalisa ed io abbiamo guadagnato l’angolo di pace e serenità di Mamallapuram, tirando finalmente un sospiro di sollievo e lasciandoci piacevolmente cadere sui duri tavolati che costituivano i giacigli della nostra stanza (non esistono, infatti, laggiù i materassi “all’italiana”).
Ma più di tanto non ci è stato possibile indugiare sulla nostra stanchezza e desiderare una sosta ad essa adeguata, perché il viaggio era organizzato “al minuto-secondo spaccato” in quanto l’obiettivo era di ri-percorrere tutti, ma proprio tutti, i luoghi dove erano o sono stati o saranno in corso i micro-progetti dell’Associazione “Sulle orme dei Servi-verso il mondo” da quattro anni a questa parte.
Spartanamente, quindi, era già stata a priori defalcata dal programma ogni cosa che non avesse a che fare con gli “obiettivi associativi”: niente “approfondimenti “ dedicati alle differenze culturali e religiose, niente visite a siti monumentali o di interesse turistico, niente concessioni a trastulli, riposi beati e piacevoli cene, ma solo un calendario di corse in treno e auto, appuntamenti, visite e incontri, inquadrate mentalmente da fogli, carteggi, appunti, lettere spedite e ricevute, cifre di denaro speso, da spendere, da verificare e da controllare.
Si è cominciato subito con il micro-progetto di Mamallapuram: incontro con le persone che avevano ottenuto le capre l’anno precedente, valutazione della situazione, acquisto di un altro gruppo di capre precedentemente concordato con le famiglie e i Padri Servi di Maria di Mamallapuram.
P. Sami da noi conosciuto gli anni precedenti, dopo un grave incidente in moto che lo aveva allontanato dalla scuola per mesi, era stato trasferito nella lontana città di Bangalore, lasciando il posto ad un altro p. Sami, appena giunto a Mamallapuram, con il quale abbiamo condiviso anche qualche intenso momento di spiritualità.
La notte del nostro arrivo, è andato con il “mediatore” a comprare 30 capre e il giorno seguente con un po’ di fatica e con un pizzico di conseguente confusione, gli animali sono stati consegnati ai destinatari prefissati: abbiamo preso nota dei nomi, verificato cos’era rimasto della consegna delle capre dell’anno scorso, registrata l’assenza di qualche famiglia che si era dovuta trasferire altrove e incassato il contributo da ciascuno dei beneficiati. Il tutto si è concluso con un breve conciliabolo con i beneficiati, persone molto povere e con le raccomandazioni di un uso corretto e virtuoso di quanto avevano ricevuto.
Quindi siamo ripartiti per Trichy e per Fatimanagar.
E’ sempre un’emozione, sospesa tra gioia e compunto dolore, la visita a Fatima Nagar, l’incontro con Suor Rita, le consorelle e gli ospiti , piccoli e adulti, malati di lebbra, TBC e di AIDS.
Anche questa volta Suor Rita è stata straordinariamente efficace: come sempre non era stato necessario un lungo carteggio e altrettanti colloqui telefonici per attrezzare i due micro-progetti che l’Associazione aveva proposto per Fatima Nagar. Infatti le 10 capre erano nel loro recinto e le due persone a cui erano destinate, ex-malati di lebbra dello stesso Ospedale, erano pronti alla pur sobria “cerimonia” della consegna: alcune parole di circostanza, saluti, le foto di rito.
Ma più toccante si è rivelata la consegna della macchina da cucire elettrica, la prima di questo tipo, a Lucy, una bella ragazza di vent’anni, dal viso sereno e dai grandi occhi neri. A lei il destino, sotto forma di lebbra, aveva chiesto l’amputazione della gamba destra, dal ginocchio in giù.Per questo Suor Rita ci aveva chiesto per lei una macchina con il motore elettrico. Turbati “dentro”, Annalisa ed io, le abbiamo consegnato il suo strumento di lavoro.
La foto scattata a lei, assieme a Suor Rita, è stata, eccezionalmente, una, una sola: non ne servivano altre per esprimere il vissuto del momento! Nel pomeriggio Suor Rita ci ha mostrato, con comprensibile soddisfazione, i padiglioni del nuovo ospedale e del nuovo centro per i bambini malati di AIDS.
Poi, mentre Annalisa era a colloquio con Sr. Rita, ho effettuato come sempre il mio piccolo “pellegrinaggio del dolore”, recandomi a visitare i vari padiglioni: i bambini ammalati di AIDS, i tubercolotici, i lebbrosi. Passavo, guardavo, cercavo di imprimere, come le altre volte, negli occhi quelle scene di corpi smunti, neri, alcuni spettrali, nelle camerate disadorne e immerse in un silenzio irreale. Momenti e visioni che considero utili serbare interiormente, quando, di fronte alla fatica del vivere, sento difficoltà che giudico eccessive.
Durante la visita al complesso ospedaliero avevo notato delle cassette di legno attaccate ai muri: mi sono avvicinato e ho visto scritto: “condom box (cassette dei preservativi)”!! Non ci volevo credere! Più tardi, tornato da Annalisa e da Suor Rita, ho fatto presente il fatto e Suor Rita, con molto candore, mi ha detto che questa “precauzione” era per impedire, dato che la “natura” e la relazione affettiva tra le persone hanno sempre e dovunque le proprie esigenze, la trasmissione delle infezioni, cosa da evitare in maniera assoluta. Al Vescovo, che le faceva presente la discrepanza con l’ufficialità della dottrina cattolica, Suor Rita dice di aver risposto così: “Lei è lì, Eminenza, sopra e distante, sono io che sono qui, giù, in mezzo a queste situazioni, cui devo dare, senza giudicare il passato di nessuno, indicazioni di soluzioni per evitare mali peggior. Queste persone hanno il diritto di godere la sessualità, dono di Dio, in modo positivo, cioè senza recare danno a sé e agli altri”.
In serata siamo tornati a Trichy e ci siamo incontrati col “nostro” interlocutore privilegiato”, p. Sagai, sempre attivo, sorridente e disponibile. L’indomani con lui ci siamo recati a Muppayur, a incontrare la fraternità e le ragazze della scuola di cucito, terminata qualche mese prima.
Con queste ultime abbiamo valutato l’andamento della loro attività, realizzata grazie al corso di cucito e la consegna a ciascuna di loro della macchina da cucire. Veniamo così informati che la quasi totalità delle 30 ragazze svolgono attività, a tempo pieno o a part time, grazie alla disponibilità dello strumento necessario.
Interpellate sul futuro, le ragazze hanno fatto anche una proposta interessante, che sarà anche espressa dalle ragazze delle altre scuole, quelle di Kilnathur e della Parrocchia del Bambin Gesù di Okkiampet (vicino a Chennay), e che potrebbe essere oggetto dei nostri prossimi micro-progetti in Tamil Nadu: imparare a confezionare vestiti non solo per donne, ma anche per bimbi, ragazzi e uomini (con la dovuta precauzione !) perché la “cultura indù” (ecco un altro di quei problema che la religione si inventa !) sconsiglia vivamente alle donne di “prendere le misure” di abiti maschili!!
Poi, ancora una volta, siamo stati al villaggio di Narikkanvayal, dove abbiamo già sovvenzionato la perforazione del pozzo e la relativa fontana. I lavori per l’allacciamento elettrico che consentirebbe il collegamento della fontana al desalinizzatore sono bloccati: com’è noto, le esigenze di questo villaggio di “dalit” (fuoricasta) non devono interessare molto le autorità civili, ragion per cui i lavori più volte promessi sono di là dall’essere realizzati. Anzi: l’assessore del Comune aveva promesso (tutto il mondo è paese!) di “venire incontro alle spese” della comunità di Narikknvayal e dando un contributo alle spese già sostenute dai suoi abitanti. Che fare? Quello che l’assessore non ha dato (Rs. 3.000, cioè €. 50) è stato fornito dal sottoscritto, quale rappresentante dell’Associazione “Sulle orme dei Servi-verso il mondo” che ha anche fornito un’altra cifra analoga per pagare, su consiglio del p. John Britto, Parroco del luogo, il “pizzo” per l’ingegnere che doveva dare il via ai lavori. Al momento, però, in cui scriviamo queste righe, da Narikkanvayal non ci sono ancora arrivate le sperate notizie.
Siamo tornati a Trichy, quindi di nuovo a Mamallapuram (sono 8 ore di viaggio) e di qui, il giorno dopo, con altri 400 km. in vettura “anni ’50”, siamo andati a Kilnathur, dove l’anno scorso è stata realizzata un’altra delle nostre “tayloring school” e abbiamo avuto la possibilità di rivedere l’amico p. John Roncalli. L’accoglienza è stata a dir poco festosa, ci hanno messo attorno al collo le ghirlande di profumatissimi gelsomini e le ragazze della scuola ci hanno informato della validità e dell’utilità per la loro economia familiare del loro lavoro con la macchina da cucire e gli insegnamenti di cucito appresi dalla scuola.
Anche qui ribadiscono l’opportunità di effettuare un corso di ulteriore “specializzazione” imparando a cucire abiti per persone di sesso maschile. P. John mi parla della dura vita in quel villaggio sperduto, dove si incrociano problemi di convivenza tra classi sociali e gruppi religiosi. Mi ha mostrato l’altoparlante della chiesa, orientato in una precisa direzione, verso le case abitate esclusivamente da persone di fede cristiana, poiché la musica trasmessa dall’altoparlante non può e non deve essere ascoltata nella zona opposta, dove ci sono persone indù di casta cosiddetta “superiore”! Le case dei cristiani sono su un lato della via, dall’altro abitano gli indù, che ogni tanto visitano le case dei cristiani per bastonarli e oltraggiarli. “E voi cosa fate”? gli chiedo. “Siamo cristiani, seguaci di Gesù. Ci teniamo le botte ricevute e basta”. P. John mi ha parlato della necessità di aprire un negozietto di materiali di cancelleria per i bimbi della scuola del villaggio: per acquistare una matita o un quaderno o una “merendina” devono andare, a piedi, nella città più vicina, dove tutto costa di più. Gli ho risposto che se il micro-progetto verrà presentato nei modi e nelle modalità prescritte, la nostra Associazione avrà l’attenzione giusta per sostenere la sua richiesta.
Salutato p. John, siamo rientrati alla sera a Mamallpuram “spremuti come limoni”.
Il giorno dopo, via ancora, in auto, per altri 300 km. , per andare a comprare nella città di Kanchipuram gli articoli di seta (cuscini, sciarpe, foulard) per alimentare le bancarelle che sostengono finanziariamente i nostri micro-progetti.
E il giorno dopo siamo ritornati, dopo aver girato l’intero Stato del Tamil Nadu, a Chennay: il viaggio stava per concludersi. Abbiamo incontrato alcune ragazze della prima scuola di cucito, siamo andati in città a consegnare il contributo (l’85% della spesa. Il rimanente era a carico del beneficiato) dell’Associazione al piccolo laboratorio che produce buste per lettere nel centro di Chennay. Siamo entrati in un corridoio scuro, dai muri umidi di muffa per avere l’accesso a due stanzette di pochi metri quadrati, completamente senza finestre: lì lavoravano, seduti a terra, tre-quattro persone, oltre che al titolare e a sua moglie. Ci hanno mostrato orgogliosi la nuova macchina, una pressa idraulica asservita ad un piccolo compressore che sostituiva un “torchio a mano” che serviva, ponendo una fustella di ferro sopra una risma di carta, a tagliare le sagome delle buste. Ora la fustella lavora con la trancia e in pochi secondi si tagliano centinaia di fogli. I titolari ci hanno ringraziato, mettendoci al collo le caratteristiche corone di gelsomini.
Siamo tornati finalmente, in serata, ad Okkiampet, periferia di Chennay, pregustando, finalmente, alcune ore di sosta e di riposo per il giorno seguente, dopo “una corsa” durata continuativamente oltre dieci giorni .
Annalisa, però, ha avuto una “delle sue” preziose intuizioni, e mentre io già riposavo felice lei, stesa sul tavolato del letto e non riuscendo a dormire, ha guardato la date dei biglietti aerei del viaggio di ritorno e si è accorta che era prevista per la notte stessa e mancavano, pertanto, solo poche ore alla partenza.
Dopo un breve fraseggio non propriamente riferibile, giù dalla branda, composto a tempo di record il bagaglio, salutati tutti di corsa, siamo partiti per l’aeroporto.
E di lì, a casa, con la soddisfazione del positivo lavoro compiuto dall’Associazione, ai cui Soci portavamo i saluti e sopratutto i più calorosi ringraziamenti da parte di tutti beneficiati dei vari micro-progetti.